“Razzismo, misoginia e omofobia”: a due anni dalla morte di Sarah Everard lo studio coordinato da Louise Casey rivela che la polizia londinese necessita di un intervento urgente
La funzionaria britannica Louise Casey ha reso pubblico il report commissionato sulla Metropolitan Police di Londra, ma l’esito delle sue ricerche, durate due anni, gettano in cattiva luce il corpo di polizia londinese rivelando comportamenti sessisti, omofobi e razzisti.
Lo studio aveva preso le mosse dal caso di Sarah Everard, la 33enne che il 3 marzo del 2021 venne rapita, stuprata e uccisa dal 48enne Wayne Couzens, agente del MET poi condannato all’ergastolo senza possibilità di libertà su cauzione dalla Central Criminal Court. Il caso aveva sconvolto il Paese e spinto l’allora commissaria del MET Cressida Dick a incaricare un report sulla sanità morale dei poliziotti londinesi.
A due anni di distanza il gruppo di ricerca coordinato dalla baronessa Casey ha pubblicato le sue conclusioni in un documento lungo ben 363 pagine. Quel che ne viene fuori è un quadro preoccupante. Tra gli atteggiamenti più diffusi ci sarebbe in primis il sessismo: il 12% delle donne in servizio ha dichiarato di aver subìto molestie e aggressioni dai colleghi e non mancano tra quelli riportati episodi di commenti sessisti quotidiani e battute su casi di donne vittime di violenze e stupri. Le violenze verbali riguarderebbero anche e soprattutto gli agenti LGBT+ che riferiscono di episodi di bullismo e discriminazione a causa del loro orientamento sessuale.

Sempre il bullismo sarebbe uno degli altri atteggiamenti particolarmente riscontrati tra gli agenti. Testimonianze raccontano di “riti di iniziazione” e vessazioni, soprattutto ai danni delle nuove reclute. Ancora, durante lo studio sono emersi numerosi episodi di razzismo: la Polizia Metropolitana di Londra, infatti, sarebbe composta per lo più da agenti bianchi, un corpo poco rappresentativo della diversità culturale ed etnica della città che avrebbe portato ad azioni ai danni dei pochi rappresentanti “non bianchi”. Tra i casi riportati ci sono un agente musulmano a cui sarebbero stati riempiti gli stivali di pancetta, un agente sikh a cui è stata forzatamente tagliata la barba, un’agente di colore chiamata “scimmia”. Sull’altra faccia della medaglia il report ha causato un calo drastico della fiducia dei cittadini londinesi nei confronti della polizia, soprattutto da parte degli abitanti di colore che, come riporta il lavoro di Casey, sarebbero più soggetti a fermi, perquisizioni, ammanettamenti e scontri fisici durante eventuali disordini.
Tra i fattori che avrebbero contribuito, ancora, a far scendere il livello di fiducia ci sarebbero anche l’apparente impreparazione e mancanza di risorse economiche del corpo di polizia. In particolare, stando a quanto riporta la stampa inglese, le prove dei reati sessuali sarebbero conservati in frigoriferi “sovraccarichi, fatiscenti o rotti” mentre nel 2021 il 50% degli agenti specializzati sui reati di abusi sui minori non avrebbe seguito i corsi di aggiornamento previsti.
Ad aggravare ancora di più una fotografia già a tinte fosche sono le reazioni documentate dei vertici di polizia agli episodi denunciati: nella maggior parte dei casi l’avvenuto sarebbe stato insabbiato o minimizzato, i presunti responsabili di reati gravi non avrebbero ricevuto alcuna condanna o provvedimento di alcun tipo. Ora, però, l’autrice della ricerca chiede che vengano prese contromisure urgenti: la polizia di Londra, scrive, “ha perso la fiducia dei cittadini per il razzismo, la misoginia e l’omofobia presenti nel corpo e deve cambiare subito“. Una richiesta accolta dall’attuale capo della MET, Mark Rowley, che ha dichiarato: «accetto l’analisi alla quale è giunta Louse Casey e sono arrabbiato, imbarazzato e umiliato. Abbiamo un problema reale qui, abbiamo misoginia, omofobia e razzismo nell’organizzazione e dobbiamo estirparli. Stiamo già affrontando queste questioni e io voglio fare la differenza. Con la risolutezza mia e degli uomini e delle donne che hanno a cuore la polizia di Londra riformeremo la cultura della Metropolitan Police».
di: Alessia MALCAUS
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