La produzione è diminuita del 71% ma i porti cinesi hanno difficoltà a posizionare quelli già esistenti
Da troppo pochi a troppi: prosegue la crisi dei container ma, a differenza del periodo della pandemia, quando i container scarseggiavano, questa la volta il problema è opposto. Nei porti cinesi, infatti, ormai da mesi si stanno accumulando container inutilizzati, tanto che i gestori non sanno più dove posizionarli.
Quando durante l’emergenza sanitaria le spedizioni globali – e di conseguenza i prezzi – avevano subìto la mancanza di queste enormi scatole di metallo, la produzione si era impennata. Ma con il ritorno ai normali ritmi e ai normali prezzi di spedizione, la sovrapproduzione è ora di troppo e i container giacciono lì, inutilizzati.
Con le riaperture e il ritorno alla normalità, infatti, i consumatori hanno smesso di rivolgersi ai beni fisici, preferendo i servizi e le esperienze. Diminuita la domanda, l’industria marittima – in particolare quella cinese dove viene prodotta la quasi totalità dei container del mondo – deve ora fare i conti con questa eccedenza.
Il primo punto è stato sicuramente smettere di produrne. Secondo il Financial Times, infatti, la produzione dei container più diffusi e standard sarebbe diminuita del 71% passando da oltre un milione di unità nel primo trimestre del 2022 a poco più di 300 mila dei primi tre mesi del 2023.
di: Alessia MALCAUS
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