Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha firmato il disegno di legge che impone alla società cinese ByteDance di vendere, pena il divieto nel Paese. Ma i fattori in gioco sono tanti

Cosa succede a TikTok negli Stati Uniti? O forse sarebbe meglio dire tra TikTok e gli Stati Uniti. Ad aprile il presidente Joe Biden ha firmato un disegno di legge bipartisan, il Protecting Americans from Foreign Adversary Controlled Applications Act, che dà alla società cinese ByteDance 9 mesi di tempo per vendere il social a una realtà di un altro Paese (o a un gruppo che non includa la Cina), pena il divieto sul suolo americano. Per tutta risposta il colosso dell’high tech ha depositato una causa contro il Governo statunitense sostenendo che l’obbligo alla vendita sia “forzato e incostituzionale” in quanto viola il Primo Emendamento della Costituzione USA relativo alla libertà di espressione. ByteDance ha definito il divieto impraticabile dal punto di vista commerciale, legale e tecnologico.

Da Washington hanno sempre sostenuto si tratti di una questione di sicurezza nazionale perché il Governo cinese, tramite la piattaforma, potrebbe raccogliere i dati degli utenti statunitensi (170 milioni) e usarli per motivi di intelligence, oltre al timore che l’algoritmo possa influenzare l’opinione pubblica americana e orientarne le scelte politiche. ByteDance, però, ha sempre negato di aver condiviso i dati degli utenti con il Governo di Pechino e gli Stati Uniti non hanno mai fornito prove in tal senso.

Una questione che coinvolge l’intera politica statunitense, visto che Donald Trump si è detto contrario al provvedimento, nonostante durante la sua presidenza avesse invocato più volte una misura analoga a quella firmata dall’eterno rivale Biden. Negli Stati Uniti l’applicazione è già stata vietata sui dispositivi dei dipendenti federali ma già prima alcuni Stati l’avevano bandita da smartphone e tablet dei dipendenti statali.

Nel frattempo anche 8 creator hanno fatto causa al Governo degli Stati Uniti, lamentando le stesse preoccupazioni sul rischio a cui verrebbe esposta la libertà di espressione. In questo caso, hanno fatto notare i tiktoker, la decisione di bandire il social dal Paese metterebbe a rischio il loro sostentamento. Si tratta di persone provenienti da background diversi, con posizioni e professioni differenti. Al momento circolano diversi rumours su chi potrebbe acquistare il social, anche se l’acquisizione non sembra così semplice e al momento ByteDance non sembra intenzionata ad accettare. Inoltre, hanno fatto notare alcuni esperti, se TikTok venisse messo in vendita senza il suo prezioso e segreto algoritmo – fondamentale per il suo successo – varrebbe di meno.

Il dibattito intorno al social più popolare del momento si accende sempre di più, tra chi urla al pericolo per le e gli adolescenti e a una sorta di guerra fredda tra Stati Uniti e Cina (la presidente repubblicana del Comitato dell’Energia e del Commercio Cathy Rodgers ha affermato che si tratta di “un’arma del Partito Comunista cinese”). TikTok, insomma, è il terreno nel quale si consumano le tensioni geopolitiche globali.  

La piattaforma è già stata vietata in alcuni Paesi come l’India dove è stata rimossa nel 2020 insieme ad altre 58 app cinesi perchépregiudicano “la sovranità e l’integrità dell’India, la difesa dello Stato, la sicurezza dello Stato e l’ordine pubblico”. Il divieto è arrivato poco dopo gli scontri tra militari indiani e cinesi al confine himalayano, conteso dai due Paesi, in cui sono morti almeno 20 soldati indiani e quattro cinesi. Anche in Afghanistan il divieto è totale. Il Nepal ha annunciato l’intenzione di vietare l’app perché è stata usata per condividere“contenuti che disturbano l’armonia sociale. Ci sono, poi, Paesi in cui il divieto vale solo per i dipendenti governativi, come il Canada, in cui l’interdizione è scattata perché, in base agli standard del Governo, l’app “presenta livelli inaccettabili di rischio per la privacy e la sicurezza”,o il Regno Unito, che ha sollevato preoccupazioni per la sicurezza delle informazioni statali. Anche Taiwan – a proposito di geopolitica – ha vietato l’app sui dispositivi dei dipendenti pubblici, insieme a Douyin (la versione cinese di TikTok); l’Australia l’ha vietata sui dispositivi dei dipendenti governativi, la Nuova Zelanda su quelli dei parlamentari.Anche il Belgio ha imposto il divieto per i ministri e i dipendenti pubblici federali. Nel 2023il Parlamento europeo, la Commissione europea e il Consiglio UE hanno imposto il divieto sui dispositivi dei dipendenti, consigliando loro di disinstallare l’app anche sugli strumenti personali.

La partita si gioca a livello geopolitico ma anche economico e sociale. Cosa significherebbe eliminare TikTok dagli Stati Uniti? Balli, meme, libri, make up, ricette: la piattaforma – come abbiamo visto anche dalla denuncia degli 8 creator – è diventata una fonte di reddito per molte persone, che arrivano a intraprendere un vero e proprio percorso lavorativo con i contenuti digitali. Non sarebbe semplice trasferire la loro attività su altre piattaforme, come accaduto ai tiktokers indiani: secondo CNN Business alcuni sono riusciti a spostare i loro contenuti su Instagram e YouTube tramite reel e shorts, ma altri hanno fatto fatica a emergere. Senza contare l’importanza sempre crescente che stanno assumendo i social in generale per le aziende. In base agli ultimi dati, nel 2023 TikTok ha contribuito con oltre 24 miliardi al PIL statunitense.

Una situazione simile potrebbe generare malcontento nella società statunitense e portare a una maggiore instabilità. Oltretutto, negli Stati Uniti a novembre ci saranno le elezioni presidenziali e i discorsi su un possibile divieto potrebbero influenzare, in un modo o nell’altro, l’opinione pubblica.

Non è solo questo. Pensiamo anche alla capacità di TikTok di generare trend che muoiono alla velocità del suono, per poi essere rimpiazzati immediatamente. La potenza moltiplicatrice del social, attraverso le visualizzazioni, le condivisioni, i commenti (e anche la brevità dei contenuti) è in grado di rendere virale qualsiasi cosa, da una canzone a un libro a un hashtag fino alle “aesthetics. Quiet luxury, bimbocore,coquette, solo per citarne alcune, sono tutte tendenze che passano dalle piattaforme per arrivare ai grandi brand. Il nuovo modo di capitalizzare nell’era dei social. Con oltre un miliardo di utenti in tutto il mondo, soprattutto giovani e giovanissimi, diventa sempre più complicato slegare questi due aspetti.

La possibile messa al bando di TikTok negli Stati Uniti fa riflettere anche su quale potrebbe essere l’approccio futuro alla legislazione relativa al cyberspazio e l’evoluzione della tecnologia, su cui ci si interroga da diverso tempo. Pensiamo ad esempio all’intelligenza artificiale: anche questo, al momento, si configura come un terreno delicato e foriero di dubbi e quesiti.

Non ci resta che aspettare gennaio 2025, i 9 mesi di scadenza previsti dal disegno di legge, per avere un primo responso. Potrebbero comunque volerci anni prima che la misura entri in vigore, vista anche la causa presentata da ByteDance, che potrebbe preannunciare una battaglia legale. Insomma, il futuro non è scritto.