La storia di un uomo e del suo sogno: rendere la tecnologia fruibile alla gente comune. Ancora oggi, a 12 anni dalla sua morte, Steve Jobs è ritenuto uno dei migliori imprenditori del mondo informatico mai avuti
“Stay hungry, stay foolish”. È questa la frase che nel 2005 Steve Jobs, co-fondatore e CEO di Apple, pronunciò davanti ad un pubblico di giovani studenti della Stanford University. Lo fece per spiegare quali furono le scelte che cambiarono la sua vita, ma soprattutto per mandare un messaggio: lottare ogni giorno per quello che si desidera senza mai arrendersi.
«Non sprecate la vostra vita vivendo quella di qualcun altro. Non permettete che il fracasso delle opinioni degli altri smorzino la vostra voce interiore. E soprattutto, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione». A 12 anni dalla sua morte, avvenuta il 5 ottobre 2011, Jobs non smette di essere uno dei pilastri fondanti del mondo informatico di oggi grazie a invenzioni che hanno portato la tecnologia nelle mani di tutti. Banale la citazione di iPhone, iPad, iPod, iMac che sono diventati i “migliori amici” di moltissimi fanatici del brand.
Adottato alla nascita, la madre biologica fece promettere ai genitori prescelti che avrebbero fatto andare Steve all’università, in caso contrario non avrebbe firmato le carte. I due accettarono. Così, come da copione, all’età di 17 anni si iscrisse al Reed College in Oregon ma 6 mesi dopo capì che era una spesa troppo elevata da sostenere per la famiglia e quindi abbandonò. Da quel momento si affidò all’ingegno e alla curiosità. Tutto girava intorno al risparmio: lasciò il dormitorio in cui stava e si fece ospitare in casa di amici, iniziò a raccogliere bottiglie di Coca-Cola vuote per riportarle ai venditori e guadagnare sulla cauzione, percorse più di 10 chilometri per arrivare in un locale dove la domenica si mangiava gratis. E, coincidenze della vita (oppure no), fece una dieta di sole mele pensando che questo gli permettesse di non lavarsi. Al suo ritorno in California si appassionò talmente tanto all’elettronica che nel 1976 nacque la Apple Computer, fondata da due Steve: Jobs e il suo amico e da quel momento collega Steve Wozniak. L’azienda aveva sede nel garage della famiglia e il suo capitale sociale era la misera somma di denaro che il giovane visionario era riuscito ad ottenere vendendo il suo furgone Volkswagen.
Il vero successo, quello che fece alzare in maniera eclatante le quotazioni di Steve e di Apple, arrivò nel 1984 grazie all’invenzione del Macintosh, il primo computer a poter essere controllato con un mouse oltre che con una tastiera. Ma volete sapere il colmo? L’anno dopo Jobs venne licenziato da Apple a causa di alcune divergenze con l’amministratore dell’epoca. Avete capito bene, il fondatore della stessa società dal valore di oltre due miliardi di dollari venne obbligato a levare le tende perché ritenuto “fuori controllo e improduttivo”. «A 30 anni ero fuori. E in modo plateale. Quello che era stato l’obiettivo principale della mia vita era andato perduto e io ero distrutto. Per alcuni mesi non sapevo davvero che fare. Non me ne resi conto, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la cosa migliore che mi potesse accadere», disse il fondatore della Mela agli universitari durante quel famoso discorso.
Nel periodo da disoccupato il genio dell’informatica fondò la NeXT e rilevò un’altra società a cui diede il nome di Pixar Animation Studios, la famosissima casa di produzione cinematografica statunitense oggi nelle mani della Walt Disney Company. Le due proprietà di Jobs non diedero i risultati sperati ma non tutti i mali vengono per nuocere, perché proprio mentre Apple si trovava sul bordo del baratro, nel 1996 acquistò per 400 milioni di dollari la NeXT. L’imprenditore tornò quindi a capitanare l’azienda di Cupertino e, da quel momento, la abbandonò soltanto poco prima della morte. Pensate che per contrastare la crisi finanziaria in cui l’azienda era finita, si dava uno stipendio simbolico di un dollaro l’anno (ovviamente aveva azioni elevatissime e diversi benefit, tra cui un jet da 90 milioni di dollari). Tutto il resto è storia, una storia che ognuno di noi conosce segnata da una sequenza di strepitosi successi commerciali tra cui l’Ipod e l’Iphone, divenuti due grandi cult. In particolare il primo, nato nel 2001, fu un vero prodotto rivoluzionario: un lettore portatile di musica che divenne amatissimo dai giovani. Grazie ad iTunes Store, il negozio digitale dove si potevano comprare le canzoni da inserire sul dispositivo, la musica poteva essere ascoltata letteralmente ovunque: sui mezzi di trasporto o mentre si svolgeva attività fisica. Un fenomeno internazionale che diede inizio all’idealizzazione della musica ma di cui il mondo manterrà solo un bel ricordo. Si, perché dopo la nascita dell’iPhone, nel 2007, non ne vennero più prodotti.
Nel 2003 accadde l’inaspettato: a Jobs venne diagnosticato un cancro al pancreas molto raro. La malattia venne riconosciuta come degenerativa e quindi la sua condizione peggiorò sempre di più con il passare degli anni. Nel 2009 si sottopose ad un trapianto del fegato e da quel momento, per ricorrere alle cure mediche, non riuscì ad essere del tutto presente per l’azienda. Qualche mese prima della sua scomparsa nominò a capo della Mela, la prima azienda quotata a Wall Street ad oltrepassare il trilione di dollari di capitalizzazione, Tim Cook, che ancora oggi ne è al timone e che dopo la morte del suo amico e collega disse: «non c’è giorno in cui non pensiamo a Steve Jobs, sarà sempre il DNA di Apple. Steve voleva dare la possibilità ai folli – a tutti coloro che vedono le cose in modo diverso – di fare al meglio il proprio lavoro. Pensava che così avremmo potuto davvero cambiare il mondo».
Steve Jobs è stato in grado di coltivare ed esprimere il proprio talento in un modo ineguagliabile: non inventò soltanto prodotti innovativi, inaugurò soprattutto la trasformazione del loro utilizzo. Divenne un genio creativo e un visionario. Attualmente è sicuramente considerato uno dei più apprezzati e celebri imprenditori su scala globale al punto che anche Bill Gates, patron di Microsoft e suo grande concorrente in ambito lavorativo, era suo amico e ne riconosceva il talento smisurato: «il mondo vede raramente persone che lasciano un’impronta profonda come quella lasciata da Steve. Per chi ha avuto la fortuna di lavorare con lui, è stato un onore incommensurabile. Steve mi mancherà immensamente». “Mr. Apple” si è contraddistinto per passione, ingegno e forza di volontà. Ha catturato in maniera differente le persone: c’è chi ama il brand per il design, chi per le sue funzionalità, chi soltanto perché stima il suo fondatore. Apple Inc. è diventata un vero e proprio impero tecnologico ed è considerata ad oggi l’azienda più all’avanguardia dell’intero pianeta (seguita da Tesla e Amazon) con più di 164 mila dipendenti e un fatturato annuo di 394,3 miliardi di dollari. È la testimonianza dell’ottimo lavoro svolto in tutti questi anni da Cook di cui Jobs sarebbe fiero e felice, premiato anche dall’affezione dei clienti, spesso disposti a pagare cifre strabilianti per poter essere sempre al passo con i tempi.