Al Centro Paul Klee di Berna è in corso una mostra dal titolo “Brazil! Brazil!”. Sorprendente? Fuori tema? No, affatto

Paul Klee era un astrattista atipico: pensava che l’artista fosse come un albero, che affonda le sue radici nella terra ma, attraverso il tronco, «dispiega visibilmente in ogni senso nello spazio e nel tempo» la sua chioma; e, come il tronco mediatore, «trasmette ciò che viene dal profondo», per «imporre un ordine alla fuga delle parvenze e delle esperienze». Ma per il pittore svizzero l’albero non è solo la metafora dell’artista: la natura era la sua fonte primaria di ispirazione e la considerava «perpetua attività generatrice». È anche per questo se Klee ha rivestito un ruolo così importante nella nascita dell’arte moderna nel Paese che più di tutti rappresenta l’apoteosi della natura in tutte le sue forme: il Brasile. Ed è sicuramente per questo che nel Centro a lui dedicato, a Berna, è in corso una mostra intitolata Brazil! Brazil! La nascita del Modernismo, visitabile fino al 5 gennaio 2025.

«Klee era un artista interessato alle culture di tutto il mondo, gli artisti di tutto il mondo sono interessati a Klee» spiega una delle due curatrici Fabienne Eggelhöfer. «La sua prima mostra brasiliana ebbe luogo nel 1953, alla seconda Biennale di San Paolo. Ma la maggior parte degli artisti che erano interessati alla sua opera, come Geraldo de Barros, Rubem Valentim e Alfredo Volpi, lo avevano già studiato sui libri». «In particolare, de Barros si recò fino a Berna per vedere le opere di Klee – sottolinea Eggelhöfer.- È stato l’artista che ne è stato maggiormente influenzato, soprattutto nelle sue prime opere: ha persino realizzato un “Omaggio”, esposto alla mostra. Per la maggior parte dei giovani artisti brasiliani, Klee era interessante poiché non era un artista dogmatico. Valentim, ad esempio, scrisse che attraverso di lui “aveva capito la libertà di espressione visiva e il valore fondamentale dell’immaginazione creativa”».

Tarsila do Amaral
O lago, 1928
Oil on canvas
75,5 × 93 cm
Hecilda e Sergio Fadel
Photo: Jaime Acioli
© Tarsila do Amaral S/A

All’inizio del XX secolo il Brasile era una giovane nazione in divenire. Nel 1889, dopo 67 anni di dominio imperiale, fu proclamata la prima Repubblica, con capitale Rio de Janeiro. Economicamente, il Paese aveva tratto profitto dal suo quasi monopolio nel commercio mondiale del caffè, incentrato sulla città portuale di Santos, nello Stato federale di San Paolo. Inoltre, la schiavitù era stata abolita nel 1888. Molti dei lavoratori sfruttati ed ex schiavi migrarono verso la regione di San Paolo, per godere del boom economico. Questa euforia si riflesse nell’arte, nella letteratura e nella musica, nel design e nell’architettura, così come nello sviluppo del Carnevale di Rio. Tuttavia, a causa dell’abbondanza di culture regionali, la ricerca di un’identità nazionale si rivelò, e in parte lo è ancora, una sfida particolarmente complessa.

Nel 1922, in concomitanza con il Giubileo del centenario dell’indipendenza brasiliana, il magnate del caffè Paulo Prado introdusse una settimana di eventi culturali, la Semana de Arte Moderna, a San Paolo. Era la prima volta che le varie arti erano riunite in un movimento d’avanguardia, alla ricerca del modernismo brasiliano. Come i colleghi europei, gli artisti carioca erano determinati a superare il canone artistico classico, accademico e istituzionalizzato che aveva dominato il XIX secolo. Cercarono anche di trovare possibili modi per staccarsi dal orientamento artistico dei colonizzatori portoghesi e sviluppare una lingua pittorica propria.

Crediti: EPA/JEREMY LEMPIN

«Il modernismo brasiliano ha le sue origini nei movimenti del Vecchio Continente, nel Cubismo, nell’Espressionismo e nel Futurismo, che sono stati gradualmente assorbiti dalla scena culturale brasiliana» sottolinea l’altra curatrice della mostra, Roberta Saraiva Coutinho. «Ciò che è veramente straordinario è il modo in cui gli artisti brasiliani si siano rivolti alla loro cultura locale alla ricerca di un’identità nazionale – prosegue. – La pluralità etnica brasiliana e le sue radici africane e indigene sono temi fondamentali nella letteratura, nella musica e nelle arti visive, in modo da forgiare un’idea di nazione. In questo senso, Brasil! Brasil! presenta artisti provenienti da diverse parti del Paese, non solo da Rio de Janeiro e San Paolo. Il movimento di riconnessione alle radici brasiliane e alla cultura popolare non è avvenuto solo nelle città culturali ma in molte diverse regioni». E la curatrice aggiunge:«questa mostra, che ha anche numerosi contributi multimediali, ha il compito di mettere insieme opere che mostrano l’ampiezza di tale movimento in termini di temi, regioni e tempo». Tra le opere esposte, «sono felice di richiamare la vostra attenzione su Três Orixás, capolavoro del 1966 di Djanira da Motta e Silva, proveniente dalla Pinacoteca do Estado di San Paolo – conclude Coutinho. – Djanira è una magnifica pittrice, una autodidatta che solo di recente ha avuto il meritato riconoscimento nella narrazione istituzionale della storia dell’arte brasiliana. Di origine indigena, ha ritratto il Brasile popolare, afro-brasiliano e indigeno, con evidente interesse sociale. L’opera è un omaggio alla cultura afro-brasiliana e questa artista merita un’attenzione particolare, soprattutto a livello internazionale».

Rubem Valentim
Sem título, 1962
Oil on canvas
70 × 50 cm
Hecilda e Sergio Fadel
Photo: Jaime Acioli

Per Eggelhöfer è Flávio de Carvalho ad essere «particolarmente interessante, per la sua multidisciplinarietà: architetto, designer, artista performativo, teatro e pittore. Il suo intervento sconvolse i contemporanei. Ad esempio, durante una processione del Corpus Domini nel centro di San Paolo, camminò in direzione opposta al flusso della processione, indossando la sua divisa da studente inglese. I partecipanti, furiosi, tentarono di linciarlo e fu salvato dalle forze dell’ordine. Il suo obiettivo era di “de-provincializzare” e modernizzare la società brasiliana».

A Klee non è servito affrontare una lunga traversata oceanica affinché la sua “chioma” si dispiegasse nel tempo e nello spazio e contribuisse così allo sviluppo del Brasile moderno. Non resta che prendere atto dell’assenza di artisti di tale calibro nella contemporaneità, nonostante i mezzi a disposizione, fisici e virtuali, siano immensamente più potenti. Ma questo è un altro (complesso) discorso.

in copertina
Flávio de Carvalho
Retrato de Ivone Levi, 1951 (dettaglio)
Oil on canvas
100 × 70 × 1,9 cm
Acervo Museu de Arte Brasileira –
MAB FAAP, São Paulo, Brazil
Photo: Fernando Silveira/MAB

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