La città ligure, culla di marinai ed esploratori, ha ospitato con orgoglio l’ultima tappa della storica regata oceanica The Ocean Race
Quella “leggera” brezza marina tipica di Genova non può che essere il cuore del mondo della nautica, da sempre protagonista nella città ligure. Non a caso quella che è stata una delle quattro repubbliche marinare si è confermata ancora di più la capitale mondiale della vela grazie al The Ocean Race, evento epocale che ha animato la città dal 24 giugno al 2 luglio 2023. Con i suoi 6 mesi di durata, insieme ad Olimpiadie Coppa America,rappresenta il grande slam della vela. È una regata oceanica intorno al mondo che dal 1988 ha luogo ogni tre anni e per la sua estrema difficoltà viene considerata l’“Everest della vela”.
Nasce nel 1973 con il nome di Whitbread Round The World Race ma dal 2001 il proprietario della gara diventa Volvoe per questo viene rinominata Volvo Ocean Race. Quest’anno ha festeggiato il 50esimo anniversario sbarcando per la prima volta in Italia e scegliendo Genova come tappa finale. Per la penisola italiana non è stata comunque una novità avere un ruolo da protagonista perché già nella prima edizione presero parte alla gara tre imbarcazioni italiane e, nel corso delle diverse edizioni, sono stati 130 i membri dell’equipaggio in bandiera tricolore. Anche quest’anno la regata ha visto la partecipazione dei migliori velisti al mondo, detentori di record straordinari, pronti a lottare governando le barche sulle onde degli oceani. Tra di loro sono stati quattro gli italiani in gara: Francesca Clapcich, triestina e velista alle Olimpiadi estive del 2012 che ha partecipato alla gara con il team Usa 11th Hours; Cecilia Zorzi, trentina e parte del gruppo sportivo della Marina Militare, in tre anni ha percorso più di 14.000 miglia nautiche ed è stata parte dell’equipaggio dell’Austria Team Genova; con lei Alberto Riva, ingegnere e velista milanese, più volte Campione Italiano Classe Mini 650; e infine Giulio Bertelli, protagonista nell’ultima Coppa America con Luna Rossa, che in gara ha partecipato al fianco del team Biotherm. Dopo Genova come prima tappa italiana nella storia della regata, questa edizione ha rappresentato un altro importante primato per l’Italia. Se il Team Malizia si è aggiudicato la settima e ultima tappa, sorpassando Biotherm e Holcim-PRB, la classifica generale – che ha visto l’intervento della giuria internazionale di World Sailing dopo uno scontro in partenza all’ultima tappa – è stata dominata dal team statunitense 11th Hours, rendendo Francesca Clapcich la prima velista italiana a vincere nella storia della competizione.
Quest’anno le tappe della regata sono state 7: la partenza è avvenuta ad Alicante (Spagna) il 15 gennaio scorso, seguita da Capo Verde, Città del Capo (Sudafrica), Itajaí (Brasile), Newport (USA), Aarhus (Danimarca), L’Aia (Olanda), mentre il gran finale è iniziato a Genova lo scorso 24 giugno e proseguito fino all’arrivo di tutte le imbarcazioni. L’Ocean Race 2022-2023 ha presentato due differenti flotte di barche a vela ad alta prestazione adatte a traversate oceaniche di lunga durata: cinque squadre per la classe IMOCA di 60 piedi che hanno gareggiato per il Trofeo The Ocean Racee 6 squadre per la classe VO65 di 65 piedi che hanno invece gareggiato per la Coppa The Ocean Race VO65 Sprintin tre tappe (la prima, la sesta e la settima). Sono imbarcazioni caratterizzate da un’elevata potenza e velocità che possono percorrere, in condizioni ottimali, anche 600 miglia nautiche (circa 2.000 chilometri) in 24 ore.
Ma vi siete chiesti come hanno vissuto i membri dell’equipaggio per questi 6 lunghi mesi? Dimenticate relax e comfort, gli spazi non lo permettono e le menti devono essere concentrate sull’obiettivo. Durante la navigazione i velisti dormono all’interno di cuccette in tubo posizionate in modo tale che il peso corporeo sia sul lato sopravvento della barca per stabilire equilibrio e garantire velocità. Le giornate sono scandite da un “watch system” ovvero da un sistema di turni di guardia di tre o quattro ore. A bordo, data la lunga permanenza tra gli oceani, due membri rivestono il ruolo di medici sempre pronti a eseguire medicazioni o procedure d’emergenza. Sia in coperta che in sottocoperta gli equipaggi devono essere in grado di tollerare situazioni difficili: molto spesso le temperature sono estreme e vanno dal gelo al caldo torrido. Cosa mangiano? Generalmente si nutrono soltanto di cibi liofilizzati e ogni giorno, grazie all’uso del dissalatore, vengono prodotti circa 50 litri d’acqua dolce da bere. I cambiamenti di rotta (virata o strambata) sono caratterizzati da un rapido ed efficace spostamento di riserve di cibo e attrezzature da un lato all’altro della barca: un lavoro molto duro in caso di mareggiata. Al tutto si aggiunge la rigida e controllata comunicazione con chi è sulla terra ferma: ad esclusione di aggiornamenti meteo o di classifica della gara, l’equipaggio non può avere altre informazioni e l’unico modo che si ha per rimanere in contatto con il team alla base, parenti e amici è tramite una lista bianca di indirizzi e-mail. Ricordiamo che oltre alla bravura dei velisti ci vuole anche molto coraggio: nel corso di questa regata le flotte hanno infatti attraversato l’Oceano Meridionale trovandosi davanti al polo oceanico dell’inaccessibilità, il cosiddetto Point Nemo (che non vuole ricordare il pesciolino pagliaccio della Pixar ma il capitano Nemo dei romanzi di Jules Verne), ovvero il punto più lontano da qualsiasi terra emersa scelto per l’abbattimento dei veicoli spaziali.
La gara non si è limitata all’aspetto della competizione. Uno dei più importanti obiettivi che si è posta è stato quello di incentivare la sostenibilità, mettendo in prima linea la tutela degli oceani e dei mari che ricoprono il 70% del pianeta. Ogni imbarcazione ha avuto a bordo, per tutta la durata del percorso, dei macchinari per la misurazione di una serie di variabili che saranno studiate da scienziati per comprendere meglio il livello di inquinamento di alcune zone non analizzate degli oceani.
Per Genova ospitare una gara di rilevanza internazionale come l’Ocean Race è stata un’occasione enorme di promozione per l’intero territorio ligure e italiano, avvenuta tramite l’Ocean Live Park al Waterfront di Levante ma anche grazie al Pavilion di Genova nelle città che hanno ospitato le altre 6 tappe, un padiglione di 150 metri quadrati dove i visitatori hanno avuto la possibilità di esplorare le meraviglie della città e della regione ma anche le prelibatezze enogastronomiche. Se non nominiamo il pesto parliamo, infatti, solo del 50% della “Superba”, ragione per la quale il Comune di Genova è stato presente con l’edizione del Campionato Mondiale del Pesto (fatto rigorosamente al mortaio) nelle tappe della regata ad Alicante, Città del Capo, Itajai, Newport, Aarthus e L’Aia. Tra queste il capoluogo ligure è stata la sola città ad avere avuto una grande visibilità lungo tutto il percorso della gara, una visibilità che si è tradotta in investimenti, visitatori ed eventi ma che, come da regolamento cittadino, avrà anche fatto “mugugnare” i suoi abitanti.
Foto di CLAUDIO COLOMBO