L’omicidio risale al 2019. La Polizia ha arrestato un 26enne che lo avrebbe “punito” per aver spifferato i nomi di alcuni complici di un furto

Sono passati tre anni dall’omicidio di Giampiero Carvone, 19enne ucciso a Brindisi perché aveva “spifferato” i nomi di malavitosi suoi complici in un furto d’auto.

Le indagini della Polizia del capoluogo sono ricadute su un 26enne pregiudicato di Brindisi, agli arresti domiciliari per un provvedimento della DDA.

Il presunto assassino sarebbe stato identificato anche grazie alle rivelazioni di alcuni collaboratori di giustizia. L’omicidio di Carvone sarebbe maturato nel contesto della criminalità organizzata e dei suoi “codici” d’onore che puniscono severamente, anche con la morte, ogni “sgarro”.

Sembra infatti che l’auto rubata dal 19enne appartenesse a un malavitoso locale ma il vero motivo dietro all’omicidio sarebbe un altro ancora: Carvone è stato ucciso “in puro stile mafioso per non avere coperto, secondo uno dei principi cardine della codicistica criminale, quello dell’omertà, quelli che da altra parte della criminalità venivano additati come gli autori di uno ‘sgarro’ che, a prescindere dalle conseguenze, meritava di essere punito“.

Nell’ordinanza di custodia cautelare il gip scrive ancora: «Giampiero Carvone muore a causa di un furto d’auto e del successivo danneggiamento della stessa dovuto a un sinistro stradale, furto perpetrato in danno di persone ‘sbagliate’; ma muore fondamentalmente per avere fatto ‘l’infame’, avendo riferito a un uomo di spessore, assai temuto, i nomi dei suoi complici nel furto, tra cui proprio l’odierno indagato».

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/ ROSANNA CODINO