Calcolatrice alla mano, i partiti tracciano bilanci e prendono fiato prima di avviare la fase davvero critica di queste elezioni 2024: quella delle alleanze
Mentre ancora si contano le preferenze e si aggiustano gli zerovirgola, gli italiani (quelli che non hanno atteso le 23 per sbirciare i primi risultati e quelli che facevano altro) questa mattina si sono svegliati così: con lo stesso Governo del giorno prima, le stesse alleanze a tenerlo unito e, fino a prova contraria, persino la stessa maggioranza europea. Siamo solo all’antipasto: il vero esito elettorale sarà quello cui giungeranno i gruppi politici nell’Europarlamento a cui tocca sciogliere il rebus più difficile di tutti: quale maggioranza per i prossimi cinque anni? Nella speranza che la (poco seria) campagna elettorale sia davvero finita, cinque riflessioni a caldo su queste elezioni europee 2024.
Il voto in estrema sintesi
Cominciamo con una rapida panoramica dei risultati delle elezioni europee 2024. La più votata d’Italia è la nostra presidente del Consiglio: oltre 2,3 milioni di italiani sono andati al seggio a scrivere “semplicemente Giorgia“. Suo anche il primo partito, come da copione, che non solo resiste a due anni di Governo ma si ritrova persino più forte del settembre 2022. Ma Meloni vanta anche un altro importante risultato: si tratta dell’unico capo di Governo vincente di questa tornata, mentre tutti gli altri leader in carica ne escono acciaccati.

Quanto agli altri Partiti, performa molto bene anche il PD di Elly Schlein che risponde alla malelingue che non la vedevano vincente “nemmeno alle elezioni di condominio”. La segretaria invece porta il primo partito di opposizione a – 4 punti (quasi cinque per la verità) da Fratelli d’Italia.
Il Movimento 5 Stelle strappa alle urne il risultato più basso della sua storia, iniziata nel lontano 2009 quando perdendo 7 punti rispetto alla scorsa tornata e ben 11 punti rispetto al 2014 quando si era posizionato secondo dietro al trionfante PD di Matteo Renzi. L’unico vero successo del Partito è il secondo posto strappato in Calabria (20,7% contro il 22,2% del PD). Ma la forbice che brucia di più al Movimento è quella con il voto politico del settembre 2022, quando Giuseppe Conte era riuscito a ottenere il 15,4% dei voti. Il M5S, subodorando aria di astensione al sud, aveva prudentemente evitato di indicare una soglia psicologica sotto alla quale dichiararsi sconfitti. Molti sono convinti che la mancata doppia cifra abbia concretizzato il peggior timore di Conte: l’avvocato deve lasciare a Schlein lo scettro da leader dell’opposizione che finora si sono strattonati. Lo dice lui stesso: «prendiamo atto del risultato, sicuramente molto deludente, potevamo fare meglio» ammette, aprendo a “riflessioni“.
Potrebbe interessarti L’ora di Conte: palla al camaleonte rosso

Scorrendo la classifica, c’è un altro sorpasso da notare: Forza Italia di Antonio Tajani ha scavalcato la Lega di Matteo Salvini. Il Partito di Silvio Berlusconi, che al suo fondatore dedica la vittoria, si impone in due modi. Innanzitutto, si configura come il secondo partito di maggioranza: un posizionamento che in termini di Governo sposta poco ma che nei prossimi mesi potrebbe convincere il Carroccio in picchiata a far saltare qualche tavolo. Forza Italia si allarga quindi a destra, ma si impone anche al centro: presentandosi con il leitmotiv di una forza moderata e rassicurante, il partito di Tajani si conferma l’unico grande raccoglitore dei centristi italiani.
Niente da fare infatti per Renzi e Carlo Calenda, aspiranti leader di un Terzo Polo a cui hanno sparato loro stessi, prima di vederlo morire definitivamente dietro la soglia del 4% che nessuno dei due raggiunge. Sia la lista Stati Uniti d’Europa (Italia Viva e +Europa) sia Azione (entrambi nel calderone dei liberali europei Renew) rimangono esclusi dalla conversazione.

1. In Italia sta tornando il bipolarismo
Sommando i voti ottenuti da Fratelli d’Italia e quelli del PD otteniamo quasi il 53% dei voti totali. Di tutti gli italiani che sabato e domeniche sono andati alle urne, uno su due ha votato per Giorgia Meloni o per Elly Schlein. Il nostro agone politico è sempre più bipartito, nonostante il sistema proporzionale italiano sia pensato proprio per tutelare la rappresentanza di più gruppi. Dopo anni di dibattiti sulla bontà di un sistema elettorale maggioritario al quale, secondo tanti detrattori, il popolo italiano non sarebbe mai stato pronto, sembra invece concretizzarsi una tendenza al bipolarismo.
Potrebbe interessarti anche Schlein e il coraggio che (non) basta
Nella Prima Repubblica a fronteggiarsi erano i partiti di Centro, capitanati dalla DC, e quelli di sinistra guidati dal PCI. Oggi l’asse si è decisamente ideologizzato, anche grazie a due fattori. Il primo è l’arresto del Movimento 5 Stelle, che dal 2013 si era istituzionalizzato come ago (ondivago) della bilancia. Lo scriveva profetico all’alba delle politiche del 2022 il giornalista Michael Braun sull’Internazionale: «non rimane niente della loro capacità di costituire di nuovo un terzo polo, di creare entusiasmo tra gli elettori, di scompigliare i giochi della politica italiana». Il secondo è la scomparsa del Centro, nonostante i più accorati tentativi da parte di molti di mettere il cappello sulla mediana. Da qui la seconda riflessione.
Potrebbe interessarti anche Forza Italia Viva!
2. Il fallimento del Centro
A giudicare dall’esito delle urne, il progetto di costruire un grande centro di moderati, argine contro i populismi e gli estremismi, interessa più alla politica che non agli elettori. Non è però così semplice: fra le cause della polarizzazione del nostro agone ci sono anche le gravi responsabilità di chi quel centro avrebbe dovuto, per vocazione politica e indole, costruirlo. Parliamo del Terzo Polo, o presunto tale, di Renzi e Calenda, un cartello elettorale durato dal tramonto all’alba. Su di loro pesa e peserà un dato aritmeticamente inconfutabile: 3,7 + 3,3 = 7,0.

Potrebbe interessarti anche Il nuovo centro di Calenda
3. Il fascismo e l’antifascismo sono ancora vivi
Il dibattito su fascismo e antifascismo, perpetuo e perennemente uguale a se stesso, è ancora rilevante per gli elettori. Il che non significa che il plebiscito che ha confermato la leadership del partito di Meloni sia un voto nostalgico, anzi. Due elementi però ci forniscono la misura di quanto il dibattito nostrano sia ancora fortemente ideologizzato: il risultato ottenuto dal generale Vannacci e quello, forse più sorprendente, di Ilaria Salis. Il primo, che rifiuta di definirsi fascista ma anche antifascista, ha cavalcato una battaglia mediatica “contro il politicamente corretto” farcita di elementi nazionalisti e polemiche su gradienti cromatici dell’epidermide e preferenze sessuali degli italiani. Il tutto disgraziatamente a scapito di contenuti e proposte concrete. La seconda è stata fisicamente impossibilitata dal condurre una campagna elettorale perché agli arresti domiciliari, salvo dichiararsi apertamente “antifascista”, e tanto è bastato.
Potrebbe interessarti anche Il verde che sta bene a tutti
Gli italiani rispondono alla chiamata di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni (a loro il merito di un risultato storico) e votano Salis, supportandone l’immunità parlamentare contro un processo che ritengono ingiusto. Ma gli italiani rispondono anche all’appello del generale a cui basta provocare invocando la “decima” (importa davvero a cosa si riferisse? Non fa il suo gioco chi si scandalizza?) per ottenere oltre 524mila preferenze, che lo rendono il candidato più votato della Lega. Salis ne prende 170mila: i due dati non possono essere comparati, dato che non tutti i candidati si presentavano in tutte le circoscrizioni, ma si tratta di tantissime preferenze se rapportate agli elettori dell’Alleanza Verdi-Sinistra Italiana, al 3,64% nel settembre 2022.

Il risultato di AVS, che quasi raddoppia quello delle politiche, è poi nettamente trainato dal voto dei fuorisede che per la prima volta hanno potuto votare da remoto. Il 40,35% di questi ha votato proprio l’Alleanza di Fratoianni e Bonelli, probabilmente un indicatore anche di quanto la tematica ambientalista dei Verdi sia cara anche e soprattutto alle nuove generazioni.
4. Nella Lega è tempo di resa dei conti
A trainare il Carroccio in queste elezioni è stato anche e soprattutto il generale Vannacci, e che la sponda vincente arrivi da un esterno al partito non è piaciuto affatto a Umberto Bossi. Il fondatore della Lega infatti ha approfittato di uno dei momenti più delicati della Lega di Salvini per… votare Forza Italia. Lo conferma alla stampa anche l’ex parlamentare e già segretario della Lega lombarda Paolo Grimoldi che racconta di aver ricevuto una telefonata dal senatùr: «fai sapere in giro che voto Marco Reguzzoni», ex leghista candidato con Forza Italia a queste europee.
Il segretario non la prende bene: «io sono abituato a confrontarmi con gli avversari esterni, dover fare i conti con chi all’interno rema contro è complicato – si confessa con la stampa. – non è giusto che chi è iscritto a un partito, a urne aperte, dica che vota per un altro partito. In nessun altro partito italiano avviene qualcosa del genere», e non ha tutti i torti.
Potrebbe interessarti Tutto il nord della Lega
La Lega nel frattempo guadagna lo 0,6% rispetto a settembre 2022, abbastanza per sforare la soglia psicologica dichiarata da Salvini (un solo punto in più rispetto alle politiche) ma non abbastanza per un partito che è sempre più isolato nella sua maggioranza tanto in Italia quanto in Europa. In termini assoluti infatti la Lega ha perso circa 400mila voti; aggiungendoci anche quelli indotti dal carisma di Vannacci, più che da fedeltà politica al Carroccio, il bilancio si fa chiaramente negativo.

5. Sì, l’astensionismo è ancora il primo partito
Più che una riflessione, l’ultimo spunto offerto dalle elezioni europee è ormai una regola scritta del nostro sistema. Nonostante i due giorni disponibili per votare, solo un italiano su due ha ritenuto che recarsi al seggio per dire la propria fosse importante. Con il 49,57%, l’Italia tocca il suo record negativo assoluto per una tornata europea, fanalino di coda la Sardegna dove va al voto il 29% appena degli elettori.
Che i meccanismi europei siano complessi e spessissimo distanti dalla vita concreta delle persone è noto e, in un certo senso, anche logico. Né possiamo contare su una consolidata fiducia degli elettori nei confronti dei partiti nostrani, figuriamoci in quelli europei.
Preoccupa, però, ciò che un italiano su due evidentemente ritiene del proprio pensiero critico, del libero arbitrio che tanto ci distingue dalle bestie e persino dei propri sogni e desideri: “non è così importante” forse. Ed è un vero peccato.
Potrebbe interessarti Il vangelo secondo Berlusconi
di: Marianna MANCINI
FOTO: ALEXSANDRO PALOMBO STREET ARTIST