Spagna, Irlanda e Norvegia hanno riconosciuto lo Stato di Palestina, scatenando le ire israeliane, e non si tratta solo di un gesto simbolico
Dopo averlo annunciato, il 22 maggio scorso, il 28 maggio i governi di Spagna, Irlanda e Norvegia hanno riconosciuto formalmente lo Stato di Palestina. Dato il genocidio che Israele sta perpetrando contro i palestinesi dopo l’attacco compiuto da Hamas del 7 ottobre, quello del riconoscimento internazionale della Palestina è un segnale simbolico e politico importante, come dimostra lo stesso Israele dato che il 22 maggio il ministro degli Esteri Israel Katz che ha ordinato di richiamare gli ambasciatori dei tre Paesi sostenendo di non aver intenzione di trascurare quanti “mettono in discussione” la “sovranità” e “mettono in pericolo” la “sicurezza” di Israele. Katz ha inoltre accusato la Spagna di essere “complice dell’incitamento al genocidio degli ebrei e di crimini di guerra” e ha aggiunto che la vice prima ministra Yolanda Díaz sostenga “l’eliminazione di Israele e l’istituzione di un territorio islamico palestinese terrorista”.
La necessità del riconoscimento dello Stato palestinese era già stata dichiarata a marzo dai premier di Spagna, Irlanda, Malta e Slovenia che in un comunicato congiunto sostenevano quanto il riconoscimento fosse importante “per la pace e la sicurezza” nella regione mediorientale. Madrid già nel 2014 aveva approvato una risoluzione per il riconoscimento dello Stato di Palestina sostenendo però che il riconoscimento ufficiale della Palestina avrebbe dovuto essere formalizzato solo insieme a tutti gli altri Paesi dell’Unione Europea, a modificare la decisione è stata la durissima azione militare di Israele a Gaza, di cui il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez è uno dei maggiori critici. Sánchez annunciando la decisione di riconoscere lo Stato palestinese al Parlamento spagnolo ha attaccato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu che “continua a bombardare ospedali e scuole, a punire donne e bambini con la fame e il freddo” sostenendo che “non possiamo permetterlo. Abbiamo l’obbligo di agire. In Palestina come in Ucraina, senza doppi standard. Dobbiamo inviare aiuti umanitari e aiutare i rifugiati, lo stiamo già facendo, ma occorre fare di più”. Il premier spagnolo ha poi voluto sottolineare che “questo riconoscimento non è contro Israele, non è contro gli ebrei e non è a favore di Hamas. Questo riconoscimento non è contro nessuno, è a favore della pace e della convivenza”.

In Norvegia, dopo l’annuncio dell’intenzione di riconoscere lo Stato di Palestina da parte del primo ministro Jonas Gahr Støre, è stata pubblicata una dichiarazione del governo che sostiene come “una soluzione duratura” possa essere “ottenuta solo attraverso una soluzione a due Stati”, viene esposto inoltre il diritto fondamentale all’autodeterminazione del popolo palestinese e che “non ci sarà pace in Medio Oriente senza una soluzione a due Stati. Non può esserci una soluzione a due Stati senza uno Stato palestinese. In altre parole, uno Stato palestinese è un prerequisito per raggiungere la pace in Medio Oriente”.
In Irlanda il primo ministro Simon Harris ha spiegato come i palestinesi stiano vivendo in condizioni “spaventose, tra sofferenze, privazioni e fame” e che a Gaza sia in atto “una catastrofe umanitaria, inimmaginabile e inconcepibile per la maggior parte delle persone si sta svolgendo in tempo reale”.
Intervistato da Euronews il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha dichiarato di essere a favore del riconoscimento dello Stato di Palestina: «sono favorevole alla soluzione dei due Stati e al riconoscimento di uno Stato palestinese. Ma questo Stato deve essere vitale. Ed è per questo che penso che la cosa migliore sarebbe un approccio coordinato con gli Stati membri dell’Ue e i paesi terzi, creare una leva finanziaria». Michel ha poi sostenuto che il riconoscimento compiuto da Spagna, Irlanda e Norvegia sia “un buon passo”.

Il 30 maggio anche il primo ministro della Slovenia Robert Golob ha annunciato l’approvazione compiuta dal suo Esecutivo di una misura per riconoscere lo Stato di Palestina. Per l’effettivo riconoscimento è necessaria una votazione in Parlamento (programmata per martedì 4 giugno) in caso di voto positivo la Slovenia sarà il 13esimo Stato membro dell’Ue a riconoscere lo Stato palestinese.
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Chi riconosce la Palestina
A proposito del riconoscimento dello Stato di Palestina l’Unione Europea va in ordine sparso, nonostante l’Ue abbia in passato approvato una risoluzione in cui diceva di sostenere in linea di principio uno Stato palestinese entro i confini del 1967, prima di Spagna, Irlanda e Norvegia erano solo 9 i Paesi a riconoscere la Palestina: Bulgaria, Cipro, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Svezia e Ungheria. Va inoltre sottolineato che l’unico Paese europeo ad aver riconosciuto lo Stato di Palestina sia stata la Svezia nel 2014, dato che gli altri 8 Paesi avevano riconosciuto lo Stato palestinese prima di divenire membri dell’Unione.
A livello globale lo Stato palestinese è riconosciuto da 146 dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite: diversi Paesi mediorientali, gran parte degli Stati dell’America Latina, dell’Africa, dell’Asia e dell’Europa orientale. Gli Stati Uniti, che non riconoscono la Palestina, hanno utilizzato ad aprile il veto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu in modo da evitare che la Palestina potesse divenire uno Stato membro delle Nazioni Unite.

La questione dei due Stati e del riconoscimento di quello palestinese diviene dirompente negli anni ‘80 quando, il 17 novembre 1988, durante la prima intifada, il leader palestinese Yasser Arafat proclama unilateralmente uno Stato palestinese indipendente con Gerusalemme come capitale citando il trattato di Losanna e la risoluzione 181 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Arafat al momento dell’annuncio si trova in Algeria e proprio l’Algeria è il primo Stato a riconoscere la Palestina, all’Algeria si uniscono in fretta gran parte del mondo arabo, India, Turchia, diversi Stati africani ed europei. Lo Stato palestinese della dichiarazione di indipendenza viene descritto come stabilito sul “territorio palestinese” senza specificarne i confini e alcuni degli Stati che hanno riconosciuto lo Stato di Palestina nelle dichiarazioni di riconoscimento fanno riferimento ai “confini del 1967” escludendo di fatto il territorio di Israele.

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La questione del riconoscimento palestinese torna nel panorama internazionale tra 2010 e 2011, quando soprattutto il Sud America risponde alla richiesta del popolo palestinese di appoggiare le proprie rivendicazioni statali. In quel periodo dalla Palestina si decide di portare avanti una campagna per la piena adesione all’Onu, il popolo palestinese non riesce a concludere a suo favore la campagna, ma il 31 ottobre l’Unesco vota per accettare la Palestina come membro a pieno titolo. A novembre 2012, dopo che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite vota l’aggiornamento di status per la Palestina come “Stato osservatore non membro”, la bandiera palestinese viene issata, per la prima volta, al palazzo delle Nazioni Unite a New York. Nel 2015 un’altra vittoria per la causa palestinese è l’accettazione come Stato membro dalla Corte penale internazionale.
La posizione italiana
L’Italia non riconosce lo stato palestinese, si limita ad avere un ufficio consolare a Gerusalemme che “cura le relazioni che il Governo italiano intrattiene con le autorità palestinesi”.
Il 27 maggio il Movimento 5 Stelle ha depositato una mozione per il riconoscimento dello Stato palestinese entro i confini del 1967 a firma del deputato Riccardo Ricciardi. L’obiettivo del M5S è anche quello di far assumere una posizione chiara al governo italiano in sede internazionale, impegnando l’Esecutivo a “ sostenere nelle opportune sedi europee e internazionali iniziative volte al ritiro di Israele dai territori palestinesi occupati, al fine del pieno riconoscimento dello Stato di Palestina” e di adottare nelle sedi europee “le iniziative necessarie volte a conseguire una posizione comune, in seno alle istituzioni dell’Ue, finalizzata al riconoscimento da parte dell’Unione dello Stato di Palestina”.

La mozione chiede inoltre al governo di “attivarsi, in ogni sede, affinché l’Italia partecipi e sostenga ogni iniziativa, sia in seno all’Unione europea che insieme ai nostri alleati e alle organizzazioni internazionali, per la liberazione immediata e incondizionata di tutti i civili tenuti in ostaggio”. Il presidente del Movimento, Giuseppe Conte, ha dichiarato: «denunciamo da mesi l’azione di Netanyahu, che è contraria al diritto internazionale. È un’azione sproporzionata, il massacro di Rafah è sotto gli occhi di tutti. Abbiamo civili palestinesi, donne e bambini, bruciati vivi. Abbiamo chiesto invano al nostro governo di darsi da fare per creare pressione, ma abbiamo ottenuto solo astensioni in sede Onu». Il 28 maggio M5S, PD e AVS hanno chiesto che anche l’Italia agisse per il riconoscimento dello Stato di Palestina, il verde Bonelli ha esortato il governo a “riconoscere lo Stato di Palestina” e a imporre “sanzioni a Israele perché non può più commettere questi crimini contro l’umanità” e la dem Elly Schlein ha dichiarato: «abbiamo visto che la Spagna e la Norvegia hanno proceduto al riconoscimento, sarebbe ora che lo facesse anche l’Italia. Noi insistiamo sul riconoscimento europeo, a livello di Unione Europea perché possa aiutare un processo di pace in Medioriente più necessario che mai. Chiediamo il cessate il fuoco da ottobre, c’è stato un altro attacco con corpi straziati e mutilati ieri, a Rafah, nonostante la Corte internazionale di Giustizia abbia già ordinato che si fermasse l’offensiva su Rafah» e il responsabile esteri del Partito Democratico, Peppe Provenzano, ha chiesto “una informativa urgente a Meloni e Tajani su quali iniziative stiamo prendendo come Italia. Lo faccio con una angoscia crescente, dopo gli attacchi della scorsa notte a Rafah, con bambini bruciati vivi dalla morte venuta dal cielo” e ha espresso “grande apprezzamento a Spagna, Norvegia e Irlanda per un atto che serve a preservare la prospettiva dei due popoli due Stati. È tempo che anche l’Italia si unisca onorando un impegno che questo parlamento si era assunto nel 2015”.
Il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha spiegato che “presto incontreremo il presidente del Consiglio dell’Autorità palestinese e apriremo un percorso che però non può essere fatto di un riconoscimento della Palestina senza il riconoscimento di Israele dello Stato palestinese e viceversa. Poi bisogna capire cosa sia lo Stato palestinese perché non possiamo riconoscere uno Stato a guida di Hamas”.
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Cosa significa il riconoscimento di uno Stato
Seppur uno Stato non abbia bisogno di essere riconosciuto per esistere, il riconoscimento è un atto politico significativo. Come riporta l’Enciclopedia Treccani per la definizione di Stato si fa riferimento all’articolo 1 della Convenzione di Montevideo del 1933 sui diritti e doveri degli Stati, nella quale si legge che “lo Stato in quanto persona di diritto internazionale dovrebbe possedere i seguenti requisiti: una popolazione permanente; un territorio definito; un governo; e la capacità di stringere relazioni con altri Stati” dunque non è richiesto il riconoscimento altrui per essere uno Stato, ma dal punto di vista giuridico il riconoscimento può rappresentare l’inizio di statualità (dato che ne viene riconosciuta la personalità giuridica internazionale). Inoltre, all’atto politico di riconoscere il diritto all’autodeterminazione del popolo, si affianca l’atto pratico dato che con il riconoscimento di uno Stato si normalizzano le relazioni con gli altri Stati (stringendo accordi o relazioni diplomatiche).

Solitamente per dimostrare di aver riconosciuto uno Stato viene inviata una rappresentanza diplomatica (ovvero i due Stati installano le rispettive ambasciate o consolati e si scambiano rappresentanti diplomatici), nel caso dello Stato di Palestina però il governo è diviso (Cisgiordania e Striscia di Gaza sono governati da due entità differenti, Autorità palestinese e Hamas) e il territorio è parzialmente occupato da Israele (che ne contesta legittimità e confini) dunque è un caso particolare.
Seppur solo gli Stati che si riconoscono vicendevolmente potrebbero avere relazioni diplomatiche, nel corso degli anni per la situazione palestinese si sono trovati degli espedienti – come detto ad esempio l’Italia, che non riconosce lo Stato di Palestina, ha un ufficio consolare a Gerusalemme – e dato che viene internazionalmente riconosciuta solo l’Autorità palestinese la maggior parte di ambasciate straniere nello stato di Palestina si trovano a Ramallah, in Cisgiordania.

di: Flavia DELL’ERTOLE
FOTO: EPA/ANNA SZILAGYI