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Blinken è arrivato nel Paese. Netanyahu: “ogni membro di Hamas è un uomo morto”. Biden: “Hamas è male puro”

La Striscia di Gaza è a ferro e fuoco.

L’Egitto si è rifiutato di aprire il corridoio per far uscire i palestinesi, perché il rischio è che la guerra si estenda. È probabile che però il valico di Rafah tra Egitto e la Striscia di Gaza venga aperto questa sera, 12 ottobre oppure domani in mattinata, per circa 6 ore, in modo da permettere l’ingresso di aiuti umanitari egiziani a Gaza, se Israele accetta una tregua. Mercoledì infatti, il gruppo militante libanese Hezbollah, sostenuto dall’Iran, ha sparato missili anticarro contro una postazione militare israeliana e ha affermato di aver ucciso e ferito le truppe.

L’Iran aumenta la tensione. Il presidente Raisi ha chiesto l’unione del mondo islamico contro Israele: «oggi tutti i Paesi islamici e arabi, come anche le popolazioni che vogliono la libertà nel mondo, devono trovare un accordo e raggiungere una cooperazione in un percorso per fermare i crimini del regime sionista contro la nazione palestinese oppressa». Secondo quanto riportato dai media panarabi Israele ha condotto raid aerei contro gli aeroporti siriani di Aleppo e Damasco nel tentativo di colpire i depositi di armi iraniane custoditi dagli Hezbollah libanesi filo-iraniani presenti in Siria.

L’esercito di Israele è tornato ad attaccare nottetempo e secondo il ministero della Sanità della Striscia, gestito da Hamas, ci sono stati altre 51 vittime tra i palestinesi. Il bilancio arriva a quasi 1.200 morti. Tra loro, secondo l’Aeronautica militare israeliana, anche un importante agente di Hamas, Muhammad Abu Shamla, “agente anziano della formazione navale di Hamas nella Brigata Rafah”.

I vertici israeliani hanno spiegato che gli ultimi attacchi servono a distruggere la rete di tunnel che negli ultimi anni è servita come “centro operativo” per Hamas. Secondo quanto riporta il portavoce Jonathan Conricus, si tratta di tunnel “costruiti nel corso degli anni da quando Hamas ha preso il potere a Gaza nel 2007” che sono serviti per “spostare rifornimenti e per pianificare e lanciare operazioni contro Israele”. Isaac Herzog, il presidente del Paese, ha assicurato che l’esercito stia “operando militarmente secondo le regole del diritto internazionale“, aggiungendo che “siamo in guerra, siamo in guerra e stiamo difendendo le nostre case, questa è la verità” e a proposito di Hamas ha spiegato che “quando una nazione protegge la propria casa combatte, e noi combatteremo e gli spezzeremo la spina dorsale“.

Intorno alle 8 sono tornate a suonare le sirene di allarme anche nel centro di Israele dove aumenta il conteggio dei morti: 1.300. Tra le vittime anche tre cittadini cinesi, come riferito dall’apposito ministero a Pechino. Tra le fila palestinesi, invece, si contano 1.385 vittime, come riferito dal ministero della Salute. I feriti sono 6.049.

Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, durante la sua visita in Kyrgyzstan, ha sostenuto la posizione russa che auspica, alla fine del conflitto, che “tutti si assumano seriamente la responsabilità” di creare uno Stato palestinese.

Blinken in Israele

Il segretario di Stato degli Stati Uniti Antony Blinken è arrivato in Israele. Insieme al premier Benjamin Netanyahu, ha tenuto una conferenza stampa a Tel Aviv. Il premier israeliano ha spiegato che “come è stato schiacciato l’Isis, così sarà schiacciato anche Hamas” e Blinken ha parlato di una “litania del terrore e disumanità che ricorda il peggio dell’Isis, come possiamo capire tutto questo e reagire?“. Il segretario di stato ha aggiunto che “siamo ispirati dal coraggio di Israele e esprimiamo solidarietà ai volontari del kibbuz che sono intervenuti per difendere i propri vicini“, aggiungendo che “siete già abbastanza forti da poter difendervi da soli ma noi, e questo è un messaggio che vi porto dal presidente Joe Biden, se serve saremo al vostro fianco, abbiamo inviato già aiuti avallati con la maggioranza del Congresso americano, Israele ha il diritto di difendersi” sottolineando però che “qualsiasi perdita civile è da condannare” e che “è un momento difficile, non solo per Israele ma per il mondo“.

Blinken ha poi aggiunto di essere in Israele “non solo come segretario di Stato ma come ebreo“. Intanto il bilancio delle vittime statunitensi è salito a 22.

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, in occasione di un discorso ai leader delle comunità ebraiche avvenuto alla Casa Bianca, ha definito Hamas come “puro male” e che il suo attacco “non è solo terrore, ma pura malvagità. Questo attacco è stata una campagna di pura crudeltà contro il popolo ebraico“.

Blinken e Abu Mazen a colloquio, domani consiglio Onu

Un funzionario palestinese ha annunciato che domani il presidente della Palestina Abu Mazen incontrerà il segretario di Stato americano Antony Blinken. Oggi invece Abu Mazen sarà a colloquio con il re di Giordania Abdullah ad Amman, come riferisce il segretario generale del comitato esecutivo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, Hussein Al-Sheikh.

Venerdì si riunirà anche il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per discutere del conflitto. Il Brasile ha indetto l’incontro “per affrontare la situazione nella Striscia di Gaza”, ha affermato il ministero degli Esteri in una nota.

La situazione degli ostaggi

Il portavoce delle Forze di difesa israeliane ha dichiarato che l’esercito ha informato le famiglie di 81 ostaggi tenuti da Hamas a Gaza. Dal canto loro, Hamas e la Jihad islamica parlano di avere 130 ostaggi. Alcune fonti invece arrivano a parlare di 200 persone catturate.

A Gaza quasi 400mila sfollati

Secondo quanto riportato dall’Onu, a Gaza sono state sfollate quasi 400mila persone, 338mila per la precisione. Aumentano le richieste per consentire un passaggio sicuro a Gaza degli aiuti e di medicine: il valico di Rafah, principale punto di uscita, è stato chiuso martedì dopo i bombardamenti israeliani.

Il parroco della parrocchia di Gaza, Gabriel Romanelli, ha spiegato che “le persone sono disperate, in parrocchia si sentono protette da Gesù e fanno vita da rifugiati. Ne ospitiamo centinaia nelle strutture della parrocchia. La cosa terribile che 8 case dei nostri parrocchiani sono andate perse completamente e tante sono state danneggiate“. Il prete ha aggiunto che “accogliamo non solo cristiani, ma anche musulmani“, mentre lui si trova ancora bloccato a Betlemme perché “non mi permettono di rientrare, ci sono bombardamenti in corso“.

di: Micaela FERRARO

FOTO: EPA/MARTIN DIVISEK