Disastro senza precedenti in Spagna, almeno 95 i morti. Mercalli: “uno dei fenomeni più intensi nella storia d’Europa”
Le immagini che arrivano dalla Spagna fanno pensare a una vera e propria apocalisse: tra il 29 e il 30 ottobre l’acqua e il fango hanno sommerso le città e causato almeno 97 morti accertati, ma considerando il numero dei dispersi, le vittime potrebbero essere di più. Le piogge torrenziali hanno distrutto i centri abitati, trasformato in fiumi le strade, sepolto interi paesi e interrotto completamente la fornitura di acqua ed elettricità.
Eppure quello di Dana – acronimo di Depresion Aislada en Niveles Altos, fenomeno meteorologico tipico della Spagna e del Mediterraneo occidentale – era un disastro annunciato: il maltempo feroce aveva già nei giorni scorsi provocato gravi danni e inondazioni a Maiorca e frustrato l’India, dove si erano verificati eventi violenti e c’era stato un alto numero di dispersi. Ciò nonostante, la macchina della prevenzione non ha funzionato.
Un disastro annunciato
Secondo i primi bilanci dell’Agenzia Meteorologica statale spagnola, in alcune zone del Paese è caduta la pioggia di un anno intero in poche ore. Nella zona tra Utiel e Chiva, nella regione di Valencia, che è la più colpita, sono caduti più di 300 litri d’acqua per metro quadro, e sono stati raccolti 491 litri per metro quadro in sole 8 ore.
Dana come abbiamo visto è una “depressione isolata di alto livello”: un fenomeno meteo che si scatena quando una grande massa di aria fredda isolata ad alta quota forma una depressione appunto che si scontra con l’aria calda a bassa quota. Il contrasto provoca piogge intense e temporali. Si tratta della cosiddetta “goccia fredda”, “depressione con aria fredda all’interno che si stacca dal flusso delle correnti d’aria che vanno da ovest verso est e scende alla latitudine della Spagna”. Non è un fenomeno nuovo in questa zona del mondo dunque ma il riscaldamento globale lo ha reso più intenso, perché la potenza si alza all’alzarsi del contrasto termico. Secondo il fisico del clima del CNR Antonello Pasini, intervistato dall’ANSA, “a causa del cambiamento climatico sul Mediterraneo l’anticiclone delle Azzorre viene sostituito dagli anticicloni africani, molto più caldi. L’evaporazione fornisce all’atmosfera più vapore acqueo e l’acqua del mare più calda fornisce più energia all’atmosfera. Questo vapore e questa energia alla fine vengono scaricati violentemente, con pioggia e vento”.
In aggiunta, l’Andalusia è un territorio tendenzialmente secco e non è abituato dunque alle forti piogge, specialmente prolungate. Quella del 2024 è stata un’estate colpita da una siccità eccezionale, e il terreno troppo asciutto non riesce ad assorbire la pioggia. Il che ha reso tutto più difficile e pericoloso, creando la base per la tragedia che si è consumata.
In altre parole è successo questo: una “bolla” di aria fredda è scesa di quota ed è andata a scontrarsi con una corrente d’aria più calda e umida, dovuta alla superficie del Mediterraneo più calda della media del periodo (parliamo di tre-quattro gradi sopra la media). L’instabilità atmosferica che si è creata ha generato violenti temporali (V-shaped, dalla forma che queste tempeste hanno nelle immagini satellitari) che sono anche autorigeneranti, perché – come spiega Geopop – l’aria viene “risucchiata” dalle basse quote e salendo si raffredda molto in fretta, fa condensare il vapore acqueo e lo stesso va a rifornire la cella temporalesca, man mano che l’acqua viene scaricata al suolo sotto forma di precipitazioni. Autorigeneranti e stazionari, per via del blocco atmosferico di Dana: perciò vuol dire che questo temporale ha manifestato la sua violenza per ore e ore nella stessa zona. Valencia.






Parola all’esperto: intervista al dottor Luca Mercalli
Il Mondo ha intervistato il dottor Luca Mercalli, climatologo e presidente della Società meteorologica italiana, per analizzare ciò che è successo in Spagna.
Professor Mercalli, come mai il fenomeno che ha colpito la penisola Iberica è stato così distruttivo?
«È stato uno tra i più feroci di sempre: non stiamo parlando di un episodio normale, ma tra i più intensi per quantità di pioggia in breve tempo di tutta la storia d’Europa. Stiamo parlando di quasi mezzo metro d’acqua caduto in una giornata, che è quello che cade in Puglia o Sicilia in un anno. Questa è la prima ragione. La seconda è che purtroppo è capitato in una zona molto popolata e questo moltiplica le vittime. In aperta campagna magari avrebbe fatto tanti danni materiali ma molte meno vittime, su una grande città invece il bilancio ha avuto questi numeri. E poi ci aggiungiamo anche che sembra che l’allerta sia stata data in ritardo: la gente era già in acqua quando hanno dato l’allerta. Sicuramente c’è stato qualcosa che non ha funzionato nel sistema di protezione civile, perché sappiamo che la previsione era stata fatta bene quindi ci deve essere stata una mancanza nella comunicazione».
Quanto e come influisce il cambiamento climatico su questi eventi atmosferici?
«Li rende più intensi e più frequenti. Le alluvioni non sono una novità, fenomeni di questo genere nel Mediterraneo ci sono sempre stati, però il riscaldamento globale li ha resi più intensi e frequenti, quindi con più pioggia che cade in un lasso di tempo più breve e questo fa dei danni seri».
Cosa possiamo aspettarci per il futuro?
«Purtroppo dobbiamo aspettarci che eventi come quello che ha sconvolto la Spagna aumenteranno. La temperatura continua ad aumentare, il 2024 diventerà l’anno più caldo di sempre, e non stiamo facendo assolutamente nulla a livello globale per diminuire le emissioni quindi la temperatura continuerà a salire e con essa cresceranno di frequenza e di portata gli eventi estremi».
Che autunno sarà per l’Italia?
«Secondo quel poco di informazioni che abbiamo con le previsioni meteorologiche stagionali fatte dai grandi centri di previsione globale ed europea, purtroppo sappiamo che non c’è traccia di freddo all’orizzonte, continuerà questo andamento con temperature più alte della norma. Per i Santi dovremmo avere la prima brina e invece siamo ancora in maniche corte. C’è da aggiungere però che le previsioni a lungo termine sono estremamente incerte, una buona previsione non va oltre i 15 giorni quindi potenzialmente a fine novembre tutto potrebbe cambiare».
Il fenomeno che ha colpito la Spagna è lo stesso che ha attraversato l’Italia nei giorni scorsi?
«Diciamo semplicemente che da un punto di vista pratico a un non addetto ai lavori non cambia nulla, benché la genesi sia un po’ diversa. Quello che davvero conta è che queste manifestazioni sono sempre più violente, ovunque. Bisogna usare bene i dati che funzionano e questo da noi è stato fatto: in Italia con le alluvioni in Romagna le previsioni sono state fatte nel modo adeguato e se si fa un confronto ci si rende conto che probabilmente anche il minor tributo di vite umane è dovuto a questo. A Bologna le allerte rosse erano state date anche con due giorni di anticipo».
Il maltempo dall’India all’Italia fino alla Spagna
Quello che ha colpito la Spagna è lo stesso disturbo atmosferico che ha interessato nei giorni precedenti anche alcune Regioni italiane, soprattutto Liguria, Sicilia e Sardegna. Il meteorologo Gianni Messeri del Consorzio Lamma ha spiegato all‘ANSA: «si tratta di una circolazione depressionaria che abbiamo già vissuto sul nostro territorio. In pratica, l’aria fredda presente in quota rimane isolata, formando una depressione chiusa, ed è particolarmente pericoloso perché si tratta di un fenomeno stazionario che trae la sua energia dalle temperature elevate del mare che gli consentono di persistere più a lungo scaricando grandi quantità di pioggia». In Italia fino al 28 ottobre – giorno in cui la depressione si è appunto spostata verso la Spagna – il prezzo più alto del maltempo è stato pagato da Sardegna e Liguria, con fiumi che hanno esondato, frane che hanno interrotto i collegamenti e dispersi. Ma la tempesta ha preso potenza nel “tragitto” fino alla Penisola iberica.
Stesso evento si era verificato in India una settimana prima: il ciclone Dana aveva sommerso le coste dello Stato dell’Orissa e del Bengala occidentale costringendo un milione di persone a sfollare.
Cordoglio e testimonianze
In Spagna sono stati proclamati tre giorni di lutto nazionale dal primo ministro Pedro Sanchez, che è arrivato a Valencia. Numerose le espressioni di cordoglio internazionale e le offerte di aiuto che sono arrivate dall’Unione Europea. “Ho seguito con profonda preoccupazione e grande dolore le notizie sulle violente alluvioni che nelle ultime ore si sono abbattute su Valencia e il territorio circostante, provocando numerosi morti e ingentissimi danni. Il nostro pensiero va ai dispersi e alle loro famiglie, nonché alle squadre di soccorso che lavorano senza sosta in condizioni particolarmente difficili. In un momento di così grave lutto per l’amico popolo spagnolo, desidero far pervenire a Vostra Maestà e ai congiunti delle vittime il più sincero cordoglio degli italiani tutti e le espressioni della mia personale vicinanza” ha scritto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un messaggio inviato al re di Spagna, Sua Maestà Filippo VI.
La Francia ha offerto l’invio di 250 vigili del fuoco, come dichiarato dal ministro degli Esteri Jean-Noel Barrot. La presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola è arrivata in aereo a Madrid: «sono qui e sono affranta per la tragica perdita di vite umane e la devastazione che queste inondazioni hanno inflitto alle comunità di Albacete, Valencia e altrove, nell’est e nel sud della Spagna. A nome del Parlamento europeo, porgo le mie più sentite condoglianze alle famiglie che hanno perso i propri cari e a tutti coloro le cui vite sono state sconvolte. Vorrei ringraziare i soccorritori che stanno dimostrando straordinario coraggio, professionalità e instancabile dedizione nei loro sforzi, e ci aggrappiamo alla speranza che coloro che sono ancora dispersi possano presto essere ritrovati sani e salvi. Tutta l’Europa è spalla a spalla con il popolo spagnolo, la Commissione europea ha già attivato il sistema satellitare Copernicus per aiutare a coordinare le squadre di soccorso e siamo pronti ad attivare il meccanismo di protezione civile. L’Europa è pronta a supportarvi in ogni modo necessario e a fornire risorse per sostenere la ripresa e la ricostruzione. Il mio impegno è che il Parlamento europeo lavorerà rapidamente per fare tutto il necessario di fronte a questi tragici disastri. Dobbiamo continuare insieme ad aumentare il nostro supporto alle capacità di preparazione e risposta ai disastri dell’Ue, rafforzando il meccanismo di protezione civile dell’Ue e lavorando con le comunità locali, l’Europa c’è e rimane al fianco della Spagna».
Ma nel frattempo, le testimonianze che arrivano dalle zone più colpite lasciano atterriti. “La necessità più urgente è che vengano a recuperare i cadaveri. Ci sono ancora persone rimaste sotto le macchina. È tutto un disastro indescrivibile” dice un abitante di Sedavì, a Valencia, uno dei comuni più colpiti come abbiamo visto. “In molti stanno anche chiedendo rifornimenti di cibo, perché i centri commerciali della zona sono stati presi d’assalto nelle ultime ore. Ma sarebbe prioritario che non lasciassero lì i cadaveri“.
Una maestra ha detto a El Pais che il consiglio comunale ha ordinato in ritardo la chiusura delle scuole ed era già fuori dall’istituto di San Cristòbal quando ha saputo. A quel punto si è diretta al concessionario, dove doveva ritirare un’auto, con il marito: “non eravamo lì nemmeno da cinque minuti quando ci hanno detto che dovevamo andarcene subito: stava arrivando molta acqua. Ma non abbiamo fatto in tempo, la strada aveva già ceduto. Ci siamo arrampicati sul cofano, o scendevamo subito o saremmo rimasti bloccati. Era una situazione disperata. Per tutti quelli che erano già sulla strada principale era impossibile tornare indietro. Le auto hanno iniziato ad accumularsi l’una sull’altra. Si vedevano materassi galleggiare fuori dal centro commerciale, elicotteri che volavano sopra di noi… Ho scritto il numero di telefono di mio fratello sul braccio, nel caso avessi avuto bisogno di chiamare qualcuno“. La donna si è salvata riparando in un centro commerciale dove all’undicesimo piano è stata allestita un’area per ricevere le persone sfollate a cui è stato dato cibo.
Altri, molti altri, sono stati meno fortunati. Un uomo, Antonio Tarazona, ha perso la moglie e la figlia, trascinate via dalla corrente davanti a lui. Erano in auto, lui ha cercato di scendere e di aiutarle, ma il fiume di fango si è portato via la macchina con a bordo la donna, Lourdes Marìa Garcìa, e la bambina, Angeline, di pochi mesi. Solo una storia, un esempio, di quello che stanno affrontando moltissime famiglie in queste ore.
Ci sono anche testimonianze di connazionali presenti sul posto al momento dell’alluvione. Un fotografo di nome Paolo Manzi ha detto a La Repubblica che un altro grosso problema è dato dallo sciacallaggio nelle zone colpite: “lo spettacolo più desolante è stato quello dei tanti che, approfittando di un dramma, hanno scelto di rubare, hanno scelto di toccare il fondo. Ho vissuto, da bambino, la alluvione in Valtellina e mi sarei aspettato di vedere arrivare qualcuno che porta aiuti, una coperta, bottiglie d’acqua. Ma lì siamo stati abbandonati e invece che aiuti sono arrivati solo predatori. Questo mi ha molto colpito perché alla natura non si comanda ma al buon senso sì, al buon senso di dovrebbe poter comandare“.
di: Micaela FERRARO
FOTO: ANSA