Si tratta di “Susanna e i vecchioni”, si trovava in un deposito della British Royal Collection
“Susanna e i vecchioni“, capolavoro perduto di Artemisia Gentileschi, artista romana del 17esimo secolo, è stato ritrovato nella British Royal Collection e, dopo un restauro durato cinque anni, è stato esposto nelle gallerie del Castello di Windsor.
Il quadro è stato dipinto intorno al 1638-39 durante la parentesi londinese di Artemisia ma per lungo tempo è stata attribuita a un anonimo pittore francese.
L’autrice, che si era formata nella bottega del padre quando era giovanissima, ebbe una storia complicata: violentata a 17 anni dal collega del padre Agostino Tassi dovette affrontare il trauma del processo. Tassi fu condannato ma Artemisia non ebbe altra scelta che fuggire da Roma e ritirarsi per lavorare a Firenze.
«Siamo felici di poter condividere la riscoperta di questo importante dipinto di Artemisia Gentileschi, che si trova nella Royal Collection dall’epoca di Carlo I. Da allora è stato registrato in diversi inventari, ma nel corso del XVIII secolo, a un certo punto, ha perso la sua attribuzione ad Artemisia Gentileschi. La pittrice è stata una delle artiste più importanti del XVII secolo. E ciò che la rendeva così insolita è che era una donna che lavorava in un mondo artistico dominato dagli uomini», ha spiegato Anna Reynolds, della British Royal Collection.
Il quadro racconta la storia di Susanna, spiata durante il bagno da due anziani frequentatori della casa del marito. È un soggetto biblico ma non è difficile comprendere, alla luce della sua storia personale, perché Artemisia scelse di ritrarlo.
di: Micaela FERRARO
FOTO: EPA/FACUNDO ARRIZABALAGA