Pericoloso o in pericolo? Il drago di Komodo, predatore caratterizzato da lunghi artigli, un morso fatale e un corpo massiccio, è attualmente classificato come specie vulnerabile e a rischio estinzione
I draghi sono creature spesso malvagie, collegate alla lotta tra le forze del bene e del male. Questo è ciò che cartoni animati e mitologia ci hanno insegnato ma, sebbene queste siano creature assolutamente immaginarie, in natura esistono alcuni animali con caratteristiche molto simili, quali sono? Come sono fatti? Ci riferiamo ai draghi di Komodo, una delle specie più pericolose e letali che vive sul nostro pianeta: sì, sono malvagi ma non sputano davvero fuoco…
Il drago di Komodo, chiamato anche varano o Varanus komodoensis, è la più grande lucertola del mondo. È un predatore molto feroce che domina le zone fluviali e le foreste dell’isola di Komodo, in Indonesia, e anche i territori di tutte quelle che fanno parte dell’arcipelago della Sonda: Rinca, Flores, Gili Motang e Gili Dasami. Il periodo migliore per visitarle, dato il loro clima tropicale, è tra aprile e novembre, nella stagione secca, quando non ci sono piogge e le temperature sono calde ma non afose. I varani vennero scoperti dagli scienziati nel 1912, quando vennero osservati da J.K.H. Van Steyn, amministratore di Reo, località dell’isola Flores. Oggi si trovano nel Parco nazionale di Komodo, un’area naturale protetta creata 37 anni fa con lo scopo di salvaguardare la specie e che dal 1991 è patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.
Si tratta di lucertole 100 volte più grandi di quelle esistenti, arrivano ad una lunghezza di tre metri, hanno una coda che misura tanto quanto il corpo e possono vivere fino ad un’età di circa 65 anni (la media è di 35-40) anche grazie al loro stile di vita piuttosto sedentario. I maschi adulti raggiungono un peso compreso tra i 79 e 91 chili, mentre le femmine, che sono più piccole, arrivano a pesare tra i 68 e i 73 chili. Il più grande drago di Komodo ha raggiunto i 166 chili e una lunghezza di 3,13 metri. Le dimensioni sono il risultato del “gigantismo insulare”, un fenomeno biologico che prevede un ininterrotto aumento di corporatura di una specie animale o vegetale con il passare delle generazioni quando questa si trova in un habitat isolato. Una delle qualità principali di questi draghi è di quella di essere voraci: essendo carnivori infatti si cibano soprattutto di cadaveri di animali ma in diversi casi si sono nutriti anche di carne umana, sia riesumando corpi nei cimiteri che attaccando le persone. Gli abitanti delle isole interne al parco nazionale, infatti, hanno imparato, negli anni, ad adeguarsi ai pericoli che questi animali possono rappresentare costruendo la maggior parte delle abitazioni su palafitte. Parliamo di una specie capace di mangiare porzioni di carne equivalenti all’80% del proprio peso e prede di oltre 400 chili ma, mentre il loro olfatto è talmente tanto sviluppato da consentirgli di identificare la carcassa di un animale fino a 10 chilometri di distanza, l’udito e la vista sono piuttosto deboli. A compensare queste mancanze è l’altissima pericolosità del loro morso, critico anche per le creature che non muoiono nell’immediato ma riescono a mettersi in salvo (almeno temporaneamente) dalla loro aggressione. La grande minaccia è rappresentata dalla saliva dell’animale che ospita oltre 50 varietà di batteri e un veleno, prodotto dalle ghiandole velenifere della mascella inferiore, capaci di freddare un animale in meno di un giorno. La tecnica di attacco dei draghi di Komodo è semplice e si basa sulla mimetizzazione: si imboscano, restano immobili per tutto il tempo finché la preda non si avvicina, la afferrano per una zampa e iniziano a morderla servendosi dei denti e degli artigli per iniettare in essa il veleno. Sono poi animali che spesso cacciano in gruppo, nel corso del pasto gli adulti mangiano per primi mentre i più piccoli rispettano un rigido ordine gerarchico. Se la dimensione corporea è la stessa, può avere inizio un combattimento che sancirà il vincitore: solitamente il perdente si ritira ma a volte viene ucciso e sbranato. Tra le altre capacità fisiche che li rendono animali vigorosi figurano poi la velocità, che arriva a toccare anche i 20 chilometri orari (nonostante siano soliti muoversi in maniera lenta), le abilità di immersione (toccano i 4,5 chilometri di profondità) e l’arrampicata (in giovane età, infatti, quando non sono ancora troppo pesanti, salgono sugli alberi e si cibano di volatili). I draghi di Komodo sono cannibali, non solo carnivori, infatti, non distinguendo i propri figli, a volte possono anche nutrirsi di questi ultimi.
Ma come si riproducono? Fanno parte del gruppo di rettili in cui le femmine possono dar vita a cuccioli senza l’accoppiamento: una pratica particolare che solitamente avviene in cattività e che dà alla luce soltanto cuccioli maschi. Quando invece avviene l’unione di due individui, in genere tra maggio e agosto, le uova vengono depositate in nidi abbandonati o in cavità create intenzionalmente. C’è però ancora un aspetto interessante di questa specie: secondo una ricerca della George Mason University in Virginia (Stati Uniti), pubblicata su The Journal of Proteome Research, il loro sangue è ricco di sostanze che potrebbero essere usate come antibiotici. Mentre i loro morsi sono altamente letali per gli altri animali, i draghi di Komodo resistono ai morsi dei loro simili perché sono provvisti di peptidi antimicrobici (AMP) che combattono le infezioni.
Un aspetto importante da tenere in considerazione è la presenza della specie nella lista rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN): sono catalogati come specie Vulnerabile (VU). L’inserimento in questa categoria indica che sono animali per i quali vale uno di questi criteri: calo della popolazione dell’ordine del 30-50%, danneggiamento dell’ambiente, meno di 10mila individui adulti della specie (dati che fluttuano o sono in declino), popolazione al di sotto di mille individui adulti, probabilità di estinzione nel giro di 100 anni almeno del 10%. Attualmente nel Parco nazionale di Komodo sono presenti circa 5.700 individui di cui solo 350 femmine possono riprodursi. Il loro essere classificati in via di estinzione è la conseguenza dell’unione di più fattori tra cui il bracconaggio, l’esaurimento delle prede e l’occupazione dell’habitat da parte dell’essere umano.
I draghi di Komodo sono l’ultima specie vivente di lucertole tra i tanti tipi che in antichità abitavano l’Australia e l’Indonesia: non sono mai stati cacciati e qualche anno dopo la loro scoperta, nel 1938, il governo indonesiano iniziò a preservarli. Chi fosse alla ricerca di avventura e di esperienze uniche potrebbe intraprendere un viaggio alla scoperta dell’isola tra animali pericolosi e natura selvaggia.