“Anora” di Sean Baker ha vinto (contro ogni pronostico) la Palma d’Oro. Nessun premio a Paolo Sorrentino, in concorso con “Parthenope”
Palma d’Oro ad Anora di Sean Baker. Così si è conclusa la 77esima edizione del Festival di Cannes andata in scena sulla Croisette dal 14 al 25 maggio 2024. A vincere (a sorpresa) è stata una commedia che racconta del legame tra Anora detta Ani (interpretata da Mikey Madison), sex worker in un sex club, e Ivan (Mark Eydelshteyn), figlio di un ricco oligarca russo, che le propone di “essere” la sua fidanzata per una settimana per 15mila dollari.
Si tratta di una commedia romantica in bilico tra humor e un pizzico di critica sociale, in cui finalmente viene data luce alle rivendicazioni delle sex worker. L’attrice protagonista Mikey Madison durante la preparazione della pellicola ha parlato con diverse lavoratrici sessuali e con Andrea Werhun, autrice del memoir Modern Whore da cui, per ammissione dello stesso regista, nasce l’idea del film (anche se non racconta la sua storia).Baker ha dedicato il premio a tutti i lavoratori e le lavoratrici sessuali.
I premi sono stati consegnati dalla giuria presieduta da Greta Gerwig, regista di Barbie, Lady Bird e Piccole Donne, e composta dall’attrice statunitense Lily Gladstone, dalla fotografa turca Ebru Ceylan, dalla regista libanese Nadine Labaki, dall’attrice francese Eva Green, dall’attore francese Omar Sy, dal regista spagnolo Juan Antonio Bayona, dal regista giapponese Kore’eda Hirokazu e dall’attore italiano Pierfrancesco Favino.

Il Premio della Giuria è andato a Emilia Pérez del regista francese Jacques Audiard. Si tratta di un musical che racconta la storia della transizione e dell’affermazione di genere di Emilia Pérez (Karla Sofía Gascón), boss del narcotraffico, con l’aiuto di Rita (Zoe Saldana), una brillante avvocata di Città del Messico.
A vincere il Premio Speciale della Giuria è stato Il seme del fico sacro (The Seed of the Sacred Fig) del regista iraniano Mohammad Rasoulof, fuggito dall’Iran proprio pochi giorni prima del Festival e dopo una condanna a otto anni di carcere, alla fustigazione e alla confisca dei suoi beni con l’accusa di aver preso parte a un complotto ai danni della sicurezza nazionale iraniana. Come? Attraverso i suoi film e i suoi documentari. Il seme del fico sacro, denuncia del regime teocratico, racconta di Iman (Misagh Zare), giudice presso il Tribunale rivoluzionario di Teheran, e della sua famiglia, proprio all’alba dello scoppio delle proteste anti-governative. Le figlie Rezvan (Mahsa Rostami) e Sana (Setareh Maleki) appoggiano le manifestazioni, mentre la moglie Najmeh (Soheila Golestani) cerca di mediare tra i due schieramenti. La pellicola, girata clandestinamente, è stata salutata con 15 minuti di applausi a Cannes. «Le giovani donne del mio Paese, del movimento ‘Donne Vita Libertà’, mi hanno ispirato con il loro grande coraggio di lottare – ha dichiarato il regista – Il mio popolo è ostaggio del regime, una situazione di sofferenza che si vive quotidianamente, gli attori del mio film sono stati trattenuti in Iran con la pressione dei servizi segreti della Repubblica Islamica e sono profondamente triste. Questo film è un miracolo ma in Iran accadono cose terribili agli artisti, agli studenti universitari, ai giovani, oggi è stato condannato a morte Toomaj Salehi per la sua attività artistica di rapper».
Ti potrebbe interessare Musica proibita
All We Imagine As Light di Payal Kapadia ha vinto il Grand Prix, la prima pellicola indiana a vincere dopo 30 anni. Inoltre, la regista è la prima donna ad aggiudicarsi il premio. Il film, accolto da 8 minuti di standing ovation alla fine della prima proiezione, racconta la storia di tre donne (interpretate da Kani Kusruti, Divya Prabha e Chhaya Kadam) nell’India attraversata da profonde disuguaglianze sociali e di genere. Nel suo discorso Kapadia ha espresso solidarietà a tutti i lavoratori e le lavoratrici precarie dei festival. Sul red carpet Kusruti ha mostrato solidarietà al popolo palestinese con una borsa a forma di anguria, simbolo della resistenza, che richiama i colori della bandiera della Palestina.
Il premio come Miglior Regia è andato a Miguel Gomes per Grand Tour, che racconta di Edward (Gonçalo Waddington), un funzionario dell’Impero Britannico che il giorno del suo matrimonio decide di fuggire. La promessa sposa Molly (Crista Alfaiate) decide di mettersi sulle sue tracce.
The Substance di Coralie Fargeat si è aggiudicato il premio per la Miglior Sceneggiatura. Il film, un body horror fantascientifico, è un attacco alla cultura misogina e ageista dell’industria dello spettacolo. Elisabeth Sparkle (interpretata da Demi Moore), un’attrice hollywoodiana dimenticata, decide di assumere un nuovo siero dal potere ringiovanente che darà vita a Sue (Margaret Qualley), una versione più giovane di sé.
Il premio come Miglior Attrice è, stato, invece, corale: è andato, infatti, al cast femminile di Emilia Pérez: Adriana Paz, Zoe Saldana, Selena Gomez e Karla Sofía Gascón, prima attrice transgender a ottenere il riconoscimento. Il premio come Miglior Attore è andato a Jesse Plemons, protagonista di Kinds of Kindness. Il nuovo film di Yorgos Lanthimos – con cui continua la collaborazione tra il regista greco ed Emma (Emily) Stone dopo La favorita e Povere creature! – è stato presentato come una sorta di aggregatore di tre storie diverse.
Ti potrebbe interessare Chi sono le “Povere Creature”?
La Camera d’Or per la Miglior Opera Prima è andata ad Armand del regista norvegese Halfdan Ullman Tøndel, mentre la Palma d’Oro per il Miglior Cortometraggio è stata vinta da The Man Who Could Not Remain Silent di Nebojša Slijepčević che racconta del massacro nella stazione ferroviaria di Strpci, in Bosnia ed Erzegovina, commesso nel 1993 dall’esercito serbo-bosniaco, che torturò e uccise 19 bosgnacchi (bosniaci musulmani) e una persona croata.
Le Palme d’Oro Speciali sono andate all’attrice Meryl Streep, a George Lucas, creatore della saga di Star Wars, e allo Studio Ghibli, lo studio di animazione giapponese fondato, tra gli altri, da Hayao Miyazaki. A consegnare la Palma d’Oro a Lucas è stato nientemeno che Francis Ford Coppola: momento sugellato da un abbraccio tra i due registi.

A bocca asciutta Paolo Sorrentino. Il regista napoletano era in concorso con Parthenope. Il film, ambientato tra il 1950 e i giorni nostri, racconta la storia di Partenope (Celeste Dalla Porta da giovane, Stefania Sandrelli da adulta), che porta lo stesso nome della sirena, la cui figura si ricollega al mito della fondazione della città di Napoli. Nonostante non abbia vinto nulla, Sorrentino è ormai diventato una sorta di meme: prima con il video che lo vede fare l’ingresso in sala prima della proiezione del film, con fare tra il compiaciuto e l’indifferente, poi con la foto che lo ritrae sdraiato sulla spiaggia in smoking. Del cast del film fanno parte anche Gary Oldman, Luisa Ranieri e Isabella Ferrari. Nessun premio anche per Megalopolis, il nuovo film di Francis Ford Coppola, inizialmente tra i favoriti.


La sezione Un Certain Regard
C‘è, poi, anche la sezione “Un Certain Regard” (“Un certo sguardo”), nata nel 1978 dall’unione di tre sezioni fuori concorso. Dal 1998 al Miglior Film della sezione viene conferito il premio “Un Certain Regard”.
Il premio come Miglior Attrice è andato ad Anasuya Sengupta, protagonista di The Shameless di Konstantin Bojanov, mentre Abou Sangaré è stato premiato come Miglior Attore per la sua interpretazione in L’Histoire de Souleymane di Boris Lojkine, che si è aggiudicato anche il Premio della Giuria.
Il premio Miglior Regia è andata ex aequo al regista italiano Roberto Minervini per I dannati e alla regista Rungano Nyoni per On Becoming a Guinea Fowl. Il premio Un Certain Regard per il Miglior Film è andato a Black Dog di Guan Hu: la pellicola racconta di Lang, un ex detenuto incaricato di liberare la città dai cani randagi poco prima dei Giochi Olimpici, ma che finirà per stringere un legame con uno di loro. Xin, il levriero protagonista del film, è stato insignito del Gran Premio della Giuria Palm Dog (la Palm Dog è andata a Kodi, protagonista di Dog On Trial di Laetitia Dosch). Una curiosità: sul red carpet ha sfilato anche Messi, il border collie protagonista di Anatomia di una caduta, il film di Justine Triet che lo scorso hanno si è aggiudicato la Palma d’Oro (e che ha vinto un Oscar come Miglior Sceneggiatura Originale).
Menzione speciale per Norah, opera prima del regista saudita Tawfik Alzaidi; a un’altra opera prima è andato il Premio Giovani, ovvero Holy Cow di Louise Courvoisier.

Le donne protagoniste
Finalmente, anche se con molto ritardo, al Festival di Cannes sono state premiate (e viste) le donne. Con The Substance Caroline Fargeat ha portato un horror-comedy-fantascientifico femminista che parla degli assurdi standard di bellezza imposti alle donne. Fargeat ha affermato che il suo film si concentra “sull’esperienza delle donne del mondo e sulla violenza subita. Spero che possa se non cambiare il mondo, dare almeno un piccolo contributo, essere parte del cambiamento, vicino a tutte le donne che si prendono il rischio di parlare e denunciare e di far parte di questa rivoluzione appena cominciata tutti insieme”.
Ci sono anche le rivendicazioni delle sex worker che trovano spazio nel film di Sean Baker, ma non solo.Spazio alle donne anche fuori dallo schermo. Greta Gerwig è stata la prima regista statunitense a presiedere la giuria, mentre Payal Kapadia, come detto, è la prima regista donna e la prima persona indiana a vincere il Grand Prix: un premio storico sotto molti punti di vista. Inoltre, le protagoniste del suo film sono tre donne,
Storico anche il riconoscimento a Karla Sofía Gascón sul palco per ritirare il premio come Miglior Attrice al cast femminile di Emilia Pérez. Gascón è la prima attrice transgender ad aggiudicarsi il premio. «Dedico il mio premio a tutti gli attori e le attrici che fanno tanta fatica, ogni giorno; che ogni giorno bussano a tante porte che non si aprono» ha affermato l’attrice, che ha dedicato il premio “a tutte le persone trans, che soffrono e che hanno tanto sofferto. Voglio che queste persone credano che è sempre possibile migliorare, cambiare in meglio. Quanto a coloro che ci soffrono, dico loro: è tempo di cambiare”.
Mohammad Rasoulof ha ricordato le donne delle proteste in Iran scoppiate dopo la morte di Jina “Mahsa” Amini nel suo discorso davanti alla platea.
Ti potrebbe interessare Donna, vita…libertà?
Sono piccoli passi avanti ma speriamo non si torni indietro (perché il rischio c’è).
Tutti i premi
Palma d’Oro – Anora di Sean Baker
Grand Prix – All We Imagine As Light di Payal Kapadia
Miglior Regia – Miguel Gomes per Grand Tour
Migliore sceneggiatura – The Substance di Coralie Fargeat
Migliore Attrice – Karla Sofia Gascón, Zoe Saldana, Selena Gomez e Adriana Paz per Emilia Pérez
Miglior Attore – Jesse Plemons per Kinds of Kindness
Premio della Giuria – Emilia Pérez di Jacques Audiard
Premio Speciale della Giuria – Il seme del fico sacro di Mohammad Rasoulof
Camera d’Or – Armand di Halfdan Ullmann Tøndel
Palma d’Oro per il Miglior Cortometraggio – The Man Who Could Not Be Silent diNebojša Slijepčević
Menzione speciale per i cortometraggi – Bad For A Moment di Daniel Soares
Un Certain Regard
Premio Un Certain Regard Miglior Film – Black Dog di Guan Hu
Premio della Giuria – L’Histoire de Souleymane di Boris Lojkine
Miglior Regia – I Dannati di Roberto Minervini / On Becoming a Guinea Fowl di Rungano Nyoni (ex aequo)
Miglior Attrice – Anasuya Sengupta per The Shameless (diKonstantin Bojanov)
Miglior Attore – Abou Sangaré per L’Histoire de Souleymane (di Boris Lojkine)
Menzione speciale – Norah di Tawfik Alzaidi (opera prima)
Premio Giovani – Holy Cow di Louise Courvoisier (opera prima)
Palma D’Oro d’onore
Meryl Streep
George Lucas
Studio Ghibli
di: Francesca LASI
FOTO: ANSA/EPA/GUILLAUME HORCAJUELO