Ha fatto notizia in tutto il mondo il ritiro con “fuga” della tennista Giorgi, alle prese con diversi procedimenti fiscali. Non è il primo caso
Camila Giorgi, 33 anni, la tennista italiana col maggior numero di vittorie in assoluto su erba, una delle cinque tenniste italiane, l’ultima in ordine di tempo, ad avere giocato i quarti di finale del Torneo di Wimbledon, si è ritirata dal professionismo il 6 maggio, prima degli Internazionali di Roma, a cui avrebbe dovuto partecipare. Lo ha fatto senza alcuna dichiarazione ufficiale, se non alla Federazione, ed è scomparsa, irrintracciabile dai giornalisti, silente sui social. Un mistero poco misterioso: i problemi della tennista con il fisco si protraggono da anni e la stampa ha subito pensato a una fuga “tattica”.
Che Camila stia bene l’ha confermato lei stessa, postando su Instagram alcuni scatti in cui si evince essere negli Stati Uniti, mentre ha lasciato ai suoi avvocati spiegare che non c’è «nessuna intenzione di sottrarsi alle responsabilità, Giorgi tornerà presto in Italia e la questione fiscale non c’entra» con la sua decisione di ritirarsi dallo sport professionistico. «Ci pensava già da diversi mesi: dopo il Covid, Camila pensava di rallentare gradualmente, aveva difficoltà a sopportare lo stress dell’attività agonistica», hanno aggiunto i legali. Infine, «l’allontanamento è temporaneo ed è dovuto ad una divergenza di vedute all’interno della famiglia, e alla voglia di prendersi una pausa per decidere come impostare la propria vita dopo aver abbandonato l’attività agonistica».
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Però, il suo ritiro dal tennis è stato scoperto mentre la Guardia di Finanza cercava di notificarle un atto, un avviso di conclusione delle indagini della Procura di Prato per l’accusa di omesse dichiarazioni dei redditi del 2016 ed evasione fiscale, ma nella villa di Calenzano, nel Fiorentino, non c’era nessuno. Non è l’unico procedimento per reati tributari in cui è coinvolto l’atleta. Per non aver presentato la dichiarazione dei redditi del 2013 e del 2014, il tribunale di Prato a dicembre l’ha assolta «perché il fatto non costituisce reato». Era accusata di aver evaso l’Irpef per 336.000 euro nel 2013 e per 410.000 euro nel 2014. Per il 2015 la tennista è imputata dello stesso reato in un processo recentemente aperto e altri accertamenti riguardano altri anni, sempre per omessa dichiarazione dei redditi.
Secondo i legali, «si tratta di reati commessi mentre Camila era assente. Si era affidata ai familiari più stretti che però hanno commesso errori rilevanti e quando siamo riusciti a prendere coscienza della situazione era già troppo tardi e non era possibile rimediare a tutto».
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Non si tratta di un caso isolato, anzi. Il padre della leggendaria Steffi Graf, Peter, fu condannato a quattro anni di reclusione per aver nascosto otto milioni di euro (attuali) al fisco tedesco, e il caso più noto è quello di Boris Becker: l’ex sei volte campione Slam è stato condannato per evasione fiscale nel 2002 ed è storia recente la sua bancarotta costata otto mesi passati in carcere fino al dicembre 2022.
La soluzione più diffusa tra i campioni di tennis per difendere dal fisco il proprio patrimonio (i premi dei tornei vengono tassati nel Paese in cui si conquistano), è trasferire la residenza a Monte Carlo. Ad oggi, il Principato conta tra i suoi abitanti addirittura sei dei primi dieci della classifica: Medvedev, Zverev, Tsitsipas, Djokovic, Auger-Aliassime e Sinner, ma anche Hurkacz, Berrettini, Cilic, Dimitrov, Rune, De Minaur, Musetti, Goffin, Wawrinka, Bolelli e altri.
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Situato sulla Costa Azzurra, il microstato di 500 acri gode di più di 300 giorni di sole all’anno, è a un breve volo da diverse capitali europee e ha accesso alle migliori strutture di allenamento, tra cui la famosa Mouratoglou Tennis Academy, che è a meno di un un’ora di macchina. Ma. soprattutto, Monaco è un paradiso fiscale, senza tasse sul reddito personale, sulle plusvalenze o sugli investimenti. Per i giocatori che guadagnano di più nel tennis, come Djokovic, al primo posto nella lista di Forbes dei tennisti più pagati al mondo con guadagni stimati di 38,4 milioni di dollari negli ultimi 12 mesi, i risparmi potrebbero valere milioni.
Non è una storia recente: la leggenda del tennis svedese Björn Borg, che ha vinto cinque titoli consecutivi a Wimbledon e altri sei major agli Open di Francia, ha trascorso più di un decennio residente a Monte Carlo, dalla fine degli anni ’70. Dopo il suo ritiro dallo sport a 26 anni, Borg alla fine si è trovato in difficoltà finanziarie con la sua attività di moda, è tornato a Stoccolma ed ha evitato per un pelo di dichiarare bancarotta personale dopo che il governo svedese ha chiesto 40.000 dollari in tasse arretrate.
La residenza non è particolarmente difficile da ottenere. I requisiti consistono nell’affittare o acquistare un appartamento, aprire e finanziare un conto bancario con almeno 500.000 euro e sottoscrivere un contratto di utenze, come l’elettricità. I potenziali candidati devono inoltre avere una fedina penale pulita e partecipare a un colloquio con un’offerta della polizia dell’Ufficio di sicurezza del Principato. I cittadini europei e svizzeri possono richiedere direttamente la residenza a Monaco. Più difficile l’accesso per i cittadini provenienti dagli Usa, dove l’attenzione e il peso dato ai reati fiscali è molto diverso che in Europa.
Non solo tennis, ovviamente. Se a Monte Carlo risiedono i tennisti, i campioni delle due e quattro ruote scelgono San Marino, forse per la vicinanza con l’inconica Maranello. Valentino Rossi aveva scelto Londra, dopo un “grosso guaio” col fisco da 60 milioni.

Come sempre, il calcio riserva gli episodi giudiziari più eclatanti: Lionel Messi, cinque volte Pallone d’Oro, condannato nel luglio 2016 a 21 mesi di carcere, confermati in appello, per frode fiscale, per aver evitato di pagare le tasse su 4,16 milioni di euro, guadagnati dai suoi diritti d’immagine dal 2007 al 2009 (pena sospesa); non si contano i guai col fisco neanche per l’altro pluri Pallone d’Oro Cristiano Ronaldo, già condannato nel 2019 a una multa da oltre 19 milioni per non finire in carcere e ora di nuovo nel mirino per le sue cliniche tricologiche.
L’elenco di idoli pallonari nell’elenco dei finanziari europei è vasto, ma la conclusione va al caso più eclatante di tutti: a tre anni dalla sua morte, forse Diego Armando Maradona sta per vincere la sua ultima partita, quella contro il fisco italiano. La vertenza è legata ai compensi versati dal Napoli al campione argentino nella seconda metà degli anni Ottanta: in pratica nei pagamenti dei diritti di immagine su conti nel Liechtenstein da parte di due società straniere si configurò un’evasione fiscale, all’epoca quantificata in 40 miliardi di lire, poi lievitata negli anni a 37 milioni di euro. Dopo episodi rimasti nella storia, come il sequestro dei Rolex e dell’orecchino di diamanti all’arrivo del campione all’aeroporto di Napoli nel 2006, ora la Cassazione ha accettato il ricorso degli eredi per la prescrizione del reato. Ma l’arbitro non ha ancora fischiato la fine.
di Giulia GUIDI
foto Ansa