Tra sussurri sinistri e marce imperiali, i motivi più conosciuti del cinema
Chi non ricorda il celebre fischio di Per un pugno di dollari (1964)? L’aggiunta del compositore Alessandro Alessandroni ha reso celebre una delle colonne sonore più note della storia, scritta da Ennio Morricone. Il Maestro comporrà anche i temi delle altre pellicole della cosiddetta “Trilogia del dollaro” diretta da Sergio Leone, Per qualche dollaro in più (1965) e Il buono, il brutto e il cattivo (1966). È proprio Per un pugno di dollari che ha segnato l’inizio del genere “Spaghetti western” e che ha dato fama internazionale al Maestro Morricone, che collabora con Leone anche per le musiche di C’era una volta in America (1984).
Negli anni Morricone ha collaborato con tantissimi registi. Tra questi Elio Petri: sue le colonne sonore di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970), La classe operaia va in paradiso (1971) e Todo modo (1976). Ma anche Pier Paolo Pasolini – ad esempio in Uccellacci e Uccellini (1966) e Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) –, Lina Wertmüller – nel debutto cinematograficoI basilischi(1963), – Bernardo Bertolucci – in Novecento (1976), – Giuseppe Tornatore in Nuovo cinema paradiso (1988) e La leggenda del pianista sull’oceano (1999), ma anche Quentin Tarantino in The Hateful Eight, per cui ha vinto l’Oscar nel 2016 come Miglior Colonna sonora, ovviamente.
Insomma, è impossibile citare tutte le composizioni di Morricone, che nella sua carriera ha firmato oltre cinquecento colonne sonore musicando film appartenenti a diversi generi cinematografici. Come il giallo e il thriller. Il Maestro ha musicato i primi tre film di un altro “Maestro”, quello del brivido, Dario Argento: L’uccello dalle piume di cristallo (1970), Il gatto a nove code (1971), Quattro mosche di velluto grigio (1971), la cosiddetta Trilogia degli Animali, ma anche La Sindrome di Stendhal (1996). La musica del primo film, L’uccello dalle piume di cristallo, è un perfetto esempio dell’incontro tra filastrocche e sussurri sinistri, tra avanguardia e tradizione pop, perfetta per il clima di angoscia strisciante eppure palpabile.
Nel 1975 esce l’opera che segna il passaggio di Argento dalla fase thriller a quella horror, proseguita poi con Suspiria (1977): Profondo rosso. Il capolavoro del regista romano resta nella storia anche per la musica dei Goblin. L’album è il primo del gruppo rock progressivo italiano e diventa subito un cult. In realtà, il gruppo firma solo i primi tre brani del disco (Profondo rosso, Death Dies e Mad Puppet), mentre gli altri sono composizioni del pianista jazz Giorgio Gaslini rielaborate dai Goblin. Eppure, chi non ricorda il tema principale, un giro di note ripetute nel quale si inseriscono altri strumenti – tra cui un organo agghiacciante – che accompagna i piani sequenza del film, contribuendo a creare quell’atmosfera inquietante. Il tema richiama Tubular Bells di Mike Oldfield, usato in parte per la colonna sonora de L’Esorcista (1973, William Friedkin).
Nel 1982 esce un altro film che segna la storia del cinema, Blade Runner di Ridley Scott. La colonna sonora firmata da Vangelis, pseudonimo di Evangelos Odysseas Papathanassiou, restituisce perfettamente l’immagine della metropoli distopica, fredda ma anche caotica e vivida, in cui si muovono androidi e umani. Il musicista greco esegue composizioni classiche con sintetizzatori, scelta perfetta per rappresentare l’ambientazione retro-futuristica del film, tra fantascienza e neo-noir.
Ma mai un tema musicale è riuscito a dare una sensazione di pericolo imminente e di epicità come The Imperial March, composta da John Williams per L’impero colpisce ancora (1980), episodio V della saga cinematografica Star Wars. Il tema compare in altri episodi del franchise creato da George Lucas, ma per molti e molte fan è difficile scordare la prima volta che si sente la Marcia Imperiale. Williams ha vinto ben cinque Premi Oscar per colonne sonore celebri di film altrettanto celebri: Il violinista sul tetto (1971, diretto da Norman Jewison), Lo squalo (1975, di Steven Spielberg), Star Wars: Episodio IV – Una nuova speranza (il primo film della saga, girato nel 1977 da Lucas), e per altri due film diretti da Spielberg, E.T. l’extraterrestre (1982) e Schindler’s List (1993).
Tra le colonne sonore che hanno segnato gli anni Novanta c’è quella di Nightmare Before Christmas (1993), perla dell’animazione diretta da Henry Selick, ideata e co-prodotta da Tim Burton. Dietro le musiche del film c’è Danny Elfman, che nella versione originale doppia le parti cantante del protagonista Jack Skeletron (Skellington nell’originale). Nella versione italiana, invece, sono doppiate da Renato Zero. A far diventare un’opera di culto il musical sono state, appunto, le canzoni, su tutte Questo è Halloween! e Cos’è.
Spostandoci su lidi decisamente più realistici ma pur sempre grotteschi non si può non nominare la colonna sonora del primo Trainspotting (1993). Il film di Danny Boyle, tratto dall’omonimo romanzo di Irvine Welsh del 1993 ha raggiunto lo status di cult anche grazie all’accorto uso della musica, attraverso la scelta azzeccata dei pezzi che accompagnano le diverse fasi di ascesa e discesa della tossicodipendenza. Iconica la scena iniziale con Lust For Life di Iggy Pop su cui il protagonista Mark Renton recita il famoso monologo Scegliete la vita. La colonna sonora, divisa in due volumi, contiene pezzi storici della musica internazionale, come Perfect Day di Lou Reed, Mile End dei Pulp, Sing dei Blur, la cover di Atomic dei Blondie eseguita dagli Sleeper, Nightclubbing scritta dall’Iguana insieme a David Bowie, e Born Slippy degli Underworld.
Una grande problematica quando si parla di colonne sonore è la difficoltà per le compositrici donne di emergere. Si tratta di un settore, come molti altri, ancora appannaggio maschile, nonostante il lavoro di molte donne per cambiare radicalmente la situazione. Come si è, purtroppo, potuto constatare fino a qui, sono poche le compositrici che solitamente vengono menzionate quando si parla di musiche per il cinema. Ma ci sono, eccome. Come la compositrice transgender Wendy Carlos, una delle prime autrici di musica elettronica a usare il sintetizzatore Moog, che ha scritto la colonna sonora dei classici di Stanley Kubrick Arancia Meccanica (1971) e Shining (1980). O Lesley Barber, che ha composto le musiche originali di Manchester-by the Sea (2016) di Kenneth Lonergan. Nel 2020 vince l’Oscar nella categoria Migliore Colonna Sonora Hildur Guðnadóttir per Joker (Todd Phillips, 2019). La compositrice islandese, già nota per le musiche della serie tv Chernobyl, è la quarta donna a conquistare la statuetta dorata nella categoria, dopo Marilyn Bergman (con Michel Legrand e Alan Bergman) per Yentl (diretto da Barbra Streisand nel 1983), Rachel Portman per Emma (1996, Douglas McGrath) e Anne Dudley per Full Monty (1997, Peter Cattaneo).
A proposito di Premi Oscar. Ricordate la colonna sonora de Il Re Leone del 1994? O quella di Dune del 2021? Tutte e due vincitrici del riconoscimento dell’Academy, tutte e due firmate da Hans Zimmer. Il compositore e produttore discografico tedesco ha scritto un numero impressionante di colonne sonore di pellicole famosissime, impossibili da elencare tutte. Tra queste la musica di Inception (2010) di Christopher Nolan, nota per l’uso di tre strumenti, il piano, la chitarra elettrica e i corni, la Trilogia del Cavaliere oscuro, con protagonista Batman (sempre di Nolan) e Interstellar (2014, ancora Nolan) e Il Gladiatore (2000, Ridley Scott). La particolarità di Zimmer sta nel creare una sorta di “ambiente sonoro”, in cui vi è una perfetta adesione tra il suono e la componente emotiva delle immagini e della trama.
Per finire non si può non citare Ryuichi Sakamoto, antesignano della contaminazione tra musica orientale, sperimentazione elettronica, ma anche pop e musica classica. Tra i suoi lavori più noti la colonna sonora de L’ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci, per cui ha vinto l’Oscar nel 1988, e quella di Furyo (1983, Nagisa Oshima) il cui tema principale, la canzone Forbidden Colours con David Sylvian, è diventata un grande successo.
Questa non è, ovviamente, una panoramica esaustiva delle colonne sonore più famose al mondo (ne mancano sicuramente di note), ma dimostra il legame inscindibile tra la musica e il cinema e come questo plasmi l’immaginario collettivo.