La mancata proiezione sarebbe attribuita a “motivi tecnici”
Niente da fare per il migliore amico di Christopher Robin. Il film horror ispirato al celebre orsetto, Winnie the Pooh: blood and honey, non uscirà nelle sale di Hong Kong. La mancata proiezione sarebbe attribuita a “motivi tecnici”, ma in molti sospettano che la motivazione sia un’altra. Dall’amministrazione della regione amministrativa speciale cinese non ci sono stati commenti.
La prima volta in cui il dolce orsetto fu accostato al leader di Pechino fu nel 2013, quando Xi incontrò il presidente degli Stati Uniti dell’epoca, Barack Obama, proprio negli States. L’immagine dei due leader che camminano fianco a fianco venne accostata a quella di Winnie the Pooh e di Tigro e divenne virale.
Ma così come aveva fatto scaturire risate, l’immagine catalizzò anche l’attenzione della censura per l’associazione al dissenso verso il leader cinese. Da allora Winnie The Pooh è diventato un “indesiderabile” in Cina. Eppure, i meme che lo accostano al presidente cinese Jinping non si sono esauriti. Nel 2014 un visibilmente insoddisfatto Xi che stringe la mano all’ex primo ministro Shinzo Abe è stato paragonato a un’immagine tratta da un cartone animato, in cui l’orsetto goloso di miele stringe la zampa all’avvilito asinello Ih-oh. Nel 2018 un pezzo di stand up comedy di John Olivier , che citava le accuse di violazioni dei diritti umani rivolte al leader del Partito Unico, è andato in onda sull’emittente televisiva HBO. E di nuovo, Xi Jingping è stato accostato per fattezze a Winnie the Pooh.
Poi, nel 2019 l’orsacchiotto della Disney era apparso in una manifestazione di protesta contro il presidente cinese, a Bangkok, all’apertura del summit dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (Apec). Segnando così apertamente un nuovo periodo di utilizzo dell’immagine dell’orsetto dei Cento Acri come simbolo del dissenso contro il regime di Pechino. Dal 2017 Winnie the Pooh è bannato in Cina. Non stupisce, dunque, che il film horror diretto e prodotto da Rhys Frake-Waterfiled sia stato censurato proprio a Hong Kong.
Il mancato consenso delle autorità alla proiezione potrebbe avere a che fare con una legge approvata nel 2021, che vieta la proiezione di film che “incoraggiano attività che potrebbero mettere a repentaglio la sicurezza nazionale”. L’ennesima operazione di Pechino per stroncare i movimenti indipendentisti dell’ex colonia britannica.
di: Caterina MAGGI
FOTO: SHUTTERSTOCK