I vulcani sono la testimonianza che la Terra è un sistema complesso in continua evoluzione: ad intrigare l’uomo sono la pericolosità e la magnificenza delle eruzioni
Un’esperienza particolare, lontana dai soliti luoghi, e volta a far immergere nella storia della Terra: per alcuni anche solo pensare di visitare un vulcano potrebbe essere una follia, per altri, invece, potrebbe essere incredibilmente affascinante. Assistere ad un’eruzione, tra fiamme, esalazioni, sputi incandescenti e fumo, infatti, non è da tutti: è uno spettacolo particolare, carico di adrenalina, pericolo e stupore, uno show incredibile. «Dei vulcani mi affascina soprattutto il rapporto con la nostra specie umana: la complicata convivenza tra esseri umani e vulcani, che è caratterizzata da sbalzi di paura e affetto», ha detto alla redazione de Il Mondo SMCE Boris Behncke, vulcanologo presso l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) di Catania. Ma quali vulcani nel mondo sono accessibili all’uomo? Cosa si prova ad osservare da vicino la magnificenza di questi giganti? Ce lo hanno raccontato due esperti del settore, il già citato Boris Behncke e il collega Giancarlo Tamburello, ricercatore presso la Sezione di Bologna dell’INGV.
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Oggi il turismo vulcanico, noto fin dall’epoca di Thomas Cook, imprenditore britannico che nel 1841 organizzò il primo tour sul Vesuvio, è nel pieno della sua crescita. Nel mondo ci sono circa 1.500 vulcani potenzialmente attivi, vediamone alcuni sui quali possono essere svolti tour guidati. Il nostro itinerario inizia dalle famose Hawaii, isole che ospitano il Kīlauea, uno dei vulcani più spettacolari al mondo che si innalza per circa 6.000 metri dal fondo dell’Oceano Pacifico; la parte emersa arriva a 1.200 metri sul livello del mare. Nonostante sia il vulcano più giovane delle Hawaii, è quello più visitato e l’unico attualmente in attività di tutto l’arcipelago. Uno dei suoi sentieri più suggestivi è quello che porta al tunnel di lava di Thurston, una galleria scavata totalmente dal magma incandescente. Ma non è tutto, sotto il cratere del vulcano hawaiiano, che è l’unico sul pianeta a poter essere visitato anche in macchina, si cela un ulteriore spettacolo identificabile con la creazione di un lago di lava che entrando in contatto con l’acqua marina dà vita a nuvole di vapori e gas capaci di incantare l’occhio umano. Spostandosi poi nel Pacifico del Nord, si arriva in Giappone, il Paese del vulcano Fuji, alto 3.776 metri e attivo in fase di quiescenza: l’ultima sua eruzione risale infatti al 1707 quando un lato del monte esplose formando un nuovo cratere. La sua vetta riceve ogni anno moltissimi turisti quindi, per gestire il sovraffollamento di visitatori e disincentivare attività pericolose, il governo di Yamanashi ha deciso di introdurre per l’ascesa un biglietto e diverse restrizioni. «L’overtourism è una piaga sociale che affligge, ahimè, anche i vulcani più famosi. Non so se il numero chiuso è una soluzione, ma sicuramente è da provare per testarne l’efficacia e pensare magari in futuro a soluzioni migliori. Staremo a vedere», ha detto il ricercatore Tamburello. Facendo un lungo viaggio in aereo fino al Sud del Pacifico, arriviamo in Nuova Zelanda, Paese ricco di vulcani attivi. Di questi, il vulcano sottomarino Whakaari è quello che attrae maggiormente: è appoggiato sul fondale delle acque neozelandesi a circa 1.600 metri di profondità ed è colui che ha dato vita a White Island, atollo a 48 chilometri dalla Nuova Zelanda. L’isola è pazzesca ma allo stesso tempo molto pericolosa: al contrario di ciò che avviene, per esempio, sulla nostra isola di Vulcano, non è quasi mai possibile sbarcare. Le escursioni infatti sono rare e costose a causa del monitoraggio costante dell’attività vulcanica; lungo i percorsi si incontrano laghi fumanti, fiumi di magma pietrificato e fumi di zolfo che s’innalzano dalle rocce. Il 9 dicembre 2019 Whakaari si è risvegliato improvvisamente e con un’eruzione violentissima ha causato la morte di 22 persone e l’ustione di 25. Tamburello ha commentato: «onestamente mi è difficile pensare a dei dispositivi per proteggersi dal tipo di attività dell’eruzione di White Island del 2019: ha proiettato sui turisti gas tossici e acqua super acida. Secondo me bisogna invece lavorare sul principio di precauzione mantenendo distanze di sicurezza anche esagerate, ed avere uno stretto contatto con la comunità scientifica che monitora il vulcano. Basti pensare allo Stromboli, le cui escursioni in cima sono state vietate e sono state spostate a distanze maggiori dai crateri, da lì il turista può ancora godersi pienamente la magia del vulcano in eruzione». Il nostro percorso continua nel Vecchio Continente, dove Islanda e Italia sono tra i Paesi con una maggior quantità di vulcani noti. Partendo dall’Islanda, uno dei vulcani più conosciuti e attivi dell’isola è lo Eyjafjöll, totalmente ricoperto dal ghiacciaio Eyjafjallajökull ed alto 1.666 metri. Coloro che lo visitano hanno la possibilità di compiere delle visite guidate fino alla cima, di fare escursionismo, arrampicata, sci, equitazione e andare in motoslitta. L’ultima sua eruzione, avvenuta nel 2010, creò una cascata di ghiaccio e lava che diede vita ad una nube enorme la quale causò enormi disagi, tra cui quelli al traffico aereo. «I colleghi che hanno visitato e studiato l’Islanda me ne hanno parlato come un paesaggio senza fine in cui acqua, fuoco e ghiaccio ti fanno sentire piccolo e consapevole della maestosità della natura. Purtroppo non ho avuto ancora l’opportunità di andare in Islanda per lavoro, spero accada presto», ha riferito il vulcanologo della sezione bolognese. Passando invece alla penisola italiana, tra i vulcani maggiormente conosciuti e più sorvegliati al mondo, citiamo il Vesuvio, l’Etna e lo Stromboli. «Andare su un vulcano in eruzione è un contatto molto intimo con una forza primordiale. Sono posti bellissimi: si pensi alle isole Eolie o all’Etna, dove si possono fare tanti percorsi escursionistici, con diversi gradi di difficoltà, senza mai toccare l’area sommitale. Andare sull’Etna è come staccarsi dalle rogne della vita quotidiana, e percepire un senso di immensa libertà», ha commentato Boris Behncke. A tal proposito anche Giancarlo Tamburello ha detto: «da siciliano, se mi chiedessero su quale vulcano consiglierei di andare per fare un’escursione da ricordare per tutta la vita non potrei non menzionare l’Etna (soprattutto se in eruzione!)».

Insomma, spenti o attivi, in mare o sulla terraferma, i vulcani sono fenomeni naturali allo stesso tempo incantevoli e pericolosi. «I rischi a cui ci esponiamo visitando un vulcano attivo, in particolare a condotto chiuso, sono ampiamente sottostimati dal turista medio. Questi sono caratterizzati spesso da fumarole, e sono gli stessi che in passato hanno causato molte vittime per l’inaspettata ed imprevedibile violenza delle loro eruzioni. Bisogna tenere a mente che, sebbene alcune eruzioni siano prevedibili anche con giorni di anticipo, purtroppo altre non lo sono; nessuna guida o scienziato può garantire quindi la totale incolumità del turista che lo sta visitando. D’altronde, anche le escursioni in montagna o le vie ferrate causano ogni anno diverse vittime, ma sarebbe una follia vietarle», ha detto Tamburello. E poi: «per lavoro ho visitato più di 30 vulcani nel mondo. Mi è capitato di raggiungere la cima di un vulcano remoto in Cile a cavallo, sono salito sui vulcani Ibu e Dukono nelle remote isole delle Molucche, in Indonesia, ma le esperienze più intense le ho vissute esplorando i vulcani del Costa Rica (Poàs, Turrialba, Rincón de la Vieja)», ha concluso.
Tra i tour più famosi di vulcani non possiamo dimenticare l’Indonesia, il Paese che ha più vulcani attivi sul pianeta; il Guatemala con il vulcano Fuego che erutta dal 1524; e la piccola isola di Réunion con il Piton de La Fournaise, raggiungibile con un’ora e mezza di trekking. Potremmo continuare a menzionarne molti altri ma sarebbe una lista infinita… chi ha il coraggio di andare alla scoperta dei giganti bollenti, potrà assaporare uno dei momenti più stupefacenti della sua vita.