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Stoltenberg dal vertice Nato a Bruxelles: “pronti 40mila soldati”

È in arrivo un decimo pacchetto di sanzioni economiche comminate dalla Commissione Ue contro la Russia. Si tratta di “nuovi divieti commerciali e controlli sulle esportazioni di tecnologia verso la Russia“, con un valore complessivo di 11 miliardi. Ad annunciarlo è stata la presidente Von der Leyen nel suo intervento al Parlamento Ue, dove ha proposto anche “restrizioni all’esportazione di molteplici componenti elettronici utilizzati nei sistemi armati russi, come droni, missili ed elicotteri“.

Le sanzioni coinvolgeranno anche Teheran: «per la prima volta – annuncia Von der Leyen – proponiamo di sanzionare anche le entità iraniane, comprese quelle legate alla Guardia Rivoluzionaria iraniana». La presidente della Commissione ha anche rivendicato l’efficacia del price cap: «il tetto del prezzo del petrolio significa che la Russia sta perdendo 160 milioni di euro in entrate ogni giorno».

Intanto anche Pfizer si allontana da Mosca: la società biofarmaceutica americana Viatris, controllata dal colosso statunitense, ha infatti annunciato che interromperà la fornitura di viagra alla Russia. Per tutta risposta, il Ministero della Salute russo ha assicurato che al momento il mercato nazionale ha abbastanza farmaci analoghi per trattare la disfunzione erettile.

Le parole di Von der Leyen sono state commentate dal vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Medvedev: «è brutto quando il capo della Commissione europea non capisce niente di economia ed è abituata a guardare oggetti puramente medici». «La ginecologa di più alto rango della Ue, con malcelata gioia, sta calcolando le perdite della Russia a causa della nuova ondata di sanzioni, ma non conta le perdite delle sue società».

Sul campo proseguono gli scontri a Bakhmut dove però l’esercito ucraino starebbe recuperando terreno. Gli occupanti, come ha riferito il colonnello Cherevaty, portavoce del Gruppo orientale delle forze armate dell’Ucraina, “hanno perso 119 persone” mentre altre 163 sarebbero rimaste ferite. Ad oggi, precisa ancora il colonnello, sono consentiti uscita e ingresso dalla città di Bakhmut.

«Penso che gli ucraini avranno buone possibilità di fare una differenza significativa sul campo di battaglia e di stabilire l’iniziativa»: così il segretario alla Difesa Usa, Lloyd Austin III, conferma il cauto ottimismo di Kiev

Avvistati quattro aerei russi in Alaska

Intanto cresce sensibilmente la tensione fra Mosca e Washington, con la guerra che si sposta sempre più su una dimensione aerea. Lunedì 13 febbraio il Comando di difesa aerospaziale del Nord America ha intercettato una formazione di quattro aerei da guerra russi, nello specifico bombardieri strategici Tu-95 Bear-H e caccia Su-35. I quattro velivoli, come annunciato oggi dal Norad, hanno oltrepassato il limite della Zona di identificazione della difesa aera dell’Alaska finché il Comando non ha mobilitato due aerei da combattimento F-16 e dirottato altri due F-35A, due aerocisterne Kc-135 e un aereo Awacs E-3 Sentry.

Crosetto: “la guerra ha cambiato il modo in cui dobbiamo rapportarci al futuro”

«Ha cambiato il modo in cui noi dobbiamo rapportarci al futuro. La risposta non è solo militare, ma anche di crescita economica. Abbiamo messo tutti sul tavolo la necessità di raggiungere la pace, perché non esiste crescita se non esiste la pace. Soltanto che bisogna essere in due per cercarla e non è sicuramente l’Occidente, né l’Ucraina, che ha deciso di abbandonare la pace in Europa», dice il ministro della Difesa Guido Crosetto, a Bruxelles a margine della ministeriale Nato.

L’Italia ha delle “problematiche” nel raggiungere l’obiettivo preso nel 2014 di riuscire a spendere il 2% del Pil per la difesa, anche a causa dei “limiti” che i parametri Ue pongono alla spesa pubblica.

Kristersson a Kiev

L’agenzia di stampa svedese Tt ha reso noto che il premier Ulf Kristersson è arrivato oggi a Kiev dove incontrerà il presidente ucraino Zelensky.

Vertice Nato in corso, “Mosca verso nuova offensiva, aumentare le munizioni”

Nel frattempo a Bruxelles è in corso il secondo giorno di colloqui fra i ministri della Difesa dei Paesi Nato. Stoltenberg ha ammonito gli Alleati su una nuova offensiva militare di Putin, invitando i Paesi ad aumentare la produzione di munizioni per l’Ucraina. La tesi di “nuove offensive e nuovi attacchi” da parte dell’esercito russo è stata confermata anche dal segretario alla Difesa Usa Lloyd Austin ha riferito dell’arrivo di altre truppe sul campo di battaglia, precisando anche che si tratta di contingenti mal addestrati o mal equipaggiati.

L’Onu chiede 5,6 miliardi di aiuti umanitari

All’appello per le armi si unisce quello per gli aiuti umanitari. In un comunicato l’Onu ha infatti lanciato una nuova raccolta per “5,6 miliardi di dollari in aiuti umanitari nel 2023 da destinare all’Ucraina per alleviare la difficile situazione di milioni di persone colpite dal conflitto“.

Lavrov: “punto di non ritorno”

In un discorso alla Duma, il ministro degli Esteri russi Lavrov torna ad attaccare l’Occidente: «la politica di Washington e dei suoi alleati europei per trasformare l’Ucraina in un in una roccaforte anti-russa ha raggiunto il punto di non ritorno – accusa il diplomatico. – I tentativi di isolare la Russia sono falliti e anche i nostri nemici devono ammetterlo» aggiunge ancora Lavrov, secondo cui “i legami con la Cina si stanno raffornzando“.

Borrell: “avanti con gli aiuti”

Al Parlamento prende la parola anche l’Alto rappresentante per la Politica Estera Borrell che esorta a proseguire con il sostegno a Kiev: «abbiamo fatto il massimo ma non basta – avverte il diplomatico. – Voglio essere chiaro, io non voglio una guerra come nessuno, ma per ottenere un negoziato, per ottenere la pace bisogna aiutare l’Ucraina a vincere la guerra. Non solo dobbiamo continuare con gli aiuti ma dobbiamo aumentarli». L’esito della guerra, secondo Borrell, “si deciderà questa primavera e questa estate“.

Quanto al dopoguerra, “dobbiamo pensare alla ricostruzione dell’Ucraina“, nella quale “l’Europa deve avere un ruolo“. Borrell aggiunge una stoccata a Putin: «probabilmente – dice al Parlamento – avremo bisogno di nuovi leader in Russia, che magari aiutino la riconciliazione».

Tajani: “soluzione finale non sia resa ai russi”

Intervistato da Repubblica, il ministro degli Esteri Tajani ribadisce la linea del Governo e scaccia i dubbi e le perplessità dopo le ultime parole di Berlusconi su Zelensky. «Bisogna fare di tutto perché la soluzione finale non sia una resa ai russi» torna a ripetere il titolare della Farnesina e vicepremier, assicurando che il Governo “è saldamente ancorato all’Ue, agli Usa, all’Occidente“, così come Forza Italianon si è mai discostata da quella del Ppe e del Parlamento italiano. E l’Italia non è l’anello debole della Nato“.

Questo, precisa poi Tajani, “non vuol dire che invieremo armi in grado di attaccare la Russia, non siamo certo contro il popolo russo, ma sosteniamo Kiev e la sua resistenza“. Quanto al “Berlusconi gate”, il numero due di Forza Italia è tornato a ripetere che il Cavaliere “ha votato in Parlamento europeo le risoluzioni contro l’aggressione russa, a cominciare da quella durissima del primo marzo del 2022“, pur ricordando che Berlusconi è anche “l’uomo che ha portato Russia e Stati Uniti a stringersi la mano di Pratica di Mare. Il problema è che i tempi non sono più quelli, purtroppo“.

di: Marianna MANCINI

Aggiornamento: di: Alice GEMMA e Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/EPA/SERGEY SHESTAK