Prezzi esorbitanti, cambiamento climatico, crisi immobiliare: sono anni che si scappa da San Francisco e dalla tanto amata e sognata California
È la “doom loop”, chiamata anche spirale catastrofica, quella che ha colpito San Francisco negli ultimi anni: si tratta di un meccanismo autoalimentato che ha risucchiato la città californiana nel degrado. In passato era avvenuto in Michigan, a Detroit, adesso è la California ad esserne colpita. Sono diversi anni ormai che i cittadini che lasciano la Golden City sono in quantità nettamente maggiore di quelli che vi approdano per restare. Nelle strade di San Fran qualcosa si è inceppato e tra le cause, che sembrano essere molteplici, sono in primo piano l’aumento esorbitante del prezzo della vita per la classe media, la percentuale di senzatetto (la più elevata nel Paese), la crisi immobiliare, il verificarsi sempre più frequente di eventi climatici estremi e, di conseguenza, il calo della qualità della vita, che porta molti cittadini ad andare a vivere altrove. L’immagine di uno degli Stati più ambiti degli Stati Uniti sempre visto come florido e ricco di possibilità sta diventando sempre più un miraggio.
Crisi immobiliare, senzatetto e popolazione in picchiata
A luglio 2023 l’indice di popolazione della California indicava un abbassamento di più di mezzo milione di persone rispetto al 2020, un dato piuttosto negativo che dimostra chiaramente come i californiani stiano migrando verso altri Paesi statunitensi. Si tratta ancora dello stato più popoloso dell’intero Paese ma è un dato in controtendenza con il passato quando invece il numero degli abitanti della California non faceva che aumentare. Tra il 1980 e il 2015, infatti, gli abitanti passarono da 23,8 milioni a poco di meno 39 milioni: una crescita enorme data soprattutto dallo sviluppo del settore tecnologico e dell’area adiacente a San Francisco, la nota Silicon Valley, luogo dove sono nate le aziende tecnologiche più importanti nel mondo (Google, Apple, Meta). Fu proprio per queste enormi possibilità lavorative che il territorio dava, grazie all’incremento del settore digitale, che moltissime persone da tutto il mondo si trasferirono in California. Oggi il problema più grande è quello dato dal mercato immobiliare che, all’epoca, non fu capace di creare da zero un numero adeguato di nuove abitazioni per appagare l’enorme domanda, con un inevitabile aumento di anno in anno dei prezzi delle case disponibili. Inoltre, coloro che già possedevano immobili si opponevano alla creazione di altri edifici (principalmente nei quartieri di appartenenza) proprio perché di conseguenza sarebbe calato il valore di quelli già presenti. Questo fenomeno si chiama NIMBY (“not in my backyard”) ovvero “non nel mio giardino” e sta ad indicare il non essere favorevoli a un determinato progetto a meno che non si faccia lontano da casa propria. Tutt’oggi costruire da zero un edificio residenziale nello stato della California è molto complicato perché la normativa urbanistica in atto consente la realizzazione solamente (o quasi) di ville unifamiliari.

Ai prezzi esorbitanti, si aggiunge l’enorme crisi abitati che lo Stato sta affrontando. Secondo quanto dicono gli ultimi dati del governo, nel 2022 c’erano 171.521 senzatetto, un numero che in percentuale copre il 30% di tutti quelli presenti negli Stati Uniti e che indica un aumento del 23% rispetto al 2007. Per fare un veloce calcolo di proporzione, ogni 10 mila persone circa 44 erano senzatetto; di queste ultime più di 115 mila vivevano per strada: è il numero più alto tra tutti gli stati del Nord America ed è 9 volte superiore al secondo stato della classifica, Washington. I clochard abitano in campi costituiti da distese di roulotte e tende nella periferia di San Francisco, sistemazioni che non possono essere toccate dallo Stato o dai Comuni perché nel 2018 una sentenza della Corte d’appello federale decise che le città non possono sfrattare le persone dalle strade senza offrire loro un’altra soluzione. Ma quali sono le zone più colpite da questo fenomeno o dalla criminalità? Nel centro città c’è un quartiere che è conosciuto per essere una zona piuttosto pericolosa, è il quartiere di Tenderloin, territorio che possiede tassi di criminalità molto alti e che è occupato da centinaia di senzatetto i quali in passato hanno avuto problemi di tossicodipendenza o problemi mentali. L’utilizzo della droga in questo quartiere è un problema considerevole tanto che nel dicembre del 2021 la sindaca della città, London Breed, emise lo stato di emergenza. Si riuscì a dare vita ad un centro di aiuti chiamato Tenderloin Linkage Center con lo scopo di limitare le morti causate dall’overdose da fentanyl, droga sintetica, ma poco dopo venne chiuso.

Tenderloin è solo uno dei quartieri che è possibile citare, esistono infatti molti altri sobborghi occupati dai senzatetto, un esempio è il campo di Wood Street nella città di Oakland che si trova sul lato opposto della baia di San Francisco. Lì il disagio iniziò circa 10 anni fa quando i senzatetto iniziarono a stabilirvisi con installazioni di pannelli solari, cucine e giardini che in pochissimo tempo provocarono le proteste dei residenti i quali contestavano le attività svolte ritenendole “illegali e inappropriate”. La risposta del governo statale non tardò ad arrivare, iniziò lo sfratto dei clochard dichiarando che la presenza di tendopoli potesse provocare rischi piuttosto seri per la sicurezza dei residenti. Alcuni accolsero la decisione facendosi trasferire in rifugi appositi, altri si trasferirono nei campi “ufficiali” per roulotte oppure diedero vita a nuovi insediamenti altrove. Ancora oggi nessuno sa come fare a risolvere questo problema che sta diventando enorme. Si tratta di una mancanza che non riguarda solo le persone meno fortunate, infatti, secondo il sito di annunci immobiliari Zillow, a novembre del 2023 il prezzo medio di una casa in California era di quasi 750mila dollari, un importo decisamente più elevato rispetto, per fare un esempio, ai 450 mila dollari dello stato di New York e ai 391 mila della Florida. Anche gli affitti, ovviamente, continuano a salire raggiungendo cifre elevatissime (anche fino a migliaia di dollari per una stanza). Dal 2023 coloro che, in California, hanno uno stipendio annuale inferiore ai 70.650 dollari all’anno sono considerati cittadini aventi un basso reddito. Si tratta di una crisi che ha coinvolto anche i numerosi studenti delle Università della zona, tra queste Berkeley (una delle più prestigiose e care degli Stati Uniti) perché non riescono a permettersi un affitto dignitoso. Da alcuni anni l’Università propone progetti di costruzioni per studenti e senzatetto ma non è mai riuscita ad avere i permessi, negati dal dissenso dei cittadini e dei comitati locali. A Berkeley, città situata davanti alla baia di San Francisco, ad inizio 2023 l’affitto di un piccolo appartamento (65 metri quadri) costava in media 3.300 dollari al mese.

L’aumento dei prezzi, anche in diversi altri settori, ha portato ad un abbassamento della qualità della vita agevolato da un’altra tematica che sta facendo muovere (e pensare) tutto il pianeta: l’aumento dei disastri legati al riscaldamento globale.
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Disastri ambientali e cambiamento climatico
A far scappare la popolazione sono anche i disastri causati dal riscaldamento globale. Nel corso del 2023 si sono verificati ben oltre 7000 incendi che hanno bruciato un territorio di quasi 1300 chilometri quadrati: è un dato positivo se e soltanto se lo paragoniamo agli anni precedenti. Nel 2020, infatti, le fiamme bruciarono quasi 13 mila chilometri quadrati provocando la morte di 33 persone; tra il 2015 e il 2020, invece, furono più di 50 mila gli edifici distrutti (principalmente abitazioni).
Gli incendi non provocano solo la devastazione di costruzioni, la conseguenza peggiore è infatti il peggioramento della qualità dell’aria che si respira: negli ultimi anni i cieli della California si sono tinti di arancione e rosso proprio a causa delle fiamme dando vita a scenari apocalittici. Tra le preoccupazioni poi anche i venti forti, che frequentemente causano il blocco di corrente elettrica, e la siccità. Tra il 2021 e il 2023 le precipitazioni sono state molto rare e le temperature molto più alte della media, due fattori che hanno causato lo svuotamento dei bacini idrici al punto che per circa due anni il governatore Newsom chiese ai cittadini di ridurre l’utilizzo di acqua del 15%. Ovviamente tutto questo ha colpito di riflesso anche il settore agricolo, un mondo importante che in California dà lavoro a oltre 420 mila persone e origina entrate annuali per oltre 50 miliardi di dollari. La mancata presenza di piogge ha obbligato moltissimi agricoltori a frenare la produzione vendendo acqua che avrebbero invece potuto utilizzare per le coltivazioni. Un periodo molto pericoloso che, secondo diversi esperti, si è concluso a fine 2023, quando in tutta la California si sono abbattute tempeste tropicali e abbondanti precipitazioni.
Parlando di fenomeni meteorologici, a San Francisco, la nebbia è un avvenimento che si presenta soprattutto nel periodo estivo. Questa s’intrufola nella baia tramite lo stretto dove si trova il Golden Gate, facilita lo sviluppo della vegetazione e condiziona il clima della zona. È una manifestazione abituale e fondamentale (ed è per questo che San Fran è soprannominata “la città della nebbia”) ma che negli ultimi anni si sta verificando sempre meno.

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Il sogno infranto
Rispetto al passato, quindi, lo Stato della California non rispecchia più il posto dove trasferirsi e iniziare una nuova vita come ha insegnato nei primi anni 2000 la serie televisiva The O.C. Oggi le cose sono diverse, nel 2022 sono stati persi oltre 342 mila residenti e tra il 2010 e il 2020 si sono trasferite in California 5,8 milioni di persone, ma 7,5 milioni se ne sono andate. Si tratta di numeri importanti che indicano sia la sofferenza di persone che hanno difficoltà a livello economico, sia la voglia di famiglie piuttosto benestanti di andare a cercare un buon stile di vita altrove.
Alcune analisi mostrano che di recente la scelta è sempre caduta sul Texas dove nel 2022 oltre 100 mila californiani vi si sono trasferiti. Si tratta di uno Stato in crescita, un luogo che sta attirando anche a molte aziende, vedendo quindi realizzare ciò che sognava e augurava il Repubblicano Rick Perry, governatore del Texas, il quale invitava le aziende californiane a “dare un’occhiata al Texas” puntando su agevolazioni fiscali e sulle aliquote decisamente più convenienti offerte dallo stato. Ed ecco arrivato il momento: dal 2020 più di 100 aziende hanno trasferito la loro sede dalla California al Texas, tra queste Tesla, HP, Oracle. Molte altre si sono spostate in Arizona, Nevada e Colorado. Ma anche in questo caso le proteste si sono fatte sentire con slogan come “Don’t California my Texas!” ovvero “Non trasformate il mio Texas in una California”. I due, infatti, sono Stati molto differenti: la California è ritenuta vicina al Partito Democratico, tollerante e aperta; il Texas, invece, recentemente è sempre stato governato dai Repubblicani, che hanno approvato leggi molto permissive sul possesso di armi e molto restrittive sull’aborto, ad esempio. La “paura” dei texani è quindi che i californiani che vi si trasferiscono portino con loro le idee e le posizioni politiche progressiste snaturando le “tradizioni” dello Stato. Il Texas, però, è uno stato che sta già andando incontro a diverse trasformazioni: i cittadini sono più diligenti nei confronti di temi legati a diritti civili e all’economia, la popolazione è in crescita, ed è giovane e multiculturale.
Se da un lato quindi c’è chi sta togliendo le tende dall’amata California, dall’altro il turismo se la sta cavando bene, anzi alla grande. Nel 2022 c’è stato un +29% rispetto all’anno prima (anche grazie ai collegamenti diretti con l’Italia), la disoccupazione è stabile al 2,9% e la Golden City con la sua baia rappresenta “la zona con la più alta crescita economica in America, più 4,8% di Pil nel 2022 sull’anno precedente”. È una città che tutti amano odiare: tutto si può dire, ma quando si parla di West Coast la prima città a venire in mente è proprio lei, San Francisco.
di: Alice GEMMA
FOTO: SHUTTERSTOCK