Il nulla di fatto segna l’1 a 0 per il narcotraffico messicano e lascia una scia di morti dietro di sé

Il giudice federale di Città del Messico ha negato l’estradizione del presunto trafficante di stupefacenti Ovidio Guzman, figlio di “El Chapo”, negli Stati Uniti, dove sarebbe stato perseguito dopo l’emissione di un mandato di arresto che risale al settembre del 2019, come ha confermato nei giorni scorsi il ministro degli Esteri messicano Marcelo Ebrar. Sarebbe stato, appunto; perché gli scontri in piazza e la violenza degli ultimi giorni hanno probabilmente influenzato la decisione della giurisprudenza messicana, che ha deciso diversamente.

Guzman, attualmente detenuto nel carcere di Altipiano (quello da cui nel 2015 era fuggito il padre) dovrà scontare una reclusione di 60 giorni. Negli scontri che hanno fatto seguito al suo arresto ci sono stati 29 morti, tutti della regione di influenza del cartello di Guzman sulla cui testa pende una taglia da 5 milioni di dollari per chiunque fornisca informazioni utili alla sua cattura. Guzman è considerato “esponente di spicco del cartello di Sinaloa”.

di: Caterina MAGGI

FOTO: EPA/JUAN CARLOS CRUZ