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Le speculazioni non mancano, dalla sostituzione all’assorbimento sotto il controllo di Putin

Se è vero che la morte del leader è un evento traumatico per qualsiasi gruppo, sulla sorte dei Wagner le speculazioni si sprecano anche dato il loro coinvolgimento politico e militare in così tanti contesti diversi. Diverse sono le ipotesi di esperti e analisti internazionali.

Fra tutte la più gettonata è forse quella dello scioglimento del gruppo che non potrebbe sopravvivere al carisma di un leader come Prigozhin. Non solo: i Wagner avrebbero perso anche il benestare di Mosca, sin dall’insurrezione guidata dal defunto capo, e sopravvivere senza le sovvenzioni statali del passato sembra difficile.

Con lo scioglimento, si prospetta anche un probabile assorbimento dei mercenari in altri gruppi militari e fazioni. A tal proposito, sembra che la Redut si sia già fatta strada come possibile sostituto, tanto da aver già ricevuto alcuni incarichi in Africa.

Una ricostruzione circolata in queste ore suppone che Prigozhin fosse a bordo di quell’aereo proprio perché diretto dal Mali a Mosca per rinegoziare la posizione del proprio gruppo nel Paese. Attualmente la Wagner è presente nella Repubblica centrafricana, in Camerun, Burkina Faso, Repubblica democratica del Congo e in Sudan.

Infine c’è chi non crede alle seconde possibilità di Putin, come l’ex capo della Cia Leon Panetta secondo cui Mosca non permetterà “a questi ragazzi di continuare a operare da soli” ma vorrà il controllo su di loro. I mercenari sarebbero insomma in “pericolo di vita“.

Escludendo l’ipotesi, remota, di una seconda marcia sul Cremlino, non resta che credere che i Wagner rientreranno sotto il controllo di Putin e, come sostiene il presidente lituano Gitanas Nauseda, “non dobbiamo pensare che la morte di Prigozhin ci faccia sentire più tranquilli o che migliori in qualche modo la situazione della sicurezza“.

Intanto il Cremlino smentisce categoricamente qualsiasi coinvolgimento nella morte del generale: il portavoce Peskov ha definito la notizia che Putin abbia ordinato l’uccisione di Prigozhin una “assoluta menzogna“.

Anche il presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, ha dichiarato di non riuscire “a immaginare che sia stato Putin, che sia colpa di Putin” e ha aggiunto che “conosco Putin. È una persona prudente, molto calma e persino lenta nel prendere decisioni su altre questioni meno complesse“. Inoltre Lukashenko ha informato i giornalisti che “Wagner ha vissuto, è vivo e vivrà in Bielorussia, indipendentemente da quanto questo piaccia a qualcuno” e sottolineato che ““il nucleo rimane qui, qualcuno è andato in vacanza, qualcuno ha deciso di vivere in disparte” ma “entro pochi giorni tutti saranno qui, fino a 10mila persone” e “ora non c’è bisogno di trattenerli qui“, ma “finché avremo bisogno di questa unità, vivranno e lavoreranno con noi“.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/EPA/STRINGER