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La piattaforma potrebbe aprire un centro per combattere lo sfruttamento minorile e gli abusi sui minori online

X potrebbe aprire una unità per combattere i contenuti relativi ad abusi sessuali su minori. Si tratterebbe di un Centro di eccellenza per la fiducia e la sicurezza (Trust and Safey Center of Excellence), con sede ad Austin, in Texas, al quale potrebbero lavorare “un centinaio di moderatori”, riferiscono i media, il cui compito sarà vagliare quanto pubblicato sulla piattaforma. Non è chiaro, però, quando il centro sarà operativo.

Il centro non dovrebbe occuparsi solo di eliminare i post legati allo sfruttamento minorile, ma anche quelli che riguardano l’incitamento all’odio, come ha spiegato il senior executive di X Joe Benarroch. «X non ha un’attività incentrata sui bambini – ha dichiarato Benarroch ma è importante fare questi investimenti per impedire ai trasgressori di utilizzare la nostra piattaforma per questo tipo di distribuzione o coinvolgimento con contenuti relativi all’abuso sessuale di minori».

Benarroch ha sottolineato che gli utenti al di sotto dei 13 anni non possono aprire un account su X, mentre per gli utenti tra i 13 e i 17 anni sono in vigore regole più restrittive che consentono di tenerli al riparo dalle pubblicità degli inserzionisti.

Al momento, ha fatto sapere Benarroch, X ha oltre duemila moderatori tra impiegati full-time e professionisti esterni.

La notizia arriva poco prima dell’udienza che si terrà al Senato degli Stati Uniti intitolata Le Big Tech e la crisi dello sfruttamento sessuale minorile online, alla quale parteciperanno i responsabili dei colossi social TikTok, Meta, Discord, Snap, oltre a X. Per la piattaforma di Elon Musk testimonierà la CEO Linda Yaccarino. La stessa Yaccarino ha scritto che nei mesi passati la piattaforma si è impegnata a inserire regole più restrittive per prevenire la diffusione di contenuti relativi allo sfruttamento sessuale di minori.

Dopo l’acquisto dell’ormai ex Twitter Musk ha cambiato diverse regole, eliminato molte restrizioni e ripristinato alcuni account vietati. Ad esempio, non è più possibile bloccare gli utenti (ad eccezione dei DM), ma solo silenziarli. Molti utenti, però, hanno fatto notare che la funzione è una delle condizioni necessarie affinché le app siano presenti sull’App Store di Apple e sul Play Store di Google. Secondo l’Autorità australiana per la sicurezza elettronica il miliardario avrebbe licenziato oltre 1200 moderatori in tutto il mondo.

La procedura d’infrazione della Commissione europea

Lo scorso dicembre la Commissione europea ha avviato una procedura formale d’infrazione nei confronti di X, sospettata di aver violato gli obblighi di trasparenza e di contrasto ai contenuti illegali e alla disinformazione. Non si tratta, però, nello specifico di contenuti legati allo sfruttamento minorile.

La Commissione ha spiegato di voler appurare se la piattaforma abbia o meno violato il Digital Services Act (DSA), il nuovo regolamento sui servizi digitali approvato nel 2022, che prevede la protezione dei diritti degli utenti e il contrasto alla manipolazione delle informazioni, alla disinformazione e alla diffusione di contenuti illegali. Nello specifico la Commissione ha aperto il procedimento nei confronti di X per verificare se ci siano state delle violazioni legate “alla gestione del rischio, alla moderazione dei contenuti, ai dark pattern, alla trasparenza della pubblicità e all’accesso ai dati per i ricercatori”.

Sotto indagine anche la spunta blu, che dall’acquisto di Elon Musk è diventata a pagamento, ma che in passato serviva a certificare l’autenticità dei profili di istituzioni e personaggi pubblici. Secondo alcuni ricercatori potrebbe esserci il rischio che venga usata per truffe o per diffondere disinformazione.

L’indagine riguarda anche Community Notes, il programma di fact-checking di X che permette ai collaboratori di “aggiungere contesto” a un post, un video o a un’immagine.

Alcuni esponenti della Commissione, inoltre, hanno espresso preoccupazione per alcuni contenuti di propaganda diffusi dopo l’attacco di Hamas a Israele e l’inizio della guerra nella Striscia di Gaza.

La strategia del Parlamento europeo per la lotta allo sfruttamento minorile e agli abusi sui minori

Lo scorso novembre il Parlamento europeo ha dato l’ok alla posizione negoziale relativa alle nuove norme Ue per la lotta alla pedopornografia e agli abusi sessuali ai danni dei minori online. Il testo, approvato dalla Commissione per le Libertà Civili, contiene nuove regole per i fornitori di servizi Internet, che sono obbligati ad adottare misure “mirate, proporzionate ed efficaci” per ridurre il rischio che i provider vengano utilizzati per adescamento o abusi sessuali su minorenni. Gli eurodeputati hanno chiesto, inoltre, che i servizi rivolti ai più piccoli prevedano il consenso dell’utente per i messaggi non richiesti come impostazione predefinita e che vengano inserite opzioni di blocco e disattivazione e venga rafforzato il parental control.

Il Parlamento ha, poi, proposto la creazione di un Centro Ue per la protezione dei minori per supportare i provider di servizi Internet nella lotta agli abusi e per attuare nuove norme. Il Centro raccoglierà tutte le segnalazioni fatte all’Europol e alle autorità nazionali competenti. È stata, poi, proposta la creazione di un forum consultivo per ascoltare chi ha subìto abusi.

La bozza, però, ha attirato anche diverse critiche. Nell’approvarla la Commissione Giustizia dell’Eurocamera ha chiesto che le nuove regole vietino la scansione dei messaggi privati e la sorveglianza di massa.

Le autorità giudiziarie potrebbero emanare i cosiddetti “ordini di rilevamento”, obbligando, quindi, le piattaforme a utilizzare tecnologie per rilevare materiale pedopornografico. Questi ordini, però, potranno essere limitati a una determinata finestra temporale, dovranno essere mirati e utilizzati esclusivamente come “ultima risorsa” in caso di “ragionevoli motivi di sospetto”. Nello specifico, gli “ordini di rilevamento” obbligherebbero i servizi di messaggistica a utilizzare la tecnologia di scansione Css per accedere ai messaggi criptati. Proprio qui si è creata la spaccatura. Il Consiglio giuridico dell’Ue ha parlato di “serie preoccupazioni giuridiche” perché gli “ordini di rilevamento” potrebbero esercitare una “grave interferenza con i diritti fondamentali” del diritto comunitario. Il Parlamento, invece, ha chiesto che le comunicazioni criptate vengano escluse dagli “ordini di rilevamento”.

L’eurodeputato spagnolo Javier Zarzalejos, relatore della proposta, ha affermato che la bozza è un punto di incontro tra la tutela dei minori e il diritto alla privacy digitale.

«Si tratta di trovare il giusto compromesso tra la protezione dei minori e, allo stesso tempo, di fornire un quadro giuridico che garantisca la privacy e la protezione dei dati – ha dichiarato ZarzalejosLa questione presenta alcune complessità da un punto di vista legale, ma anche in termini di intrusività delle tecnologie che dovrebbero essere impiegate per individuare e rimuovere il materiale pedopornografico». Il network European Digital Rights (EDRi) inizialmente si era opposto alla proposta della Commissione ma ha, invece, giudicato positivamente la bozza del Parlamento. Al contrario secondo l’Ecpat International, che lotta contro lo sfruttamento sessuale dei minori, circoscrivere gli “ordini di rilevamento” potrebbe permettere la diffusione degli abusi online perché renderebbe più complicato individuare l’adescamento. Zarzalejos ha, però, spiegato che le nuove misure andranno a proteggere bambini e bambine dal grooming, ossia l’adescamento e l’instaurazione di un legame emotivo con il minore attraverso tecniche manipolatorie per fare in modo che la vittima abbassi le difese e ottenerne la fiducia.

di: Francesca LASI

FOTO: SHUTTERSTOCK