elezioni in germania

La Germania affronta le elezioni più complesse del dopoguerra. La sinistra perde voti, trionfa la CDU ma resta il nodo alleanze

L’ex locomotiva d’Europa ha smesso di trainare e piuttosto insegue un trend già visto, con l’estrema destra in netta ascesa e l’attuale maggioranza di Governo pronta a traslocare all’opposizione. La CDU, da sempre colonna portante del Bundestag, ritrova la sua centralità. Merz è pronto a governare, i socialdemocratici dell’SPD crollano di 9.3 punti al 16,4% e il partito di estrema destra AfD si attesta al 20,8% raddoppiando i consensi. È un momento delicatissimo, il nodo alleanze resta aperto: ripercorriamo quanto accaduto nella Germania tornata alle urne.

Il cancelliere tedesco e segretario dei Socialdemocratici Olaf Scholz (EPA/CHRISTOPHER NEUNDORF)

Il vincitore atteso di questa tornata è il conservatore cattolico Merz. Il suo partito CDU e CSU arriva al 28,6%, recuperando 4,3 punti sul 2021, mentre al secondo posto si piazza Alternative fur Deutschland, che letteralmente raddoppia il dato dello scorso anno arrivando al 20,8%. Seguono, come previsto, i socialdemocratici di Scholz che fanno un po’ meno peggio delle previsioni (16,4%), così come i Verdi che perdono 3 punti (11,5%). Bene la sinistra della Linke che arriva all’8,7%. Infine, non sorprende il crollo del falco liberale Lindner che, dopo aver fatto cadere la coalizione a semaforo, è arrivato sotto alla soglia del 5% e ha già annunciato l’addio alla politica. Fuori dal Bundestag, per un soffio, anche il Partito di Sahra Wagenknecht, fermo al 4,9%.

La situazione politica, delicatissima e forse complessa come non mai, ha spinto alle urne l’84% degli elettori: un tasso di affluenza altissimo, trainato tanto dall’economia quanto dall’immigrazione.

Elezioni in Germania: negli episodi precedenti

Tirando le fila del primo Governo del dopo-Merkel, va subito detto che Olaf Scholz era stato scelto come “candidato della continuità” rispetto alla cancelliera, consolidando un’immagine di politico preparato e sicuro, ma allo stesso tempo necessariamente privo di un carisma proprio. Alle consultazioni del 2021 la CDU di Merkel aveva subito la sconfitta più pesante della sua storia, perdendo 9 punti con i socialisti volati oltre il 25%. L’AFD si era fermata al 10.3%, ma con 83 seggi su 735 ha condotto una ferocissima opposizione al “semaforo” che, secondo tutti i sondaggi, si appresta a spegnersi.

Potrebbe interessarti approfondire l’argomento con Semafori lampeggianti

Sono dunque contate le ore dell’Ampelkoalition, la “coalizione a semaforo” che ha finora gestito il post-Merkel, formata dai rossi del Partito Socialdemocratico di Scholz, dai Verdi della ministra degli Esteri Annalena Baerbock (anche se candidato cancelliere sarà il suo vice-cancelliere Robert Habeck) e dai liberali dell’FDP (Freie Demokratische Partei) di Lindner, ex ministro delle Finanze nonché innesco della crisi di Governo. I fattori internazionali ed economici che hanno contribuito al declino di questo modello sono sotto gli occhi di tutti, anche se un’alternativa politica è quasi impossibile da vedere al momento.

L’Ampelkoalition: a sinistra, la ministra degli Esteri tedesca Annalena Baerbock (Verdi) e l’ex ministro delle Finanze Christian Lindner (FDP) porgono un mazzo di fiori a Olaf Scholz (SPD) per il suo compleanno (ANSA/Michael Kappeler/dpa)

I sondaggi sono chiari e indicano come primo Partito vincente la CDU (e il corrispettivo bavarese CSU), che conquista una ritrovata centralità nello spettro parlamentare e dovrà capire come gestirla (si escludono exploit che possano giustificare maggioranze abbastanza qualificate anche se il Partito di Merz viaggia tra il 29 e il 30%). Al secondo posto segue Alternative für Deutschland, schizzato oltre il 20%, mentre i socialdemocratici e i verdi arrancano (rispettivamente dati al 14-17% e al 13-15%),

Lindner, se allo scorso turno al “semaforo” avrebbe preferito la “coalizione Giamaica”, formata con Verdi e CDU, questa volta potrebbe non avere grosse remore a sostituire gli ex alleati di Governo di Baerbock con l’AFD, se non fosse che il suo Partito addirittura arranca attorno alla soglia di sbarramento del 5%.

Leggi di più sull’ascesa dell’AFD: Nel silenzio degli altri

Merz e quel cordone spezzato

Si pone insomma, ingombrante e imbarazzante, il problema delle alleanze.

Friedrich Merz, candidato cancelliere della CDU (ANSA/Felix Kästle/dpa)

Non più tardi del novembre scorso, per fugare le ambiguità già emerse sulle sue posizioni rispetto all’ultradestra parlamentare, Merz apostrofava l’AFD: «non esiste nessuno scenario in cui il mio e il vostro partito possano lavorare insieme». Dal canto suo l’avversaria Weidel, che con Merz si contende l’elettorato conservatore, non gli ha mai risparmiato critiche, un altro “Scholz” a servizio della contestata agenda verde, ma proprio su questo lo incalza e lo sfida a collaborare, consapevole che l’aspirante cancelliere sarà costretto a scendere a patti.

Non ci ha messo troppo a raccogliere la sfida Merz, che a gennaio ha presentato due mozioni per chiedere una stretta sull’immigrazione irregolare. Quella di Merz non va letta solo come una mossa squisitamente politica per tastare il terreno di un’eventuale alleanza: le mozioni rappresentano un colpo di reni del conservatore rispetto alle ultime cronache tedesche, sconvolte così come l’opinione pubblica da due attacchi efferati, il primo ai Mercatini di Natale di Magdeburg (un uomo originario dell’Arabia Saudita ha investito la folla uccidendo 6 persone e provocando centinaia di feriti) e il secondo in un parco di Aschaffenburg, dove un afghano ha aggredito con un coltello un gruppo di bambini dell’asilo, uccidendo un piccolo di due anni e un uomo intervenuto per fermarlo. Cercare una risposta politica all’orrore significa, per Mertz e il suo Partito, dire all’elettore che il tema della sicurezza non è esclusivo dell’estrema destra, ma trova spazio anche più al centro.

Alice Weidel e Tino Chrupalla, i due leader dell’AFD (Michael Kappeler/dpa)

Così per la prima volta, la CDU e l’AFD hanno unito i propri voti in Parlamento. Anche se ci ha pensato il Bundestag pochi giorni dopo ad affossare quelle stesse mozioni in un voto segreto pregno di malumori, nel gioco parlamentare che si innescherà dopo le prossime elezioni sarà evidentemente Weidel a tenere il coltello dalla parte del manico: la candidata cancelliera dell’AFD ha infatti subito approfittato dell’affossamento per attaccare la debolezza politica di Merz, che pure le aveva teso la mano.

Il nostro approfondimento sulle elezioni in Austria: Onda nera

Insomma lo schema è già visto, così come l’allarmismo che cresce in tutta Europa verso le componenti più xenofobe ed estremiste. La forza conservatrice ma centrista principale è costretta ad allargare la partecipazione, col solo risultato di perdere i consensi più moderati mentre quelli radicali si cementificano come l’ovvia e unica alternativa.

L’incognita Wagenknecht

Quello descritto fin qui è lo scenario noto, ma le prossime elezioni covano almeno due incognite dal potenziale non irrisorio. La prima è rappresentata da Sarah Wagenknecht, ex leader della sinistra del Die Linke e oggi a capo dell’alleanza Bündnis Sahra Wagenknecht (BSW). La “conservatrice di sinistra” ha da tempo fiutato un vuoto politico nel quale ritagliarsi uno spazio, e mentre accusa la sinistra tradizionale di aver abbandonato le lotte di classe che la rendevano popolare, propone una ricetta ibrida in cui convivono strette sull’immigrazione illegale, la cessazione del sostegno militare a Kiev e persino un freno alle politiche ambientali, accusate di scaricare gran parte del loro costo sulla popolazione e di rivelarsi dunque nocive, oltre che inutili.

Sahra Wagenknecht leader del BSW. La deputata ha annunciato che dopo le elezioni cambierà il nome del Partito per renderlo meno personale (ANSA/Marijan Murat/dpa)

Mescolando ricette sociali di sinistra (tetto agli affitti, aumento di salari e pensioni minime, introduzione di una tassa patrimoniale), pacifismo e una stretta sull’immigrazione, Wagenknecht non ha nemmeno nascosto sentimenti anti-americani (differenziandosi notevolmente dalla concorrente di destra Wiedel, supporter di Trump) e di riapertura alla Russia, rendendo la sua posizione difficile da digerire per i Partiti più liberali.

Leggi anche La sinistra di Wagenknecht: ambiziosa, ambidestra

La BSW ha brillantemente superato i primi test: alle elezioni federali negli Stati tedeschi della Sassonia e della Turingia dello scorso settembre Wagenknecht ha conquistato rispettivamente l’11,8% e il 15,8% dei voti, ma l’ex Linke sa che nei territori occidentali il sostegno potrebbe non essere altrettanto caloroso. Ad ogni modo la sua formazione, se dovesse superare lo scoglio del 5%, potrebbe costituire un importante ago della bilancia per la costruzione di una maggioranza.

Consenso estero, consenso interno

Anche se sarà molto improbabile vedere Weidel come la prossima cancelliera tedesca, la leader dell’Alternativa per la Germania avrà parecchia voce in capitolo sulle sorti del nuovo Governo. Su di lei, del resto, le scommesse sono solo in crescita. Come riporta Reuters, secondo i dati dichiarati dal Bundestag nel solo 2025 appena trascorso il Partito di Weidel ha ricevuto cinque milioni di euro di donazioni.

Sulla candidata cancelliera pesano anche le benedizioni internazionali di Viktor Orban (che ha accolto una sua richiesta di incontro invitandola a Budapest) e del braccio destro di Donald Trump. «Solo l’AFD può salvare la Germania!», ne è convinto Elon Musk che, da Oltreoceano, piccona il cordone sanitario tedesco ormai scricchiolante attorno all’estrema destra. Ospitata in un’intervista con il miliardario in persona sul suo X (il Parlamento tedesco “sta valutando” se questo costituisca un finanziamento elettorale), Weidel è tornata anche sulle accuse di nazifascismo: «definire Hitler di destra è stato un grande errore: era un comunista; nazionalizzò le imprese» tronca lisciando la superficie. Musk e Weidel si congiungono persino nell’inversione retorica per cui ciascuno, comprese le frange più estreme dell’AFD, meritano la libertà di parola, perché proprio Hitlerprese il potere dopo aver limitato il diritto di parola; senza ciò non avrebbe potuto fare molte cose“.

Nella stessa intervista, non a caso, Musk ne ha approfittato per lamentarsi di aver dovuto stampare “25mila pagine di documenti burocratici, un camion di carte” per aprire la sua nuova gigafactory a Brandeburgo, alle porte di Berlino. Il miliardario ha certamente tutto l’interesse di costruirsi una base politica alleata a Berlino, dove i suoi affari non vivono il miglior momento. Secondo Bloomberg a gennaio le vendite di Tesla sono crollate del 59%, un dato che è difficile non contestualizzare nelle continue invasioni di campo di Musk, considerando anche che in generale la vendita di auto elettriche in Germania, nello stesso mese, cresce del +54%.

Elon Musk interviene in videoconferenza al lancio della campagna elettorale dell’AFD per la candidata cancelliera Alice Weidel (ANSA/Hendrik Schmidt/dpa)

Potrebbe esserti utile approfondire con la lettura di Auto contro mucche

Per Merz è quasi naturale accusare verdi e socialdemocratici di averlo “costretto” a votare con l’AFD, come a dire: se lo votaste voi il programma dell’estrema destra, potremo restare al Governo insieme senza bisogno di coinvolgere chi quel programma l’ha scritto. Per non essere schiavi dei voti, occorrerà essere schiavi delle idee.

Il leader, probabile futuro cancelliere, assicura di aver imparato la lezione e all’indomani del pasticcio torna a giurare: «posso assicurare agli elettori tedeschi una cosa molto chiara: non lavoreremo con il partito che si fa chiamare Alternativa per la Germania, né prima (delle elezioni), né dopo, mai. Questo partito è contrario a tutto ciò che il nostro partito e il nostro Paese hanno costruito in Germania negli ultimi anni e decenni. È contro il nostro orientamento occidentale, contro l’euro, contro la Nato». Sarà vero stavolta?

L’ex cancelliera tedesca Angela Merkel (CDU) (ANSA/Marcus Brandt/dpa)

Il leader dell’Unione, che si è preso un rimprovero da Merkel in persona, non è il primo né sarà l’ultimo politico a fare inversione a U. Il punto è se gli elettori leggeranno questo cambio di piani come rispolverato e più cinico pragmatismo à la Merkel, o se saranno indisposti a vedere la propria volontà così deformata da un accordo quantomeno nuovo. Le partecipatissime manifestazioni di piazza seguite alle due mozioni ci offrono un importante assaggio di cosa ne pensa l’opinione pubblica. Ora tocca alle urne, che possono confermare ma anche ribaltare il giudizio ultimo.

È un altro muro che cade a Berlino, che come dice Orbanè sempre stata una città di muri”. Che crollano, che si ergono.

Crediti della foto di copertina: ANSA/FERNANDO D’ANIELLO