Kenya

Le proteste della Gen Z contro la legge finanziaria si trasformano in una sommossa popolare che rischia di minare inesorabilmente l’equilibrio del Paese

Da settimane il Kenya è scosso da manifestazioni violentissime. A far infiammare la piazza è stata la notizia dell’approvazione della legge finanziaria che avrebbe portato a un significativo aumento delle tasse per i cittadini; la legge, per entrare in vigore aveva bisogno della firma del presidente del Kenya, William Ruto, che davanti alle proteste violentissime ha deciso di non procedere.

La popolazione keniota si trova schiacciata da un debito pubblico di circa 74,1 miliardi di dollari e un disavanzo di bilancio significativo, la legge di bilancio ritirata intendeva ridurre il deficit e aumentare le entrate in modo da finanziare servizi pubblici e infrastrutture necessarie per il Paese, la legge intendeva inoltre eliminare alcuni sussidi. L’obiettivo di Ruto è di ridurre il deficit dal 5,7% al 3,3% entro il prossimo anno fiscale con l’intento aumentare il margine di sicurezza date le esigenze del Fondo Monetario Internazionale e degli altri finanziatori esteri – le voci principali a chiedere austerità e la riduzione del deficit – per via del prestito da 941 milioni di dollari statunitensi (all’interno del pacchetto di salvataggio da quasi quattro miliardi di dollari iniziato nel 2021 dall’Istituto) stanziato. Con la mancata approvazione delle legge finanziaria, secondo i dati del ministero delle Finanze del Kenya, il Paese va incontro a un buco da 1,5 miliardi di dollari.

Proteste a Nairobi, 27 Giugno 2024. ANSA/EPA/DANIEL IRUNGU

Nonostante questo quella del Kenya è una delle economie più in crescita a livello africano, avendo ricevuto importanti investimenti stranieri nel settore digitale. Crescita economica che, però, non ha coinvolto la maggior parte della popolazione e la classe media è stata particolarmente messa in crisi dagli aumenti dei prezzi di prima necessità e dal crollo del valore della moneta (lo scellino keniota ha perso il 25% in un anno in rapporto al dollaro). Il calo dell’occupazione nel settore privato, con oltre 70mila posti di lavoro in meno, ha inflitto l’ennesimo colpo all’economia.

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Gli scontri

I primi scontri violenti tra manifestanti e polizia sono iniziati giovedì 20 giugno nella capitale, Nairobi, mentre in altre città – tra cui la città di origine del presidente Ruto, Eldoret – come Mombasa e Nakuru in molti sono scesi in strada a manifestare la contrarietà all’innalzamento delle tasse. Con l’approvazione delle legge a subire gli incrementi maggiori sarebbero i prodotti di uso quotidiano come pane, olio e assorbenti, ma anche automobili, con l’introduzione di un’iva del 16% sui beni quotidiani e una tassa annuale del 2,5% sui veicoli, così da finanziare il bilancio 2024-2025. Il governo intendeva in questo modo aumentare il gettito di oltre due miliardi di dollari statunitensi, rinsaldando le finanze keniote in vista, come detto, di nuovi prestiti del Fondo Monetario Internazionale.

Scontri a Nairobi, 27 Giugno 2024. ANSA/EPA/DANIEL IRUNGU

Gli scontri maggiori sono iniziati dopo l’approvazione della legge dal Parlamento, in seconda lettura, dove è il partito del presidente ad avere la maggioranza. Migliaia di persone si sono messe in marcia verso il Parlamento, la repressione della polizia è stata dura con l’utilizzo di gas lacrimogeni e idranti per disperdere i manifestanti. Un gruppo di manifestanti è riuscito a penetrare nel Parlamento e appiccare un incendio, diverse persone sono rimaste ferite e hanno avuto bisogno delle cure della Croce Rossa; le organizzazioni per i diritti civili hanno denunciato inoltre che almeno 200 persone, tra cui anche membri di Amnesty International, sono state arrestate. Nel tentativo di disperdere i facinorosi secondo la Kenya Medical Association, come riporta Al Jazeera, la polizia ha ucciso 13 persone. Secondo quanto denunciato all’Afp da Irungu Houghton, responsabile della sezione locale di Amnesty International, la polizia avrebbe utilizzato veri proiettili e i feriti sarebbero “moltissimi”, su X il principale ospedale di Nairobi ha scritto di aver curato 45 manifestanti. Houghton ha inoltre denunciato la scomparsa di circa 20 tra attivisti e influencer che hanno aderito alle proteste che sarebbero stati rapiti da agenti o collaboratori della polizia.

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Medici e personale di soccorso hanno allestito alcune tende accanto alla Moschea Jamia, ma sono stati oggetto di lancio di lacrimogeni da parte della polizia, il presidente dell’associazione medica mondiale Lujain Al Qodmani ha condannato le violenze della polizia e sostenuto la necessità per gli operatori sanitari di “assistere i feriti, siano essi manifestanti o sostenitori del governo” chiedendo accesso illimitato per il personale sanitario e alle ambulanze nelle zone degli scontri più accesi. 

Arresto di un manifestante, Nairobi, 27 Giugno 2024. ANSA/EPA/DANIEL IRUNGU

La presidente del Kenya National Commission on Human Rights, Roseline Odede, intervistata da Citizen Tv, ha spiegato che lo spargimento di sangue durante queste manifestazioni abbia provocato il “più alto numero di vittime in una sola giornata di proteste, nella storia del Paese”, sostenendo che siano state uccise almeno 22 persone, i feriti sarebbero invece 300 e circa 50 le persone arrestate.

Guglielmo Micucci, direttore della divisione italiana di Amref, ha raccontato al Corriere della Sera: «c’è stata una svolta inaspettata dopo le manifestazioni pacifiche contro l’aumento delle tasse sui beni di prima necessità degli ultimi giorni». Micucci parla delle manifestazioni pacifiche, con canti e balli, che non lasciavano presagire una così rapida escalation di violenze che mettono a repentaglio l’equilibrio, fragilissimo del Paese.

Il presidente Ruto nella giornata di martedì ha annunciato lo schieramento dell’Esercito a sostegno della polizia e in un discorso alla nazione ha sostenuto l’intenzione di reprimere “violenza e anarchia”, assicurando di voler fornire “una risposta completa, efficace e tempestiva agli eventi odierni che sono stati un tradimento”. Secondo il presidente a fomentare le proteste sarebbero stati dei “criminali infiltrati”.

Le proteste a Nairobi, 27 Giugno 2024. ANSA/EPA/DANIEL IRUNGU

La protesta è guidata dal movimento Occupy parliament, le manifestazioni vengono organizzate online senza una leadership definita. Il movimento si oppone alla legge finanziaria chiedendo il ritiro di tutte le nuove tassazioni. Il 18 giugno scorso le manifestazioni avevano portato al ritiro di alcune misure fiscali presenti nel progetto di legge da parte del presidente. 

Il 27 giugno il presidente William Ruto in diretta televisiva ha annunciato di non firmare la contestata legge di bilancio: «dopo aver ascoltato attentamente il popolo del Kenya, che ha detto forte e chiaro che non vuole avere nulla a che fare con questa legge finanziaria, chino la testa e non la firmerò, quindi sarà ritirata». Il presidente ha poi aggiunto l’intenzione di voler coinvolgere la “generazione Z”, componente principale delle manifestazioni, per gestire le questioni interne del Kenya. 

Oltre ad aver ascoltato il popolo del Kenya sulla decisione di Ruto devono aver pesato sia le parole del segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che si è detto “profondamente preoccupato”; sia quelle del portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale americana, John Kirby, che oltre alla preoccupazione statunitense ha chiesto “il rispetto dei diritti umani” e ha fatto appello alla “calma”.

Funerale di un 19enne ucciso dalla polizia durante le proteste, Nairobi, 28 Giugno 2024. ANSA/EPA/DANIEL IRUNGU

Le (altre) proteste

William Samoei Arap Ruto è presidente del Kenya da settembre 2022, in questi anni ha già aumentato significativamente le tasse tentando così di risanare la situazione finanziaria del Paese che ha un debito pubblico che supera il 70% del Pil. Secondo critici e analisti la politica economica di Ruto rischia di ostacolare la crescita economica dello Stato mettendo in ginocchio milioni di persone. 

Già nel 2023 in Kenya si erano registrate violente manifestazioni contro le tasse introdotte dal governo, al contrario della mobilitazione senza leadership politica definita degli scontri attuali, allora a guidare le proteste era l’ex primo ministro sconfitto alle presidenziali da Ruto, Raila Odinga. Le proteste scoppiarono quando il governo decise di rispettare solo in parte il pronunciamento dell’Alta Corte del Kenya – le opposizioni avevano presentato ricorso giudicando la legge incostituzionale – che aveva sospeso l’aumento delle tasse, alzando comunque l’iva sulla benzina al 16% (dall’8%). I cittadini già nelle prime settimane dopo l’insediamento del presidente Ruto avevano visto sparire alcuni sussidi statali sulla benzina, un decisione che, secondo le opposizioni, aveva provocato un aumento generale dei prezzi di diversi beni di consumo e del costo della vita.

Il presidente William Ruto durante il discorso alla nazione, Nairobi, 25 Giugno 2024. ANSA/EPA/DANIEL IRUNGU

Anche durante le proteste dell’anno scorso la polizia ha risposto con gas lacrimogeni e idranti, le vittime furono 9 e i feriti a decine, mentre più di 300 persone vennero arrestate. 

Odinga accusava inoltre il presidente di brogli elettorali (Ruto vinse le elezioni con il 50,49% dei voti), ma già nel 2017 Odinga fu al centro di un’elezione presidenziale poi annullata per brogli e irregolarità – in quel caso con il  presidente uscente Uhuru Kenyatta che aveva vinto con il 54% dei voti, quando furono ripetute Odinga decise di ritirarsi e chiese ai suoi elettori di boicottare il voto così Kenyatta ottenne il 98% delle preferenze – di cui Ruto fu vicepresidente tra 2013 e 2022 quando venne incriminato dal Tribunale Penale Internazionale dell’Aia a causa dei disordini in Kenya dopo le elezioni presidenziali del 2007 (le accuse poi vennero ritirate).

In molti in Kenya criticano Ruto anche per le spese della sua amministrazione e i numerosi viaggi all’estero. In 20 mesi di governo il presidente ha compiuto 62 visite ufficiali in 38 paesi e aumentato il budget per i viaggi presidenziali del 40% in un anno. Ruto in Kenya ha ospitato Re Carlo III e la riunione dei paesi africani sul clima, si è proposto come mediatore tra le due parti opposte nella guerra civile in Sudan e ha proposto soluzioni per il conflitto in Congo. L’opposizione ha denunciato anche episodi di corruzione di esponenti del Governo.

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I due volti del Kenya

Lo scoppio delle massicce proteste in Kenya, inoltre, è coinciso con l’invio di 400 poliziotti kenioti ad Haiti alla guida di una missione internazionale promossa dalle Nazioni Unite – insieme a Bahamas, Bangladesh, Barbados, Belize, Benin, Ciad e Giamaica – per riportare la pace nel Paese caraibico ostaggio delle bande criminali.

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Diverse ong, tra cui Amnesty International, avevano aspramente criticato la scelta delle Nazioni Unite dato che alla polizia del Kenya da tempo è contestato il ricorso di abusi, pestaggi, rapimenti, uccisioni extragiudiziali. Già nel 2009 il relatore speciale delle Nazioni Unite Philip Alston denunciava il fatto che “polizia keniana spesso uccide singoli sospettati” e che esistevano “squadre della morte della polizia”. A ricorrere a modi illegali sono soprattutto gli agenti delle Unità di Servizio Generale, che intervengono in caso di manifestazioni violente o attacchi terroristici, e quelli delle Flying Squad, agenti che sempre più spesso sono impiegati per reprimere il dissenso politico e le manifestazioni come quelle contro l’aumento delle tasse.

Polizia a Nairobi, 27 Giugno 2024. ANSA/EPA/DANIEL IRUNGU

La concomitanza delle proteste e dell’invio di agenti all’estero a più di un analista è sembrato un segnale inequivocabile del fatto che il Kenya cerchi di proporsi per un Paese più stabile di quanto realmente sia. Ruto cerca di apparire un alleato affidabile oltre che agli investitori anche agli altri Paesi, specialmente gli Stati Uniti dato che l’amministrazione Biden ha promosso relazioni più strette fra Usa e Kenya, finanziando la missione ONU ad Haiti. Gli Stati Uniti hanno inoltre promosso il Kenya a “principale alleato extra NATO” vedendo nel Paese un alleato stabile in un’area particolarmente difficile per gli States.

di: Flavia DELL’ERTOLE

FOTO: EPA/DANIEL IRUNGU