PRETE

In Italia e nel mondo il numero dei sacerdoti è in calo. Ma non si tratta di una novità

Hanno fatto molto discutere (e destato un certo imbarazzo) le parole utilizzate da Papa Francesco nell’incontro a porte chiuse con gli oltre 200 vescovi italiani in apertura dell’Assemblea Generale della CEI (20-23 maggio 2024), riferite prima dal sito Dagospia, poi riprese da altre testate nazionali. In quest’occasione Bergoglio ha pronunciato l’espressione “c’è troppa fro***ggine nei nostri seminari” in relazione alla possibilità di far accedere al sacerdozio anche uomini omosessuali.

Due giorni dopo, rispondendo alle domande dei giornalisti, è tronato sulla questione il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede Matteo Bruni. «Papa Francesco è al corrente degli articoli usciti di recente circa una conversazione, a porte chiuse, con i vescovi della CEI – ha dichiarato Bruni –  Come ha avuto modo di affermare in più occasioni ‘Nella Chiesa c’è spazio per tutti, per tutti! Nessuno è inutile, nessuno è superfluo, c’è spazio per tutti. Così come siamo, tutti’. Il Papa non ha mai inteso offendere o esprimersi in termini omofobi, e rivolge le sue scuse a coloro che si sono sentiti offesi per l’uso di un termine, riferito da altri».

Un termine, quello usato dal Papa e riportato dai media, molto distante da quel «Chi sono io per giudicare?», pronunciato nel 2013, e che si infrange contro la comunità LGBTQIA+ già colpita da discriminazioni, violenze fisiche e verbali.

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In realtà, nonostante le apparenti aperture, soprattutto verbali, di Papa Francesco, la posizione della Chiesa e del Pontefice è rimasta sempre la stessa. Come mostra un’istruzione del dicastero vaticano per il Clero del 2005, durante il pontificato di Benedetto XVI, che nega alle persone omosessuali l’ammissione al sacerdozio. Nell’istruzione si legge che “la Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione, non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay”. L’istruzione è stata, poi, confermata da Bergoglio nel 2016.

Nel novembre 2023, però, la Cei (Conferenza Episcopale Italiana) ha approvato una nuova Ratio Formationis Sacerdotalis, in cui si parla della formazione e dell’educazione affettiva dei preti. Nel documento ci sarebbe scritto che una persona omosessuale “può entrare in seminario se la sua scelta di castità è seria”. In sostanza, l’emendamento distingue tra “atti” e “tendenze”. Il testo, però, non è stato pubblicato a causa della mancata approvazione della Santa Sede. La realtà dei fatti, però è diversa. L’accesso al seminario non è precluso alle persone omosessuali, anche se non è possibile per i sacerdoti parlare apertamente della propria omosessualità.

Dato l’obbligo al celibato per tutti i seminaristi, molti si sono chiesti perché questi paletti debbano essere imposti alle persone omosessuali e non anche a quelle eterosessuali. In merito alla frase di Bergoglio c’è chi, come alcuni vescovi, prima delle scuse l’ha bollata come una “gaffe”, visto che l’italiano non è la lingua madre del Papa. Altri, invece, hanno subito risposto nel merito del contenuto. «Non c’è troppa frociaggine, ci sono troppo omofobi» ha scritto su Instagram il dem Alessandro Zan, promotore del Ddl Zan contro l’omolesbotransfobia bloccato dal Senato.

Papa Francesco – ANSA/CLAUDIO PERI

La crisi delle vocazioni

Secondo quanto riportano diverse testate, a Bergoglio sarebbe stato chiesto cosa fare quando un candidato al seminario è dichiaratamente gay. La domanda si sarebbe inserita in un discorso più ampio relativo alla cosiddetta crisi delle vocazioni. Ci sono sempre meno preti in Italia.

Secondo la CEI (dati del 2021) nel 1990 c’erano 38.209 preti ma negli ultimi trent’anni si è verificato un calo del 16,5% e 6.416 preti in meno. Negli ultimi 10 anni c’è stato un crollo dell’11%. In parte questo calo è stato compensato dal numero maggiore di sacerdoti di origine straniera nelle diocesi italiane: se nel 1990 erano 204, nel 2020 erano 2.631. Proprio nello stesso anno la percentuale di preti di origine straniera è arrivata all’8,3% (nel 2000 era al 3,4%, nel 2010 al 6,6%). Considerando solo i sacerdoti italiani, quindi, si è registrata una flessione del 19,8% (nel 2000 si contavano 36.350 unità, nel 2020 29.162).

In base ai dati, pubblicati sempre nel 2021, dall’Istituto Centrale di Sostentamento del Clero (ICSC), riportati dal SIR – Servizio Informazione Religiosa, l’età media dei preti italiani è di 61,8 anni, e ha registrato un aumento del 4,1% negli ultimi 20 anni. Nel 2020 nella Penisola, ha riferito il SIR, c’erano 15.133 parroci su 25.595 parrocchie (quindi poco più della metà), con una media di 1,7 parrocchie per ogni parroco e di un parroco ogni 4.160 abitanti.

Secondo i dati dell’ICSC si è verificato un calo dei preti fino a 30 anni di età: nel 2000 erano 1.708 mentre nel 2020 se ne contavano 599 (una flessione del 60%), considerando anche un calo demografico del 20% tra la popolazione corrispondente.

Nel giugno 2023 a Milano sono stati ordinati 15 nuovi sacerdoti tra i 24 e i 32 anni. È anche vero che queste non vanno a compensare il calo dovuto alla mortalità degli anziani. Nel 2020, spiega sempre il SIR,269 preti sono morti a causa del COVID-19 e questo ha contribuito a una cristallizzazione del ricambio generazionale.

La flessione è dovuta anche alle richieste di lasciare il sacerdozio. Come riportato nel 2022 da Re-Blog, il sito della rivista Il Regno, dopo il 2000, per quasi due decenni, ci sono stati in media 40 abbandoni, circa 1,3 per mille presbiteri diocesani. La percentuale è rimasta stabile tra lo 0,9% e il 2% fino al 2018, per poi salire nel 2019 (7 abbandoni per mille presbiteri) e, infine, per scendere leggermente nel 2020 (3,6 per mille). Secondo quanto riportato da Re-Blog, che si rifà alla letteratura internazionale, la crisi è soprattutto motivazionale. Se negli anni Sessanta le crisi erano soprattutto di tipo ideologico, nei decessi successivi si è passati a motivazioni di tipo psicologico ed esistenziale. Inoltre, viene spiegato, la selezione nei seminari è diminuita in modo considerevole. Se in passato c’era una fortissima selezione, in tempi recenti il rapporto tra ingressi nei seminari e ordinazione è arrivato molto vicino a 1. C’è, poi, un altro fattore. Nell’articolo, che riprende un’intervista al sociologo Luca Diotallevi, viene spiegato che un altro elemento è dato dall’indisponibilità di sempre più preti a fare i parroci, e quindi a un impegno che li vincoli a una comunità.

Nel mondo

Crescono i cattolici battezzati nel mondo ma continua il calo delle vocazioni sacerdotali. Secondo i datidell’Annuarium Statisticum Ecclesiae 2022 (dati relativi al 2021 e al 2022), redatto dall’Ufficio Centrale di Statistica della Chiesa, il numero dei cattolici battezzati a livello globale è passato da 1.376 milioni nel 2021 a 1.390 milioni nel 2022 (+1,0%). La crescita, però, è diversa in ogni continente. In Africa si è registrato un aumento del 3% (da 265 milioni a 273 milioni), mentre in Europa la situazione è rimasta stabile, con 286 milioni di cattolici nel 2021 e nel 2022. In America il numero dei cattolici è aumentato dello 0,9% e in Asia dello 0,6% ma si tratta di cifre in linea con lo sviluppo demografico dei due continenti.

Sempre in calo dal 2012 il numero dei sacerdoti. Nel 2022 i seminaristi maggiori – ovvero coloro che sono stati ammessi al seminario maggiore per gli studi teologici a livello accademico e universitario e alla preparazione spirituale per il presbiterato – erano pari a 108.481 unità, con una flessione dell’1,3% rispetto all’anno precedente. Anche in questo caso ci sono differenze nei continenti. In Europa il numero dei seminaristi è sceso del 6%, evidenziando un trend decrescente iniziato nel 2008. In Africa, al contrario, nel biennio 2021-2022 i seminaristi sono aumentati del 2,1%; in Oceania nel 2022 si è registrata una crescita dell’1,3% rispetto al 2021. In America, invece, il numero dei seminaristi è sceso del 3,2%. Calo anche in Asia, dove nel 2022 si è registrata una flessione dell’1,25% rispetto all’anno prima. Nel 2022 l’Africa è stato il continente con il maggior numero di seminaristi, pari a 34.541 unità. Poi l’Asia con 31.767 seminaristi, l’America con 27.738, l’Europa con 14.461 e l’Oceania con 974.

Giovani seminaristi – SHUTTERSTOCK/WIDEONET

Le motivazioni

Sono state addotte diverse motivazioni per la crisi delle vocazioni. Come abbiamo visto in precedenza una delle ragioni è l’età media dei sacerdoti e lo scarso ricambio generazionale.

La Chiesa ha spesso attribuito la diminuzione del numero di sacerdoti al calo demografico, come Benedetto XVI che, ancora da cardinale, in un’intervista del 1997 ha attribuito la flessione del numero di preti alla scarsa natalità, anteponendola al celibato.

Al contrario, in base a diversi studi, sembra essere proprio il celibato una delle motivazioni più diffuse alla base non solo della mancata entrata in sacerdozio, ma anche degli abbandoni. Dean R. Hoge, sociologo che per molti anni ha studiato i cattolici statunitensi, concentrandosi soprattutto sul sacerdozio, nel 1985 ha condotto un sondaggio in un college frequentato da studenti cattolici che ha determinato come il celibato sia uno dei deterrenti principali all’entrata in sacerdozio. Come spiega Hoge in In The First Five Years of the Priesthood: A Study of Newly Ordained Catholic Priests, pubblicato nel 2002, in precedenza c’erano già stati diversi studi sulle motivazioni dei sacerdoti e sulle dimissioni. Uno di questi, condotto nel 1970 da Andrew Greeley ha dimostrato che le due ragioni principali dietro gli abbandoni erano l’impossibilità di vivere all’interno della struttura istituzionale della Chiesa e il desiderio di sposarsi.

Ogni anno molti religiosi, uomini e donne, decidono di lasciare per ragioni affettive. Già Hoge nel suo studio sottolineava che ad abbandonare l’abito ecclesiastico erano uomini eterosessuali che si erano innamorati di una donna; uomini eterosessuali che in generale rifiutavano il celibato: uomini eterosessuali e omosessuali la cui solitudine o il cui senso di sottovalutazione si accompagnava alla disillusione nei confronti dei confratelli o della gerarchia ecclesiastica; uomini omosessuali che rifiutavano il celibato perché impediva loro di vivere apertamente il proprio orientamento sessuale.

Certo, sono passati molti anni da questi studi, ma alcune cose non sembrano cambiate. Vista la poca apertura e la marginalità nel discorso che viene loro riservata, sono molti i preti omosessuali che decidono di lasciare il sacerdozio.

Urge, quindi, un dibattito serio. Al di là delle scuse.  

di: Francesca LASI

FOTO: SHUTTERSTOCK/GORODENKOFF