Si chiude un anno profondamente importante a livello di politica internazionale. Uno sguardo d’insieme verso cosa ci lasciamo alle spalle e cosa ci aspetta nel 2025
Il 2024 è stato un anno particolarmente ricco di appuntamenti elettorali.
Ad aprire l’anno politico è stato il Bangladesh, dove i cittadini hanno confermato, per la quinta volta, la premier in carica Sheikh Hasina. Si è passati poi a Taiwan, dove le urne hanno premiato il candidato del Partito democratico progressista, Lai Ching-te, noto anche come William Lai.
A febbraio gli elettori del Pakistan hanno scelto di premiare i candidati sostenuti dall’ex primo ministro (in carcere) Imran Khan che nonostante fossero parte dal partito Movimento per la Giustizia si sono presentati da indipendenti. Il secondo partito più votato è stato il partito dell’altro ex primo ministro Nawaz Sharif, la Lega musulmana del Pakistan.

Sempre a febbraio si sono recati alle urne gli elettori dell’Azerbaijan dove il Presidente uscente İlham Əliyev, ha ottenuto il 92,12% delle preferenze. Il clima nella regione si era incendiato nel settembre 2023, quando Baku ha lanciato un’offensiva militare su larga scala nel Nagorno Karabakh.
Nello stesso mese anche a El Salvador si sono svolte le elezioni per eleggere il Presidente e l’Assemblea Legislativa che hanno visto vincente il presidente uscente, Nayib Bukele con l’84,65% dei voti.
Il primo voto europeo è invece avvenuto a marzo, quando il Portogallo dopo anni di guida socialista ha deciso di cambiare rotta, puntando verso destra. Anche se a vincere è la coalizione di centrodestra, infatti, l’exploit più significativo è stato quello di André Ventura, leader del partito di estrema destra Chega.
Nel mese di marzo si sono tenute anche le controverse elezioni in Russia che hanno incoronato, senza colpi di scena, nuovamente Vladimir Putin al Cremlino. Poco prima delle elezioni aveva fatto scalpore la morte dell’oppositore Alexei Navalny e in occasione delle elezioni la popolazione ha russa ha messo in atto alcune forme di protesta incoraggiate in particolar modo dalla vedova di Navalny, Yulia Navalnaya, che ne ha raccolto l’eredità politica.

Nello stesso mese si sono recati alle urne anche gli elettori del Senegal che hanno premiato Bassirou Diomaye Faye, dopo settimane di tensioni e scontri.
Ad aprile si è votato in Corea del Sud, dove in Parlamento hanno conquistato 176 seggi gli esponenti dell’Alleanza Democratica di Corea (DAK), mentre quelli del Partito del Potere Popolare (PPP) si sono fermati a quota 108. La questione politica sudcoreana si è poi aperta nuovamente a dicembre il presidente Yoon Suk-yeol ha imposto la legge marziale, provocando violente proteste e l’azione dei parlamentari che, in 6 ore, impongono il ritiro.
Si sono poi tenute a maggio le elezioni per il rinnovo dell’Assemblea nazionale, la camera bassa del parlamento, in Sudafrica per la prima volta dalla fine del regime di apartheid il Congresso Nazionale Africano (ANC) ha perso la maggioranza assoluta, pur rimanendo il partito più votato (159 seggi) e riconfermando il presidente uscente, Matamela Cyril Ramaphosa.
Giugno è stato un mese ricco di appuntamenti elettorali. In questo mese si sono concluse le (lunghe) elezioni indiane. La vittoria, senza colpi di scena, è andata all’Alleanza Democratica Nazionale (NDA) guidata dal partito Bharatiya Janata Party (BJP) del Primo ministro uscente Narendra Modi, che ha conquistato 293 seggi mantenendo la maggioranza assoluta.

Nello stesso mese si è votato in Messico, dove sono state rinnovate sia la Presidenza sia il Congresso dell’Unione, il parlamento del Paese. Dopo una campagna elettorale letteralmente sanguinosa è stata Claudia Sheinbaum a essere eletta ed essere la prima donna a ricoprire la carica di presidente del Messico. Anche a livello parlamentare è stata premiata la coalizione di Sheinbaum, che ha ottenuto la maggioranza in entrambe le camere del Congresso dell’Unione.
A giugno si è anche rinnovato il Parlamento europeo. Il partito più votato è stato il Partito Popolare Europeo (PPE), conquistando 188 seggi, S&D, l’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici si è fermato a quota 136. Il risultato politico ha scombussolato più di una maggioranza, ma non quella italiana.
Sul finire di giugno sono infatti andati al voto anticipato (voluto dal presidente Macron) i cittadini francesi che hanno premiato Marine Le Pen e il delfino Jordan Bardella; il secondo turno si è svolto a luglio e ha visto un cambio radicale nelle decisioni degli elettori. L’ultimo capitolo di una stagione turbolenta a Parigi va però in scena a dicembre, lasciando nelle mani di Macron un groviglio difficile da snodare.

Il mese successivo si tengono le elezioni nel Regno Unito. Il premier uscente Sunak ha incassato una sonora sconfitta, l’esponente laburista Keir Starmer ha così potuto formare un nuovo governo monocolore grazie ai 412 seggi conquistati (su 650).
A luglio si sono svolte anche le elezioni parlamentari in Siria dove è stato confermato il Fronte Nazionale Progressista guidato da Ba’th il partito di Bashar al-Assad. Nel Paese che da oltre un decennio si trova dilaniato dalla guerra civile la situazione è precipitata a fine anno con la caduta del regime.
Sempre a luglio in Venezuela si sono svolte le elezioni presidenziali. La vittoria del presidente in carica Nicolás Maduro con il 51,2% dei voti è stata contestata non solo dall’opposizione ma anche da numerose ONG internazionali.

A settembre gli elettori austriaci hanno rinnovato il Consiglio nazionale, la camera bassa del parlamento del Paese. La vittoria è andata al candidato del Partito della libertà di estrema destra FPÖ, Herbert Kickl e il secondo partito più votato è stato il Partito Popolare Austriaco di centrodestra (ÖVP).
Ottobre è stato il mese della Georgia. Dalle urne è uscito vincente – e molto contestato con accuse di brogli – il partito Sogno Georgiano (KO-DS) che ha ottenuto, da solo, la maggioranza assoluta (89 seggi).
Il mese di ottobre è stato concitato anche in Giappone. Alle elezioni la vittoria relativa è andata al Partito Liberal Democratico ma la nuova leadership politica giapponese è crollata sotto il peso dello scandalo sui fondi illeciti.
A novembre in Moldavia si è tenuto il secondo turno delle elezioni presidenziali che ha visto la riconferma della presidente uscente Maia Sandu. Nella Regione però nel 2024 ha pesato soprattutto la questione Transnistria.
Sempre a novembre si è svolto l’appuntamento politico più atteso dell’anno, le presidenziali statunitensi con la vittoria di Donald Trump dopo una campagna elettorale non priva di colpi di scena.

Anche gli elettori della Romania si sono recati alle urne per scegliere un nuovo presidente, ma le elezioni, vinta a sorpresa dall’esponente di estrema destra Calin Georgescu sono state annullate dalla Corte costituzionale, tra proteste e accusa di interferenza russa.
di: Flavia DELL’ERTOLE
foto di copertina: Jim Watson/La Nacion via ZUMA Press