Per la prima volta un Paese democratico vede annullarsi delle elezioni a causa di presunte interferenze russe
Il 24 novembre in Romania si sono tenute le elezioni presidenziali, al ballottaggio sono arrivati due candidati che i media e gli analisti avevano, probabilmente, sottovalutato. A vincere il primo turno è infatti stato il nazionalista filoputiniano di estrema destra Calin Georgescu, la seconda candidata ad accedere al secondo turno è stata l’esponente del partito di centrodestra Unione Salva Romania (USR) Elena Lasconi. L’esito del voto è stato accolto con un certo stupore, dato che il candidato dato per vincente nelle settimane precedenti era il leader dell’estrema destra, Alleanza per l’unità dei romeni (AUR), George Simion che si è in realtà fermato al 13,9% di preferenze. Lasconi ha ottenuto il 19,2% mentre l’inaspettato Georgescu è arrivato al 22,3% dei voti, Lasconi ha superato il secondo favorito dai sondaggi, il primo ministro attuale e leader del Partito socialdemocratico (PSD) Marcel Ciolacu, che si è arrestato al terzo posto con il 19,15% delle preferenze (circa duemila voti meno dell’esponente di centrodestra).

I cittadini e le cittadine della Romania avrebbero dovuto decidere la linea politica del Paese, nel ballottaggio, l’8 dicembre, ma la Corte costituzionale del Paese il 6 dicembre ha annullato il primo turno di elezioni a seguito di presunte ingerenza della Russia sulla campagna elettorale di Georgescu (che si è svolta principalmente sul social TikTok). Una decisione che è apparsa in contrasto con quanto deciso nei giorni successivi agli scrutini dall’Alta Corte che aveva confermato il risultato del primo turno facendo pensare che la strada verso i ballottaggi tra Georgescu e Lasconi fosse libera da ostacoli, nonostante fin da subito fossero state numerose le segnalazioni di possibili interferenze di Mosca.
Secondo i documenti diffusi dall’intelligence romena la campagna elettorale sarebbe stata oggetto di “azioni russe ibride aggressive”; dato che la Corte costituzionale ha imposto che il processo debba essere ripetuto “nella sua interezza” probabilmente, secondo quanto riporta BBC News, dovrà essere ripetuta tutta la campagna elettorale (secondo la legge romena se le elezioni vengono annullate i cittadini sono richiamati alle urne la seconda domenica successiva alla data dell’annullamento). Al momento non è noto quando gli elettori torneranno a esprimersi.
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I documenti dell’intelligence avrebbero dimostrato il coinvolgimento russo proprio nella campagna elettorale di Georgescu, incentrata su una propaganda anti-occidentale, e messo in luce delle irregolarità nel finanziamento della campagna stessa. Oltre all’attività del social TikTok l’intelligence romena ha segnalato tentativi di attacchi informatici a diversi siti internet dello Stato sia nei giorni precedenti sia nel giorno stesso delle votazioni.

In Romania la notizia è stata accolta in maniera contrastante, la candidata che si sarebbe scontrata con Georgescu ai ballottaggi, Elena Lasconi, l’ha criticata apertamente, convinta che al secondo turno avrebbe avuto la possibilità di sconfiggere Georgescu, per l’esponente di centrodestra “avremmo dovuto rispettare la volontà del popolo romeno. Che ci piaccia o no, da un punto di vista legale e legittimo, 9 milioni di cittadini, sia nel Paese che nella diaspora, hanno espresso la loro preferenza per un determinato candidato attraverso il loro voto. Non possiamo ignorare la loro volontà”. Il presidente in carica, Klaus Iohannis, (il cui mandato sarebbe scaduto il 21 dicembre) ha annunciato che resterà in carica fino all’elezione del nuovo presidente e ha cercato di tranquillizzare gli alleati europei e della NATO sostenendo che “la Romania è un Paese stabile. Un Paese sicuro e un paese solido. Lo dico per l’economia, per gli investitori, per i mercati finanziari. Lo dico all’Unione Europea. Restiamo un Paese sicuro, solido e filoeuropeo. Alla NATO dico: la Romania rimane un alleato sicuro e solido e penso che questo sia molto importante”; il primo ministro Marcel Ciolacu ha definito la decisione della Corte “l’unica soluzione corretta” dopo le notizie di possibili interferenze russe. Calin Georgescu ha parlato senza mezzi termini di “colpo di Stato organizzato” sostenendo che la repubblica romena fosse “in pericolo” chiedendo ai suoi supporter di rimanere “fiduciosi nel nostro ideale comune”.
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A Bucarest molti giovani si sono radunati in piazza dell’Università al momento dell’esito delle elezioni presidenziali, scandendo slogan pro-Unione Europea e anti-Putin. I cittadini romeni si sono trovati poi di fronte a una sferzata verso l’estrema destra anche nelle elezioni parlamentari (che si sono tenute il primo dicembre) che hanno visto sì vincere i socialdemocratici, ma il secondo partito con il 18% dei voti è stato Alleanza per l’unità dei romeni (AUR), anche questo fatto ha incendiato gli animi degli oltre quattromila romeni scesi in piazza a Bucarest il 6 dicembre, trovandosi nuovamente a scandire slogan pro Europa e sventolare la bandiera dell’Ue insieme a quella della Romania.

Tra il 7 e l’8 dicembre 20 persone sono state arrestate dalla polizia romena mentre si dirigevano verso la capitale, accusati di aver creato disordini a seguito della decisione della Corte di annullare il primo turno delle presidenziali. Nelle automobili sono state trovate armi (pistole e machete) e come leader del gruppo è stato individuato Horatiu Potra, un mercenario capo di un gruppo attivo in Africa e molto vicino al gruppo russo Wagner. Potra è inoltre considerato molto vicino a Georgescu e benché non abbia specificato le sue intenzioni, ma solo aver detto di essere diretto a Bucarest, secondo Euronews il mercenario e il gruppo di uomini con lui avrebbero avuto l’obiettivo di intimorire politici e giornalisti ritenuti in contrasto con Georgescu.
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Chi è Georgescu
Prima delle elezioni di Calin Georgescu non se ne sentiva molto parlare. L’ingegnere 62enne da anni è all’interno delle istituzioni romene dove svolge incarichi di consulente per l’ambiente e ha rappresentato il Paese al programma delle Nazioni Unite UNEP, ma non era molto noto all’opinione pubblica. In diverse occasioni la stampa aveva parlato di Georgescu come possibile primo ministro di un governo tecnico, ma senza che queste ipotesi divenissero realtà; fino al 2022 ha fatto parte del partito di estrema destra AUR, ma quando la dirigenza ha mostrato segni di moderazione e abbandonato le posizioni più radicali ha deciso di uscirne.
Gli ultimi sondaggi precedenti al voto sostenevano non avrebbe superato il 5,4% ; come anticipato la campagna elettorale di Georgescu si è svolta praticamente interamente sui social, in particolare TikTok, dove ha raggiunto quasi 300mila follower e alcuni dei suoi video superano le quattro milioni di visualizzazioni.

Nei suoi video ha parlato principalmente del conflitto in Ucraina, ribadendo che la Romania dovrebbe mantenere una posizione neutrale tra Russia e Occidente così da poter mantenere la pace; ha spesso espresso ammirazione per Vladimir Putin (“un uomo che ama il suo Paese”) ed è stato piuttosto contrario alla NATO (il sistema di difesa missilistico che la Romania ospita nella base NATO di Deveselu sarebbe una “vergogna diplomatica” dato che l’Alleanza Atlantica non difenderebbe nessuno dei suoi membri in caso di attacco russo.). A livello di diplomazia la Romania avrebbe dovuto affidarsi alla “saggezza russa” e “imparare” dal primo ministro ungherese Viktor Orbán. Oltre a questi apprezzamenti per leader esteri la campagna elettorale di Georgescu è stata definita vaga e populista da alcuni analisti politici, il candidato presidente ha sostenuto la necessità di aumentare il settore agroalimentare e quello energetico per diminuire la dipendenza romena della importazioni.
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La Romania
Quanto successo in Romania ha un’importanza significativa, si tratta infatti del primo Stato democratico che vede annullarsi delle elezioni a causa di presunte interferenze russe.
Dalla rivoluzione del 1989 e la caduta del regime di Ceaușescu la Romania ha avuto quattro presidenti (e 9 elezioni presidenziali) Ion Iliescu, Emil Constantinescu, Traian Băsescu e Klaus Iohannis. Nella repubblica semipresidenziale romena il ruolo del presidente è importante, è lui a nominare il primo ministro e a rappresentare il Paese all’estero. Vale la pena ricordare inoltre che la Romania è confinante con l’Ucraina e la linea politica in questi anni di presidenza Iohannis (di centrodestra, il Partito Nazionale Liberale in UE fa parte del gruppo PPE) è stata a favore di Kiev.

L’avvicinamento a Mosca e l’allontanamento dall’Unione Europea come prospettato dal progetto politico di Georgescu quindi avrebbe un peso importante, nonostante non sarebbe una novità: Slovacchia e Ungheria, Stati vicini alla Romania e a loro volta membri di UE e NATO, sono guidati da esponenti più vicini a Mosca che non a Kiev. Aggiungere Bucarest a questo asse filorusso sarebbe un cambiamento significativo.
di: Flavia DELL’ERTOLE
foto di copertina: ANSA/EPA/ROBERT GHEMENT
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