Il successo del film “Twisters”, riedizione di una pellicola del ’96, decreta l’interesse per la spettacolarità dei fenomeni climatici estremi. Il meteorologo Rabito: “C’è poco da ridere”

Nelle sale cinematografiche di tutto il Nord America (meno in Europa) sta sbancando il film “Twisters”, che parla di cacciatori di tornadi. Un successo che sfrutta l’impatto emotivo, oltre che economico, di fenomeni atmosferici estremi sempre più frequenti. 

Il più recente è avvenuto ai primi di luglio, quando l’uragano Beryl ha colpito qualche isola Caraibica, la penisola dello Yucatán e la costa statunitense del Golfo del Messico: si è trattato del più precoce uragano atlantico di categoria 5 della scala Saffir-Simpson mai registrato negli anni (prima del mese di luglio) e il secondo uragano di categoria 5 dopo l’uragano Emily, che ha avuto luogo a metà luglio 2005. 

«Di solito, l’attività delle tempeste all’inizio della stagione non ci dice molto su cosa accadrà nel resto del tempo – ha detto alla CNN Phil Klotzbach, esperto di uragani e ricercatore scientifico presso la Colorado State University Ma quando le tempeste sono forti nell’Atlantico tropicale e nei Caraibi orientali, tendono a essere un presagio di una stagione molto intensa». Di solito la stagione degli uragani atlantici non inizia prima di metà agosto e raggiunge il picco a settembre, ma Beryl, che si è formato inizialmente a fine giugno, si è comportato come se fosse già autunno. L’acqua che Beryl ha attraversato era calda come dovrebbe essere a settembre, quindi si è comportato come un uragano di settembre.

«Non si tratta di fenomeni che riguardano solo la costa atlantica, al contrario di come molti pensano – spiega Marco Rabito, meteorologo AMPRO -. Si verificano anche sul Pacifico e sull’oceano Indiano e si chiamano tifoni. C’è una grande conoscenza degli uragani atlantici perché vanno a impattare sul territorio statunitense, che ha grande disponibilità per ricerche e, soprattutto, una grancassa mediatica. Spesso, vengono trascurati, anche nelle graduatorie, quelli che colpiscono Paesi più poveri, come l’Honduras, Haiti, il Bangladesh, dove negli anni ci sono state centinaia di migliaia di vittime, nel silenzio quasi generale. Invece tutti conoscono l’uragano Katrina, che ha provocato milioni di dollari di danni ma relativamente poche vittime, perché è stato raccontato in diretta in mondovisione». 

Marco Rabito, meteorologo AMPRO – Rabito

Rabito, oltre ad essere uno dei 50 meteorologi professionisti d’Italia, è anche un “cacciatore di tornadi”, tanto da aver riportato le sue esperienze in un libro. Come i protagonisti del film (più o meno), ha “cacciato” tornado e temporali con la finalità di catturarne l’immagine, di scoprire i lati più violenti e anche di godere della sua spettacolarità; ma, soprattutto per studiarli scientificamente, riuscire a prevederli e per imparare a difendersi da essi. La differenza tra “tornado” e “uragano” è data da diversi fattori (velocità, origine, durata), ma si tratta comunque di eventi estremi, potenzialmente pericolosi e molto dannosi.

Gli uragani coinvolgono le coste oceaniche: lungo il Mediterraneo possiamo stare più tranquilli?

«No. L’aumento delle acque superficiali ha un impatto enorme sui fenomeni dell’atmosfera e su quelli che poi vanno a riversarsi sul territorio del Mediterraneo, dove, da vari decenni, si osserva un forte aumento della temperatura superficiale. Soprattutto in questi ultimi giorni, anche l’Adriatico ha fatto registrare temperature da record. Davanti a Dubrovnik, si sono registrate temperature prossime ai 30°: non erano mai state così alte. Sono temperature che si discostano da quelle normalmente osservate negli ultimi 30 anni, anche di 3/4 gradi. Questo va a influenzare in modo importante il comportamento dell’atmosfera sovrastante, perchè l’acqua molto calda cede umidità, che si traduce in precipitazioni, ma cede anche calore; quindi l’atmosfera sovrastante diventa anche molto energetica. Ed è così che dispone di “carburante” utile a fenomeni più intensi. Poi, non è detto che la disponibilità di carburante si traduca sempre in fenomeni più intensi ma rappresenta una probabilità maggiore di averli». 

L’uragano Beryl verso i Caraibi – Ansa

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I suoi colleghi americani si sono preoccupati per la precocità di Beryl…

«Mediamente le estati hanno aumentato la loro durata, dal punto di vista delle temperature prettamente estive. Sempre di più, a maggio e settembre, abbiamo delle condizioni climatiche che sono tipicamente estive. Possiamo affermare che l’estate sta diventando la stagione principale, e sta rubando giorni alle altre. Anche i fenomeni tipicamente estivi, tendono a verificarsi anche nei periodi limitrofi. L’abbiamo visto anche anche nei mesi autunnali scorsi, che in passato avrebbero semplicemente aumentato la portata dei corsi d’acqua e creato qualche rischio. Ma quest’anno c’erano anche dei forti temporali, che hanno rappresentato una scheggia impazzita. Se è pur vero che l’evento alluvionale è un evento traumatico che si realizza rapidamente, i temporali ne aumentano ulteriormente la velocità. Nel Vicentino, dove vivo, il 29 ottobre 2023, il fiume che attraversa la città è cresciuto di 2 metri e 20 nell’arco di un’ora, a causa di temporali che stavano insistendo a monte: un fenomeno del tutto fuori stagione. È qualcosa che va ricercato nella disponibilità energetica, in particolare sulla superficie del mare. Quindi c’è una correlazione, o meglio una similitudine, tra quello che avviene nei mari tropicali più caldi, quindi con uragani più violenti, e quello che avviene sul Mediterraneo».

Lei parla comunque di temporali intensi, non certo di uragani. 

«In realtà anche il Mediterraneo può generare sistemi meteorologici, dei vortici, simili agli uragani. Sono stati studiati dalla recente letteratura scientifica e si chiamano TLC, cioè Tropical Like Cyclone, praticamente “simil cicloni tropicali”: hanno caratteristiche molto simili e si sviluppano principalmente nei mesi invernali. Sono dei vortici, chiusi, con un occhio, e hanno una caratteristica di grande intensità. Colpiscono lo Ionio, il Tirreno, meno l’Adriatico. Anche se è non dobbiamo dimenticare quello che ha portato l’Acqua granda a Venezia nel 2019. Sono fenomeni che stanno diventando più frequenti proprio per l’aumento della temperature del Mediterraneo. Ed ecco perché tende ad ospitare anche specie aliene,cioè pesci, alghe o altre vegetazioni marine abituate a temperature diverse».

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“Chicco” di grandine caduto nel 2023 – Ansa

Un fenomeno estremo che, invece, conosciamo fin troppo bene sono le grandinate, che hanno provocato danni ingenti, soprattutto al Nord. è possibile fare una previsione?

«Sì, si può fare, noi abbiamo un’indicazione statistica che ci dice che le grandinate di grosso calibro, cioè con chicchi superiori ai 5 centimetri di diametro, tenderanno ad essere più frequenti soprattutto in Pianura padana. Nel 2023, tra il 13 e il 25 di luglio, quell’area ha ricevuto 7 grandinate di grosso calibro. Mediamente questo fenomeno si osserva una o due volte all’anno ed in aree limitate: lo scorso anno abbiamo superato ogni record: nel  Vicentino si è registrato un chicco di 16 centimetri di diametro, record europeo, immediatamente superato pochi giorni dopo in un comune in provincia di Pordenone: un “chicco” di 19,2 centimetri di diametro, di quasi un chilo. Non occorre spiegare che danni può provocare…».

Ci può spiegare come mai questi fenomeni sono più frequenti al Nord che al Sud d’Italia?

«Nel sud la morfologia è diversa, nel senso che c’è una minore capacità di accumuli energetici importanti in un’area che comunque si protegge da intrusioni più fredde, cosa che invece non avviene in Pianura padana, perchè non è soggetta a ventilazione e ricambio d’aria. E, quindi, questo grande quantitativo di energia viene sfruttato alla prima intrusione fredda. Nel Centro-Sud il territorio è differente; certi fenomeni si osservano solo in Puglia dove, infatti, c’è una grande pianura». 

I fenomeni atmosferici estremi provocano anche una grande fascinazione, ne è la dimostrazione il successo di “Twisters”, la riedizione di un film del ‘96.

«Non l’ho ancora visto ma spendo volentieri più di qualche parola per il primo, “Twister”. Nonostante gli effetti speciali dell’epoca, non certo spettacolari come oggi, è stato un film che ha riscosso il plauso della comunità scientifica per la correttezza con cui spiegava i fenomeni ma anche le pratiche di autoprotezione. È stato il primo film della storia ad uscire in DVD e, ovviamente, ce l’ho. Spero che questo nuovo prodotto sia altrettanto ben fatto, ma non credo». 

Lei è diventato papà da nemmeno un anno. Se la sente di essere ottimista?

«Posso non rispondere?»

No. 

«Non riesco ad essere ottimista, se non altro perché il clima che osserverà lui sarà nettamente peggiore di quello che sto osservando io, e di quello che ha osservato mio padre: pensiamo anche solo alla perdita della neve in pianura. Un mio amico climatologo inglese, alla nascita di mio figlio, mi disse: “perchè fai figli se sai come vanno le cose?”, senza tanti mezzi termini. Ma se una nuova vita non è “speranza”, allora non c’è speranza». 

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Nel 1985, Neil Postman pubblicava “Amusing ourselves to death” (trad. “divertendoci da morire”), in cui disegnava una società suicidata di fronte ai mass media, incapace di lottare per i propri diritti. A distanza di quasi 40 anni, un film come “Twisters”, in cui la tragedia climatica si riduce a drammatizzazione per il grande schermo e per il grande pubblico, gli dà ragione. Come se ce ne fosse stato bisogno.

di: Giulia GUIDI

Foto ANSA