Un nuovo farmaco per curare un disturbo che affligge 20 milioni di persone e che ha scritto la storia

La Food and Droug Administration (FDA), l’agenzia federale statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, ha recentemente approvato Cobenfy, un nuovo farmaco che potrebbe offrire una svolta nel trattamento della schizofrenia. 

Si tratta della prima innovazione dopo circa 30 anni e adotta un approccio completamente diverso rispetto ai suoi predecessori, che si sono concentrati sui recettori della dopamina, ma agisce sui recettori colinergici del cervello, legati alla memoria e all’attenzione. Questo cambiamento potrebbe offrire sollievo dai sintomi senza i gravi effetti collaterali comunemente associati ai farmaci antipsicotici tradizionali, come aumento di peso e disturbi del movimento, fino al Parkinson.

Cos’è la schizofrenia?

La schizofrenia è un disturbo mentale grave che influisce su come una persona pensa, percepisce la realtà, si comporta e gestisce le emozioni. Riconoscere una persona affetta da schizofrenia non è semplice, poiché i sintomi possono variare in intensità e forma. Tuttavia, ci sono segni distintivi che possono aiutare a identificare la presenza della malattia. Di solito, i sintomi della schizofrenia si manifestano in tre grandi categorie: positivi, negativi e cognitivi.

Una donna affetta da schizofrenia – SHUTTERSTOCK

I sintomi positivi (o psicotici) riflettono un’aggiunta di esperienze che non dovrebbero essere presenti. Si tratta di disturbi che alterano la percezione della realtà: allucinazioni, cioè percezioni sensoriali senza uno stimolo reale, come sentire voci che non esistono, ma possono anche verificarsi allucinazioni visive, tattili, olfattive o gustative; deliri: convinzioni false o distorte che non riflettono la realtà, come credere di essere perseguitati, avere poteri speciali o essere sotto controllo da forze esterne; pensieri e comportamenti disorganizzati. 

I sintomi negativi, invece, riflettono una riduzione o perdita di capacità che di solito sono presenti nella vita quotidiana, come l’appiattimento emotivo, l’anedonia, cioè la perdita di interesse o piacere nelle attività che prima erano gratificanti, l’alogia, la ridotta capacità di parlare o esprimere idee, l’avolizione, cioè la mancanza di motivazione a iniziare o completare attività, con una marcata passività, e l’isolamento sociale. I sintomi cognitivi, infine, riguardano la difficoltà di concentrazione, i problemi di memoria, la difficoltà a prendere decisioni. 

Michele Conte, medico chirurgo, specialista in Psichiatria e psicoterapeuta e docente presso la scuola di specializzazione quadriennale IPSICO specifica che «stiamo parlando di un quadro talmente eterogeneo è come se io le chiedessi di descrivere il paziente con la febbre. Certo che conosciamo la febbre però ci sono talmente tanti motivi, tanti aspetti, che è difficile dare una definizione univoca. La verità è che oggi non c’è neanche una definizione univoca di cosa sia schizofrenia». 

I primi segnali della schizofrenia possono essere sottili e non necessariamente evidenti. In alcuni casi, i familiari o gli amici possono notare che la persona si isola socialmente, cambia abitudini alimentari o del sonno o manifesta un progressivo disinteresse verso attività quotidiane o hobby.

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Quali sono le cause della schizofrenia?

Le cause esatte non sono del tutto chiare, ma si ritiene che una combinazione di fattori genetici, chimici (squilibrio di neurotrasmettitori, come la dopamina), e ambientali possa contribuire allo sviluppo della malattia.

Terapia medica – SHUTTERSTOCK

La schizofrenia può essere diagnosticata solo da uno specialista della salute mentale (psichiatra o psicologo) attraverso una valutazione clinica approfondita, che include l’osservazione dei sintomi (almeno 6 mesi per una diagnosi completa), esami fisici e neurologici, valutazioni psicologiche attraverso colloqui e test specifici.

Riconoscere i segni precoci della schizofrenia e intervenire tempestivamente è fondamentale per migliorare l’esito del trattamento. La schizofrenia è un disturbo cronico, ma con cure adeguate, come farmaci antipsicotici e supporto psicosociale, è possibile gestirla e migliorare significativamente la qualità della vita del paziente.

«È una malattia che può avere origine dalla nascita – spiega il dottor Conte -. Ci sono dei farmaci che hanno un’indicazione a partire dai 6 mesi di età, ma non ho esperienza su pazienti poco più che neonati. Nei giovani adulti, posso dire che sono strutture preesistenti che poi, per fattori stressanti, ambientali o magari abitudini, possono accelerare lo sviluppo del disturbo. Quindi suggeriamo ai genitori di prestare attenzione a qualsiasi tipo di anomalia per quanto gli adolescenti, ma senza lanciare allarmismi». 

Quante persone soffrono di schizofrenia?

Si stima che circa 20 milioni di persone nel mondo soffrano di schizofrenia, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). La schizofrenia è relativamente rara rispetto ad altri disturbi mentali, colpendo circa lo 0,3-0,7% della popolazione globale. Tuttavia, la prevalenza può variare leggermente a seconda delle aree geografiche e dei metodi di raccolta dei dati.

Nei Paesi sviluppati, la prevalenza della schizofrenia è simile a quella dei paesi in via di sviluppo, sebbene i servizi di salute mentale e l’accesso alle cure possano differire significativamente. È distribuita equamente tra uomini e donne, ma tende a manifestarsi prima negli uomini (tra i 15 e i 25 anni), mentre nelle donne tende a comparire leggermente più tardi (tra i 25 e i 35 anni).

Nonostante la sua rarità, la schizofrenia è un disturbo con un grande impatto a livello individuale e sociale, poiché può influire profondamente sulla vita quotidiana, sulle relazioni personali e sulla capacità di lavorare.

Il numero di persone affette da schizofrenia potrebbe essere sottostimato per diverse ragioni, sia a livello globale che locale. La schizofrenia, come molti altri disturbi mentali, è associata a uno stigma sociale significativo. Le persone affette possono evitare di cercare aiuto per paura di essere discriminate o isolate. Questo porta a una diagnosi tardiva o alla mancata diagnosi del disturbo, specialmente in contesti in cui la salute mentale non è ben compresa o accettata.

Inoltre, in molte regioni del mondo, l’accesso a servizi di salute mentale è scarso o inadeguato. Nei paesi a basso reddito o nelle aree rurali, potrebbero non esserci abbastanza professionisti qualificati o strutture per la diagnosi e il trattamento della schizofrenia. Questo significa che molte persone con schizofrenia potrebbero non ricevere una diagnosi formale o rimanere non trattate. 

Come abbiamo già visto, la schizofrenia è un disturbo complesso che può essere difficile da diagnosticare, soprattutto nelle fasi iniziali. I sintomi della schizofrenia possono sovrapporsi con quelli di altri disturbi mentali (come il disturbo bipolare o la depressione) o essere confusi con effetti di droghe o problemi neurologici. Di conseguenza, alcune persone potrebbero essere diagnosticate erroneamente o non ricevere una diagnosi corretta. I criteri per la diagnosi di schizofrenia possono variare tra diversi paesi e sistemi sanitari. In alcune regioni, i criteri diagnostici potrebbero essere più restrittivi o interpretati in modo diverso, portando a una minore segnalazione dei casi rispetto ad altre aree. Anche i professionisti possono differire nell’approccio alla diagnosi.

E poi, in alcune persone, i sintomi della schizofrenia possono non essere evidenti o facilmente riconoscibili. Alcuni pazienti possono avere sintomi meno gravi o che si manifestano in modo intermittente, il che può rendere difficile la diagnosi. Inoltre, i sintomi negativi (come l’isolamento sociale o l’appiattimento emotivo) possono essere interpretati come depressione o altri problemi di salute mentale, ritardando così la diagnosi corretta.

Alcune persone con schizofrenia, specialmente quelle con deliri paranoidi, possono rifiutare l’idea di avere un problema di salute mentale e opporsi al trattamento. In questi casi, potrebbero non cercare mai assistenza o essere valutate da un medico, contribuendo alla sottostima del numero complessivo di casi.

Come è stata curata la schizofrenia nella storia?

Nelle epoche antiche, i sintomi della schizofrenia non erano riconosciuti come una malattia medica. Le persone affette da sintomi psicotici, come allucinazioni o deliri, erano spesso considerate possedute da spiriti maligni o demoni. I trattamenti riflettevano queste credenze spirituali e includevano esorcismi e rituali religiosi e la trapanazione del cranio.

Tra i presunti schizofrenici dell’antichità c’è re Nabucodonosor II (605-562 a.C.), famoso per la costruzione dei Giardini Pensili di Babilonia e per la distruzione del Tempio di Gerusalemme. Nel Libro di Daniele della Bibbia, Nabucodonosor è descritto come un re che perse la ragione e vagò nei campi, vivendo come un animale, mangiando erba e comportandosi in modo delirante. Poi Saul (XI secolo a.C.) il primo re di Israele, noto per la sua relazione tumultuosa con il futuro re Davide (che poi divenne re). Nella Bibbia, re Saul è descritto come affetto da episodi di angoscia profonda, depressione, allucinazioni e paranoia, soggetto a un “cattivo spirito” che lo tormentava, portandolo a stati di rabbia e a tentativi di uccidere Davide. E poi Empedocle, Caligola e, ovviamente, Giovanna d’Arco, che finì sul rogo. 

Una statua di Giovanna d’Arco nella cattedrale di Reims, in Francia – SHUTTERSTOCK

Nel Rinascimento e nei secoli successivi, le persone con gravi disturbi mentali, compresa la schizofrenia, venivano spesso confinate in ospedali o asili, dove le condizioni erano generalmente pessime. Alcuni trattamenti erano inumani, basati sull’idea di “contenere” piuttosto che curare, come il confinamento nei manicomi, dove i pazienti venivano legati e sottoposti a bagni gelati. Solo nel XIX secolo, con l’avvento della psichiatria moderna, il trattamento delle malattie mentali cominciò a evolversi verso approcci più umani, anche se non sempre efficaci. 

Non durò a lungo: nella prima metà del XX secolo, vi fu un periodo di sperimentazione medica con trattamenti che oggi sono considerati estremi e spesso dannosi, come l’elettroshock e la lobotomia. 

Un letto di costrizione in una clinica psichiatrica degli anni ’50 – SHUTTERSTOCK

Il 1950 segnò un punto di svolta nel trattamento della schizofrenia con l’introduzione del primo antipsicotico, la Clorpromazina. Questa scoperta inaugurò l’era della psicofarmacologia moderna e riuscì a ridurre in modo significativo i sintomi della schizofrenia, soprattutto quelli positivi come allucinazioni e deliri. Poi, negli anni ’70, la Clozapina fu uno dei primi antipsicotici atipici, ma inizialmente non fu ampiamente utilizzata a causa dei suoi potenziali effetti collaterali gravi (come l’agranulocitosi, una riduzione dei globuli bianchi). Tuttavia, si dimostrò altamente efficace per i pazienti resistenti agli altri trattamenti. Negli anni ’90 vennero sviluppati altri farmaci come Risperidone, Olanzapina e Quetiapina, che avevano meno effetti collaterali motori rispetto agli antipsicotici tipici e trattavano una gamma più ampia di sintomi.

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Oggi, il trattamento della schizofrenia è molto più personalizzato e integrato rispetto al passato. I migliori approcci includono una combinazione di antipsicotici, psicoterapia, interventi psicosociali di riabilitazione e integrazione e terapie digitali e interventi precoci che mirano a trattare i pazienti nelle fasi iniziali della malattia per migliorare l’esito a lungo termine. E ora si spera nel nuovo farmaco. 

«Il fatto che un soggetto non abbia avuto ricadute negli ultimi tre anni non vuol dire che sia guarito – aggiunge Conte -. Come nelle malattie oncologiche, una risposta positiva non significa che non possa esserci una ricaduta. Non abbiamo gli strumenti per correggere le anomalie cerebrali dei pazienti, ma ci permettono, più o meno, di ridurre i sintomi. Quando possibile».  

Gli schizofrenici nella storia

John Forbes Nash Jr. – ANSA

Tra gli schizofrenici più noti del ‘900 e del nostro secolo, ci sono John Forbes Nash Jr., matematico americano vincitore del Premio Nobel per l’economia nel 1994, per il suo lavoro sulla teoria dei giochi, la cui storia è stata raccontata nel film A Beautiful Mind (2001); Syd Barrett, fondatore dei Pink Floyd; Brian Wilson, fondatore e frontman dei The Beach Boys; Eduard Einstein, figlio del famoso scienziato e molti altri artisti. 

Non mancano i serial killer, come David Berkowitz (conosciuto come Son of Sam) che, tra il 1976 e il 1977, terrorizzò New York City uccidendo sei persone e ferendone altre sette con una pistola. Durante il processo, Berkowitz affermò di essere stato spinto a uccidere da un demone che gli parlava attraverso il cane del suo vicino. Fu diagnosticato con schizofrenia paranoide, ma alla fine fu considerato mentalmente competente per affrontare il processo e condannato. Più tardi, si dichiarò colpevole e rinnegò la storia del demone, dicendo di aver agito per cercare attenzione. Ed Gein, uno dei più famosi criminali degli Stati Uniti, noto per i suoi omicidi e per il suo macabro comportamento che ispirò film come Psycho e Il silenzio degli innocenti, dopo il suo arresto nel 1957, fu diagnosticato con schizofrenia e ritenuto incapace di affrontare un processo. Fu ricoverato in un ospedale psichiatrico, dove rimase per il resto della sua vita. Il suo comportamento era fortemente legato a disturbi psicotici, con ossessioni morbose legate alla madre e al sesso.

Sono numerosi i serial killer a cui è stata diagnosticata la schizofrenia – SHUTTERSTOK

E poi Richard Chase (The Vampire of Sacramento), Peter Sutcliffe (The Yorkshire Ripper), Herbert Mullin, James Holmes, Andrea Yates, che uccise i suoi cinque figli nel 2001, annegandoli nella vasca da bagno: la donna soffriva di schizofrenia e psicosi post-partum. Credeva che uccidere i suoi figli fosse l’unico modo per salvarli dall’inferno. Inizialmente condannata per omicidio, la sua condanna fu annullata in appello, e successivamente fu ricoverata in un ospedale psichiatrico.

Infine, non si può non citare Jack Torrance, anche se è finto: il protagonista di Shining di Stephen King, nella versione cinematografica di Stanley Kubrick diventa la rappresentazione iconica del disturbo schizofrenico, perfettamente interpretato da Jack Nicholson (nella foto ANSA di copertina).

Per approfondire Shining

In alcuni casi estremi, la schizofrenia non trattata o mal gestita può portare a comportamenti pericolosi. Tuttavia, la maggior parte dei malati non sono violenti e, anzi, sono spesso vittime di pregiudizi, stigmatizzazione e violenza. È importante ricordare che i comportamenti violenti, come nei casi dei serial killer citati, non possono essere attribuiti solo alla schizofrenia, ma piuttosto a una combinazione complessa di fattori biologici, psicologici, sociali e ambientali, insieme a una mancanza di trattamento adeguato o supporto per la salute mentale.

di: Giulia GUIDI

FOTO: ANSA/SHUTTERSTOCK