29 anni fa Tokyo conosceva l’incubo del sarin: la prima arma chimica usata contro i civili nell’attentato alla metropolitana. Oggi rimangono tanti dubbi e l’amarezza dei “perché”

Sono passati quasi 30 anni dal lunedì che sconvolse il Giappone. Era il 20 marzo del 1995, mancava poco alle 8. Nelle affollate stazioni metropolitane sulle linee Chiyoda, Marunouchi e Hibiya nessuno fece caso a una decina di persone che lasciavano cadere sacchetti di plastica nei tunnel: a quell’ora del mattino la metro di Tokyo è stracolma di pendolari che vanno in ufficio, si respira l’energia dell’inizio della settimana, quel mix tra sonnolenza e vivacità che è tipico dei lunedì mattina. In mezzo al tumulto di persone che salivano e scendevano dai convogli, i sacchetti di plastica passarono inosservati. Un altro tipo di arma avrebbe prodotto un rumore, un suono qualunque: ma in quei tunnel, anche se ci fosse stato il più assoluto silenzio, non si sarebbe potuto sentire alcunché; forse solo il leggero fruscio degli spilli che vennero usati per bucare i fragili contenitori. Il sarin è un gas nervino letale: è inodore, incolore, insapore; venne sintetizzato nel 1938 da alcuni scienziati tedeschi che cercavano di creare un pesticida. Basta un’esposizione minima al sarin per cominciare ad accusare violenti conati di vomito e spasmi muscolari. Basta un minuto per morire soffocati. Nei sacchetti bucati con gli spilli da uomini senza volto il 20 marzo del ‘95 c’era del sarin in forma liquida, che evapora molto, molto in fretta. Tra le 7 e 50 e le 8 e 10 le persone in attesa nei tunnel della metro iniziarono a mostrare sintomi di avvelenamento: ci vollero le 8:35 perché le stazioni venissero evacuate. Il bilancio, se si considera il breve lasso di tempo intercorso tra il momento dell’apertura dei sacchetti e l’arrivo delle forze dell’ordine e dei soccorsi, fu agghiacciante: 13 morti, 54 feriti gravi e oltre 6mila intossicati. Fu il primo, grande attacco terroristico con un’arma chimica contro i civili e sollevò il velo su una setta apocalittica destinata a entrare nella storia del Giappone: Aum Shinrikyo.

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Tra queste pagine abbiamo già avuto modo di affrontare il fenomeno delle sette religiose, organizzazioni con una struttura piramidale molto forte che nascono tendenzialmente da culti già esistenti da cui poi si distaccano per aspetti dottrinali o pratici, fino ad arrivare a rinnegarli completamente. Il leader della setta, il “guru”, è sempre una persona molto carismatica, in grado di instaurare un rapporto di dipendenza e ossessione con gli appartenenti al gruppo, fino a spingerli a commettere atti anche feroci. Uno degli elementi cardine che accomuna spesso realtà di questo tipo, in cui è facile entrare ma difficilissimo uscire, è il concetto dell’apocalisse. L’armageddon. “Aum Shinrikyo” in giapponese significa “insegnamento della verità”: il movimento era stato fondato nel 1987 da un uomo di nome Shoko Asahara e si basava su princìpi misti di svariate religioni, buddhismo, induismo, tradizione religiosa popolare giapponese ed esoterismo cristiano. Il vero nome di Asahara era Chizuo Matsumoto: il verbo passato è d’obbligo perché il leader di Aum Shinrikyo è stato condannato a morte e giustiziato nel 2018 per i crimini commessi insieme ad altri 6 membri della setta. Una vicenda giudiziaria complessa: per oltre 20 anni si sono prolungate le udienze nelle aule dei tribunali giapponesi, con un totale di quasi 200 incriminazioni e 12 condanne a morte, compresa quella di Asahara, che aveva confessato nel 2004 di aver pianificato l’esecuzione dell’attacco. Otto anni prima dell’attentato nella metro, Matsumoto era un esoterista, appassionato di pratiche meditative e yoga: alla base del movimento da lui fondato c’era il desiderio di fornire un’alternativa spirituale a chi la desiderasse in un momento in cui “modernità occidentale, secolarizzazione e capitalismo” avevano “privato il Giappone della sua identità”. Il guru aveva ideato un “piano di salvazione” e man mano, grazie alle donazioni degli adepti, era riuscito a rendere l’associazione una vera e propria organizzazione con le maglie di ferro sempre più strette. Nel 1989 la setta salì agli onori della cronaca una prima volta per via dell’assassinio di un membro considerato “ribelle”, che era stato “punito” con la morte dai correligionari perché voleva abbandonare il gruppo. Un altro caso ancor più emblematico, accaduto nello stesso anno, fu la scomparsa dell’attivista e avvocato Tsutsumi Sakamoto e della sua famiglia. Sakamoto aveva criticato aspramente Aum Shinrikyo in televisione e aveva minacciato di chiedere alle autorità lo scioglimento della setta. Asahara era molto in vista, aveva raggiunto i principali poli universitari del Paese, la sua dottrina si espandeva con facilità. Nel ‘92 pubblicò un libro in cui dichiarava che lui stesso era Cristo, il nuovo Messia, “l’agnello di Dio” e dichiarava di essere in grado di “portare su di sé i peccati del mondo”. Fu un punto di non ritorno e a questo fece seguito l’annuncio dell’arrivo dell’apocalisse. Secondo la teoria del guru nel 1997 gli Stati Uniti avrebbero attaccato il Giappone scatenando la Terza guerra mondiale durante la quale sarebbero morti tutti gli uomini a esclusione dei fedeli della setta Aum Shinrikyo. Per quanto possa sembrare assurdo, la sua “fede” crebbe in modo estremamente rapido: nel 1995 Asahara aveva 10mila fedeli in Giappone, in Russia era arrivato a 30mila. Dopo l’attentato in metro, le autorità giapponesi risalirono velocemente a lui e alla sua setta e cominciò una lunga sequela di perquisizioni nelle principali sedi del culto nel Paese. Vennero trovati ordigni esplosivi, armi chimiche e biologiche, laboratori in cui si producevano droghe, dall’LSD alle metanfetamine, ma anche milioni di dollari in oro e prigionieri rinchiusi in cella. Lo Stato dichiarò la setta organizzazione terroristica e venne emanato un mandato d’arresto per Asahara, che nel frattempo era fuggito. Venne arrestato il 15 maggio: lo stesso giorno in cui al governatore di Tokyo venne fatto recapitare un pacco bomba che costò le dita della mano alla sua segretaria. Vennero scoperti rifugi della Aum Shinrikyo anche all’estero: si scoprì che in una fattoria nell’Australia sud-occidentale erano stati condotti esperimenti con il sarin che sarebbe stato poi usato per l’attentato di Tokyo. Gli agenti della polizia federale australiana, allertati dai nuovi inquilini della fattoria – che era stata venduta in fretta e furia e all’interno della quale erano stati abbandonati contenitori di composti chimici tossici – scoprirono una fossa piuttosto profonda in cui erano rilevabili tracce di radioattività e decine di pecore morte e contaminate col sarin. Venne fuori che il gas nervino era stato testato su quelle bestie prima dell’attentato. In seguito un ex adepto di nome Naruhito Noda confessò che la proprietà era stata comprata dal gruppo appositamente per costruire e testare armi di distruzione di massa. Chizuo Matsumoto è stato processato e condannato a morte per impiccagione nel 2004 ma la sua esecuzione è arrivata 14 anni dopo, dopo una lunghissima battaglia legale. Lui non ha mai spiegato le ragioni dell’attentato alla metro che ha sconvolto Tokyo; secondo i detective Asahara e i suoi avevano scoperto che la polizia aveva intenzione di perquisire le sedi del culto e volevano distogliere l’attenzione, secondo la pubblica accusa invece il “guru” voleva porre in essere una serie di attentati in modo da destabilizzare il Paese, attuare un colpo di Stato e diventare re. La verità, Matsumoto se l’è portata nella tomba. Quello che rimane è solo, ancora una volta, l’amarezza del constatare la banalità assoluta di un male così profondo nelle parole dei testimoni: “ci siamo fatti prendere dal progetto – ha detto Noda alla stampa – e poi, all’improvviso, stavamo costruendo delle armi”.

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