Un anno di vittorie, sconfitte, medaglie, ma anche di istantanee che restano nella memoria, collettiva e personale
Che il 2024 sia stato un anno storico per lo sport lo dicono i dati: 19 record mondiali battuti durante le Olimpiadi di Parigi, l’anno dell’NFL più ricco di sempre (circa 13 miliardi di dollari) e, last but not least, record di spettatori in streaming, con punte di oltre due miliardi di persone. Poi ci sono i ricordi personali: sicuramente molti nerazzurri si sono fatti tatuare due stelle, tantissimi bambini hanno scelto il tennis come sport, grazie alle imprese di Jannik Sinner, i numerosi appassionati di pallavolo hanno sognato con le ragazze di Julio Velasco. Nell’impossibilità di stilare una classifica emozionale, ecco una selezione cronologica su questi memorabili 12 mesi di sport.
L’addio a Gigi Riva
Il 22 gennaio Gigi Riva ha lasciato per sempre la “sua” Sardegna e gli appassionati di calcio di tutto il mondo.

«La mia prima Sardegna, quella che mi è rimasta nel cuore e mi ha fatto diventare in breve tempo più sardo dei sardi, è stata quella delle barche dei pescatori, non degli yacht. Dei pascoli e delle grotte, non delle ville miliardarie». È davvero difficile scrivere di Riva senza cadere nell’apologia, nella nostalgia di un’Italia che non c’è più, nella triste consapevolezza dell’irripetibilità del suo talento. Le sue imprese calcistiche sono state narrate dal cantore per eccellenza del calcio nostrano, Gianni Brera, che per lui coniò il soprannome “Rombo di tuono” e una serie di avverbi immaginifici, tra cui il leggendario “ciclonicamente”, con cui descrisse il famoso gol in rovesciata nella porta del Vicenza.
Ma Riva non è stato solo il più grande numero 11 italiano, il tuttora detentore del titolo di capocannoniere in maglia azzurra, con 35 gol, il leader che trascinò il Cagliari al suo primo e ultimo scudetto. La sua storia fuori dal campo di gioco, il suo carattere schivo e malinconico, lo rendono un simbolo di quell’Italia del Dopoguerra che si è rialzata, mangiando “fame e polenta” e che, nonostante il benessere e il successo, non ha mai abbandonato le radici per farsi cullare dai lussi e dai vizi. Come se il tarlo della povertà, quella vera, fosse sempre lì, a raccomandare attenzione, parsimonia, memoria delle proprie origini e dei propri valori.
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Coppe dal mondo
Svoltesi a cavallo tra gennaio e febbraio, le coppe d’Asia e d’Africa sono state vinte a sorpresa dai due Paesi ospitanti: né il Qatar né la Costa d’Avorio erano considerati i favoriti prima dell’inizio del torneo, ma hanno fatto valere il vantaggio di giocare in casa.

Sulla carta, l’identità dei finalisti della Coppa d’Africa e della Coppa d’Asia fa pensare a competizioni molto diverse. In quest’ultima, la vittoria per 3-1 del Qatar sulla Giordania è stata una finale tra due squadre sfavorite, anche se il Qatar era il paese ospitante e il campione in carica. Per mettere le cose in prospettiva, queste due nazioni hanno una popolazione complessiva di 14 milioni; circa il 10% della popolazione del Giappone e l’1% della popolazione della Cina. Invece, Nigeria-Costa d’Avorio è stato un incontro tra due Paesi che hanno prodotto tanti grandi calciatori quanto qualsiasi altra nazione africana in questo secolo, ad esempio i nigeriani Nwankwo Kanu e Obafemi Martins e, tra gli ivoriani, Haller e i fratelli Traorè.
Entrambe le competizioni hanno avuto un comun denominatore: la mancanza di superpotenze veramente dominanti. Questo aspetto è stato sicuramente più pronunciato nella Coppa d’Asia, dove la Corea del Sud ha perso contro la Giordania e il Giappone è stato eliminato dall’Iran . Ma anche la Coppa d’Africa ha riservato sorprese: delle 8 squadre che sono approdate ai quarti di finale, nessuna aveva centrato l’obiettivo due anni fa. Una circostanza impensabile nelle altre competizioni continentali.
Questo significa che a contendersi Usa-Messico 2026 probabilmente saranno i soliti nomi. I favoriti dei bookmaker sono i tre tradizionali giganti del Sud America (Brasile, Argentina e Uruguay) e le tradizionali nazionali dell’Europa occidentale (Francia, Inghilterra, Spagna, Germania, Portogallo, Paesi Bassi, Italia e Belgio). Poi arrivano gli Stati Uniti e il Messico, le cui possibilità aumentano grazie al fatto di ospitare il torneo. Le parti africane e asiatiche sono in fondo alla lista.
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Il Superbowl dei record
Il Super Bowl è molto più di una semplice partita di football americano. È una finestra sulla società e sulla cultura americana attraverso lo sport, il patriottismo, l’intrattenimento e la pubblicità.

Per comprenderne la portata oggettiva, la partita di domenica 14 febbraio è stata vista da 114 milioni di spettatori, generando introiti pubblicitari per oltre 600 milioni di dollari, circa 7 milioni per 30 secondi di spot, che sono, a loro volta, i più costosi mai prodotti. Non solo: gli spettatori hanno speso 17,3 miliardi, 86 dollari a testa per cibo e bevande, televisori, abbigliamento della squadra, decorazioni. Le scommesse piazzate sulla partita hanno superato i 153 milioni di dollari.
Di fronte a questi numeri, quelli del risultato passano in secondo piano, tranne per i tifosi dei Kansas Chiefs, che hanno vinto ai supplementari contro i 49ers di San Francisco per 25 a 22. L’attenzione mondiale si è focalizzata molto di più sulla fidanzata del tight end della squadra vincitrice, Travis Kelce, che si chiama Taylor Swift. Sì, quella Taylor Swift.
Non è servito al rapper Usher, protagonista del tradizionale halftime show, invitare a sorpresa Alicia Keys per rubare la scena alla record woman della musica, anche se nel ruolo di wag (così vengono chiamate le mogli, wives, e le fidanzate, girlfriends, che guardano i compagni dalla tribuna). I media di tutto il mondo erano concentrati da una settimana sull’arrivo della superstar, in questo momento in tournée, allo stadio di Atlanta, teatro della finalissima; il problema del posto per il parcheggio per il suo jet privato in arrivo dal Giappone, è stata la notizia di testa sui media globali per più di qualche ora e la foto del bacio al neo campione è immediatamente diventata l’icona del Superbowl LVIII.
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Numero uno
C’è un’altra data per la storia del tennis italiano: il 10 giugno 2024, il giorno in cui Jannik Sinner è diventato il numero 1 del ranking ATP. La nuova classifica è stata stilata a conclusione del Roland Garros 2024 e ha visto, per la prima volta, la bandiera dell’Italia in cima alla lista.

Dopo 428 settimane complessive da numero 1 al mondo, per Novak Djokovic era arrivato il momento di abdicare. È accaduto nel peggiore dei modi, perché il serbo ha dovuto ritirarsi dallo Slam parigino a causa di un infortunio al ginocchio, dopo essersi qualificato ai quarti di finale. L’annuncio ha aperto di fatto la strada all’azzurro verso la vetta del ranking mondiale.
È stato l’ennesimo traguardo raggiunto dall’altoatesino nel giro di pochi mesi, da aggiungere alla doppia vittoria della Coppa Davis 2023 e 2024 e al successo all’Australian Open. Sicuramente, il pantone del 2025 tennistico è il color “carota”.
Europei rossi
Tre, zero, quattro. Con le dita. Il gesto dell’attaccante spagnolo Lamine Yamal, 17 anni compiuti il giorno prima della finale, è l’immagine più potente di Euro 2024. Più della perfetta pennellata del talento del Barcellona che ha mandato in vacanza l’armata francese con una partita di anticipo. Più del suo sorriso di adolescente quando ha sollevato con i compagni la coppa davanti a una tribuna letteralmente reale, con re Felipe IV che applaudiva e il principe William che si sforzava di mantenere il doveroso aplomb dopo la seconda finale europea persa consecutivamente.
Tre, zero e quattro sono le ultime tre cifre di un codice postale: il quartiere operaio e multietnico di Barcellona nel quale è cresciuto Yamal. Uno dei quartieri che Vox, l’estrema destra spagnola, definisce “sterco culturale”, uno di quei luoghi nei quali tirare avanti significa fatica e qualche volta riscatto, emancipazione. I suoi gol, l’ex pupetto immortalato con il divino Messi mentre gli fa il bagnetto, in uno scatto fatto per promuovere l’integrazione, li festeggia ricordando le sue origini, le sue radici. Il calcio regala anche favole, ma tra un dramma e l’altro.

E che drammi. Se Yamal è stato l’astro nascente della competizione continentale numero 17, Cristiano Ronaldo si farà ricordare per le scenate agli arbitri e per le lacrime dopo il rigore sbagliato contro la Slovenia nell’ottavo di finale poi comunque vinto dal suo Portogallo. Alla soglia dei 40 anni (è il giocatore più anziano ad aver segnato in un Europeo), il calciatore più pagato e più googlato del mondo, piange in mondovisione per un errore quasi banale, che nessuno dei più grandi si è fatto mancare. Scarpini al chiodo? No, sembra voglia rimanere in attività finché non giocherà con il figlio dodicenne, appena arrivato dal Manchester alle giovanili dell’Al Nasr, la squadra emiratina dove gioca papà. Almeno altri due anni. Quindi potrebbe scapparci anche il mondiale USA 2026.
I vincitori del torneo hanno giocato il ruolo dell’antagonista in altre due tragedie pallonare, senza lacrime ma con molta disperazione. Contro l’Italia di Luciano Spalletti, non arrivata in Germania da favorita ma comunque da detentrice del titolo: le Furie rosse si sono prese la briga di spiegare con i fatti al Paese che la competizione degli Azzurri sarebbe durata poco o niente. Dopo 10 minuti della seconda partita del girone di qualificazione, lo sguardo di Barella e compagni tradiva un grande smarrimento, un sentimento che non ci si può permettere nemmeno ai Giochi della gioventù scolastici. Grazie a un Gigio Donnarumma in stato di grazia, gli spagnoli non erano riusciti a gonfiare la rete e erano andati in vantaggio solo grazie ad un autogol. Un gesto di sportività decisamente eccessivo. Italia a casa agli ottavi, sconfitta dalla Svizzera, e, dopo appena 24 ore, i quotidiani sportivi sono tornati ad occuparsi del calciomercato dei club. Decisamente un periodo azzurro cupo, in attesa del 2025.
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Le Olimpiadi di Parigi
Un evento memorabile, segnato da prestazioni straordinarie, record battuti e momenti storici. Sono stati stabiliti 19 nuovi record mondiali in molte discipline, tra cui atletica, nuoto, ciclismo su pista e arrampicata sportiva. Tra i più notevoli, Armand “Mondo” Duplantis ha superato se stesso nel salto con l’asta, fissando un nuovo record mondiale a 6,25 metri; Sydney McLaughlin-Levrone ha battuto il suo stesso record nei 400 metri a ostacoli femminili con un tempo di 50″37; Katie Ledecky è diventata la seconda nuotatrice nella storia a vincere un evento olimpico (800m stile libero) per quattro edizioni consecutive, aggiungendo nuove medaglie d’oro al suo incredibile palmarès.

Indimenticabile Simone Biles, che ha brillato nella ginnastica, conquistando tre ori (squadra, all-around individuale, corpo libero) e raggiungendo il secondo posto nella classifica dei ginnasti più decorati di sempre, con 7 ori olimpici Nel ciclismo su strada, il belga Remco Evenepoel ha fatto la storia vincendo sia la cronometro che la gara su strada nella stessa edizione dei Giochi. La leggenda della lotta greco-romana, il cubano Mijaín López, ha vinto la sua quinta medaglia d’oro consecutiva, un’impresa senza precedenti
L’Italia ha ottenuto grandi soddisfazioni, con l’oro nel volley femminile e nel tennis (doppio femminle), risultati mai raggiunti prima. E mancava Sinner. Gli Azzurri hanno anche brillato in altre discipline come la scherma e il nuoto, portando il medagliere a numeri molto competitivi, anche se non ai livelli delle edizioni più prolifiche.
È stata la prima Olimpiade in cui un’atleta rifugiata, Cindy Ngamba, ha vinto una medaglia. L’Asia si è confermata dominante in discipline come la scherma e il tiro con l’arco, evidenziando un cambiamento nella geografia sportiva mondiale. Infine ha fatto il suo esordio la danza, con la break dance.
Le Olimpiadi di Parigi 2024 non solo hanno celebrato la competitività e l’eccellenza sportiva, ma hanno anche evidenziato temi di inclusività e sostenibilità, lasciando un’eredità significativa per le edizioni future.
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Con e per voi, Il Mondo ha seguito il 2024 sportivo, cercando di raccontarlo con il consueto approccio analitico, corredato dall’opinione di esperti che hanno fornito il loro fondamentale contributo per dimostrare che non è “solo un gioco”.
di: Giulia GUIDI
FOTO: ANSA
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